Città di Messina

I fatti di Messina e del Mondo visti da una speciale angolazione, quella degli uomini liberi

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giovedì, 31 marzo 2005

Il Manifesto degli uomini liberi

 

 

 

Questo blog è nato (il 30 dicembre 2004) per esprimere idee libere in un mondo che libero non è. Ormai da tempo abbiamo preso atto che ciò che ci circonda è solamente apparenza e mistificazione. Per essere accettati bisogna omologarsi  e compiacersi della falsità e della mistificazione di cui questa società è intrisa. Altrimenti c’è l’isolamento.

Eppure non crediamo che gli “isolati” siano i veri perdenti; anzi, per noi, i veri sconfitti sono tutte le persone che accettano le regole di questo Sistema.

Tuttavia l’isolamento non serve a niente e spesso l’isolato viene travolto da un profondo senso di sconfitta. Lasciando agli altri la scena non si può certo sperare in un cambiamento (positivo) dello stato attuale delle cose.

Neanche l’azione insensata può però portare a qualcosa di buono. Molti che si definiscono ribelli non sono altro che modaioli “anticonformisti”, omologati anch’essi in quanto sfruttati dallo stesso Sistema.

In questo contesto si inserisce la storia della continua lotta fra Rossi e Neri che da decenni permette alle forze del male di governare il Paese. Esempi: 1)Attentato “rosso” ai danni di fascisti: Berlusconi denuncia il pericolo rosso e la formazione di centro-destra si rafforza. 2) Attentato “nero” ai danni dei comunisti: la Sinistra denuncia il pericolo nero e si rafforza. Si rafforza o l’uno o l’altro schieramento, ma a perdere sono sempre i rossi e i neri. Ecco perché riteniamo utili idioti coloro che commettono simili azioni che invece di destabilizzare il Sistema, lo rafforzano.

 

 

 

Abbiamo visto come Sinistra e Destra siano d’accordo con l’occupazione militare in Iraq da parte dell’America; nonostante sia qualcosa di tremendamente ingiusto. Il perché è semplice intuirlo: sinistra e destra sono le due facce della stessa medaglia. Non è lì che bisogna insistere per cercare di cambiare le cose.

 

 

 

Invece le formazioni politiche alternative che propongono il cambiamento non riescono mai a sfondare, oppure si trasformano in partiti come gli altri. Questo non sorprende. La nostra è la società del “grande fratello”, della “fattoria”, dei “campioni” e di tutti quegli altri demenziali programmi che ottengono grandissimi ascolti. La gente non può certo essere attratta dalle idee di una vera Politica; può giusto votare in base agli slogan (sempre più stupidi) dei soliti partiti. Le promesse elettorali sono l’arma vincente, non importa se poi non vengono mantenute.

Questi partiti fanno credere alla gente (soprattutto ai giovani) di poter partecipare alla politica con le proprie idee. Alla fine la partecipazione consiste nel ripetere le vuote critiche del Partito nei confronti degli avversari politici; chi ripete con più vigore raggiunge i vertici dello stesso. È l’appiattimento del pensiero.

Gli onesti e capaci restano ai margini della vita del Paese in quanto non vogliono vendersi.

Del resto buona parte degli italiani non vota. Sono quelle persone che rifiutano di far vincere il “meno peggio” degli schieramenti. Ma in quasi tutti gli italiani c’è rassegnazione. Anche chi mette la croce sulla scheda sa che le cose non cambieranno in meglio, chiunque vada al Governo.

 

 

 

La soluzione esiste. E prima di essere politica, essa è spirituale.

Non bisogna abbattersi, ma reagire. Reagire moralmente e razionalmente.

Ancora oggi molti di noi riescono a vedere i lati ridicoli e negativi del Sistema. Altri non se ne accorgono o perché non gli interessa o perché hanno accettato il Sistema. La palla passa allora a quelli che si sono accorti che questo Sistema è ingiusto e da cambiare.

Fuori dall’omologazione e dall’isolamento il modo per abbatterlo c’è.

Bisogna ridicolizzarlo e mostrare i suoi lati negativi a tutti. Non servono rivoluzioni materiali, serve una rivoluzione del pensiero. Una critica al Sistema che però non deve partire da nessun pregiudizio ideologico o (peggio) politico. Non puoi condannare le azioni degli Usa solo perché sei comunista o fascista; lo puoi fare solo in quanto dimostri che sono sbagliate. Bisogna pensare con la propria testa invece di ripetere a pappardella le notizie dei media di Regime.

 

 

 

Con questo Manifesto lanciamo la prima fase di un progetto che mira a sovvertire le regole del gioco. I furbi, avidi e incapaci non ci piacciono; sono i capaci e gli onesti che dovrebbero essere al posto di comando.

 

 

 

E allora, ecco quello che si deve fare:

 

 

 

1) Diffondere informazione: quella che non si trova nei Tg (in nessuno) e neanche nelle prime pagine dei giornali. Quella che possiamo ricavare da pochi lanci di agenzia e da qualche giornale online, o da qualche sito alternativo.

 

 

 

2) Commentare le informazioni che il Sistema ci dà analizzandole criticamente (quando sentiamo una notizia in tv o la leggiamo sul giornale essa arriva in modo acritico nella nostra mente e diventa verità assoluta)

 

 

 

3) Leggere e diffondere la cultura alternativa.

 

 

 

4) Aprire un confronto fra chi si considera alternativo.

 

 

 

5) Farsi sentire nella società in modo ironico, graffiante e intelligente.

 

 

 

Ecco come farlo:

 

 

 

1) la prima cosa da fare è diffondere il blog in internet (per consigliarlo esclusivamente a gente di Messina) attraverso newsgroup, mailing list, chat, forum, muri, siti, indirizzi email della propria rubrica. Ognuno deve pubblicizzarlo come meglio crede. Perché a tutti? Perché bisogna offrire a tutti la possibilità di visionare il blog. In questo caso lo spam è fatto a fin di bene.

 

 

 

2) la seconda cosa da fare è diffondere il blog dal vivo, informando le persone interessate. Abbiamo elaborato (ma non solo a tal fine) il simbolo del blog; basterà stampare la pagina apposita (si trova su http://documentia.altervista.org ) e diffondere il link fra amici, colleghi e parenti che si ritiene possano essere interessati.

 

 

 

3) partecipare al blog come meglio si crede. Commentando articoli, inviando articoli, proponendo nuove idee o nuove iniziative. E ancora: il tuo campo è l’informatica? Il tuo campo è la storia? Il tuo campo è la pubblicità? Il tuo campo è il marketing? Ecc... Bene, il progetto ha bisogno di te.

 

 

 

 

 

 

Per ulteriori info: gentedimessina@libero.it

Postato da: Dresda a 06:07 | link | commenti (4) |

mercoledì, 30 marzo 2005

Siamo intervenuti con un post sul forum di nuovosoldo.it. Vi invitiamo a prenderne visione

Vincenzo

Postato da: Dresda a 13:48 | link | commenti |

martedì, 29 marzo 2005

Bambole al silicone

Che le donne si trucchino non è nuovo, è anzi tipicamente femminile. Che da tempo si gonfiassero i seni col silicone era cosa bruttina e slealuccia assai. Ma ora truccano i reggiseni. Evidentemente siamo nell’epoca del guardonismo da lontano. Toccare è un optional ed è vietato protestare.

 

I miei seni sembravano orecchie di cani: Ma cosa pretendete da me? Dopo due figli è dura tornare in forma e poi a me piace essere quella che sono». Così parlò la bella e burrosa Kate Winslet. Lì per lì sembra pure una gag da spot pubblicitario in realtà parole e opere sono vere ( e confortanti). Tant'è che l'attrice ha accettato, pur di non finire sotto le grinfie del chirurgo del momento, di farsi ritoccare il decolleté al computer così da rendere più accattivanti le locandine del suo « Romance and Cigarettes » uscito l'altro ieri nelle sale londinesi. Sempre la bella Kate alla prima del film si è presentata in un abito di latex altro furbissimo escamotage per tirar su quel che « naturalmente » va giù.

 

 

Eccoci dentro al mood del momento: basta con i seni rifatti ( è vero che per esempio in Italia tra il 2003 e il 2004 gli interventi di aumento sono passati da 37 a 25 mila), sì al naturale e ai sostegni vedo non vedo, che possono essere l'abito in latex ( comunque decisamente un po' hard) ma pure una serie di accorgimenti « tecnici » che dai nuovi reggiseni in silicone, passano dai cerotti « contenitivi » , ai reggiseni imbottiti sì, ma studiati per evitare la sorpresa del vuoto che pare pieno. Silicone. Negli States si trovano da anni. E c'è sempre un'amica che implora « Me lo porti, per favore! » , perché degli ordini su internet ( sui 30 dollari) non si fida. Ma da un sei mesi a queste parte il reggiseno al silicone ha cominciato a fare bella mostra sia nelle televendite ( 30 euro circa con la spedizione) sia in qualche negozio di lingerie ( più o meno stesso prezzo). Bella mostra si fa per dire perché bello non è: si tratta di due coppe color carne, di silicone, appunto, che a mo' di ventosa si avvinghiano al seno. Sostiene ( giurano che non cade per via dell'effetto ventosa) e aumenta con naturalezza e non si vede. Le signore americane, che ne sanno una più del diavolo ( non era in « Sexy and City » che Samantha elencava alle amiche le meraviglia dei capezzoli al silicone?), lo usano quasi sempre con i vestiti che lasciano fuori le spalle. Non è dato a sapere quale sia l'effetto sull'accompagnatore al momento dello strip.
Cerotti. D'altronde ben peggiore ( per quanto esteticamente il risultato sia fantastico) l'idea del « cerotto » ( assicurano però che lo strappo dopo l'uso sia indolore) che si applica all'altezza dell'attaccatura. Altra invenzione made un Usa. Solo la settimana scorsa Anne Nicole Smith ( una divetta non troppo fine), agli Mtv Awards, si è denudata, così tanto per fare, mostrando seni palloni « sostenuti » da enormi cerotti! In realtà c'erano delle nonne che in tempi non sospetti si arrangiavano così, ma non si diceva. « Lo applicano ormai quasi tutte le attrice quando indossano gli abiti da sera — racconta Giusi Ferré che da anni tiene la rubrica sui look più o per niente azzeccati. « Buccia di banana » su « Io Donna » dunque vede centinaia di foto la settimana — . Ed è vero che negli ultimi mesi, specie dall'estero, c'è stata un'inversione: ci sono meno seni spumeggianti e più naturalezza. Anche i reggiseni che si vedono sono quasi sempre un elemento che completano, ingentiliscono, l'abbigliamento più che strizzare e tirar su in un un modo che era diventato addirittura imbarazzante » .
Reggiseni. Un amico raccontava: « Sono imbarazzato. Non riesco a dire alla mia nuova fidanzata che i suoi seni rifatti non mi piacciono. Credo però che lei lo abbia capito perché non si toglie mai il reggiseno e anche questo non va » . Risultato: i due si sono lasciati. Ora è più dignitoso pensare che le donne decidano di rifarsi il seno ( o indossare un reggiseno super volumizzante) perché piace a loro. « Ma non è così — confessa Cristina Tardito, la stilista che sta dietro Kristina Ti, griffe nata dalla lingerie — . Le critiche maschili nel campo della lingerie hanno avuto il loro effetto: meno entusiasmo per i bisturi, da una parte, e per i reggiseni imbottiti e costruiti dall'altra » . Risultato? « L'imbottitura è sottile, la trovi persino sul pizzo. Ma il segreto per assicurare un naturale effetto push up sono spalline più centrali e larghe, oltre a regolarle sempre a un centimetro in meno della misura giusta » .

 

 

Paola Pollo

(noreporter.org)

 

Postato da: Dresda a 13:05 | link | commenti |

domenica, 27 marzo 2005

Liberato, infine, Paolo Dorigo

Dopo 11 anni di carcere, inflittigli per l’accusa, mai provata, di aver scagliato una molotov contro la base Nato di Aviano dalla quale partivano i bombardieri che martoriavano la Jugoslavia, è uscito Paolo Dorigo. La sua lunga reclusione è una vergogna dalla quale difficilmente l’Italia si riscatterà

È finita. Dopo undici anni di reclusione per accuse su un attentato ad Aviano mai confermate in aula Paolo Dorigo torna a casa. Ieri mattina il tribunale di sorveglianza di Perugia ha firmato il provvedimento che lo consegna agli arresti domiciliari. Sarà una detenzione attenuata: Paolo potrà uscire dalla sua abitazione di Mira, in provincia di Venezia, tutti i giorni dalle 10 alle 12, con la facoltà di prolungare questa assenza in caso di necessità legate agli esami medici ai quali deve sottoporsi. I suoi avvocati Vittorio Trupiano e Sergio Simpatico si sono detti molto soddisfatti: «Ha applicato nel miglior modo possibile - hanno detto - la legislazione dopo che il nostro assistito ha rinunciato a ottenere i benefici previsti dalla legge Gozzini». Dorigo ha chiesto da tempo di poter verificare la presenza di corpi estranei nel suo condotto uditivo (una microspia alla quale attribuisce alcuni disturbi fisici). Per questo ha sollecitato una verifica con un sintonizzatore universale. Esami già disposti dallo stesso tribunale di sorveglianza «ma non ancora eseguiti», come ha più volte ricordato l'avvocato Trupiano. Rimane il problema della revisione del processo, più volte chiesta dal Consiglio d'Europa.

(tratto dal Manifesto)

(noreporter.org)

Una buona notizia, ma che deve far pensare. Non saranno certo i media ad interessarsi alla cosa, a farci pensare; non si tratta di notizie da mettere in prima pagina, da approfondire. Tocca a te. A te che credi nella libertà di pensiero spetta PENSARE e AGIRE liberamente.


Postato da: Dresda a 23:00 | link | commenti |

Italia: perché mi hai sequestrato ?

Il tecnico nucleare israeliano Vanunu:: «Nel 1986 sono stato rapito a Roma. Ora l'Italia deve aprire un'inchiesta su questo crimine. Ho subito il carcere e l'isolamento per denunciare l'illegalità e la pericolosità del progetto nucleare del mio paese»

 

Pochi giorni prima dell'ultimo suo arresto abbiamo incontrato Mordechai Vanunu, il tecnico nucleare che ha subìto ben 17 anni di carcere in Israele per aver denunciato la politica di proliferazione di armamenti nucleari messa in atto dal governo di Tel A Viv. E' ospite della chiesa anglicana che si trova percorrendo Nablus Road, fino in cima, lasciandosi alle spalle Damasco Gate. Nonostante le restrizioni di questi anni, è sicuro e ha voglia di parlare. Per prima cosa si rivolge ai parlamentari italiani. «Vorrei - dice Vanunu - che qualche parlamentare ascoltasse la mia storia e la portasse in parlamento. Il mio rapimento ad opera del governo israeliano, è avvenuto a Roma, e l'Italia per questo crimine degli anni Ottanta non ha mai investigato. Solo un giudice, il dott. Sica nel 1987, ha provato ad indagare ma dopo un anno ha chiuso il caso».
Il suo caso e, più recentemente quello di Ocalan nel 1998-1999, dimostrano che l'Italia è un crocevia inaffidabile per i rifugiati politici. Cosa pensa dell'Italia?
Ho seguito le vicende del governo italiano per molti anni e penso che fosse molto ambiguo fino alla fine della guerra fredda. Come dimostra il mio caso, chiunque poteva «venire» in Italia e fare quello che voleva: Israele veniva e rapiva, i russi venivano e rapivano.... Ora l'Italia si mostra più simile agli altri stati europei e forse può capire di più il nodo che io ho rappresentato nel rapporto tra Israele e Italia dopo quello che ho rivelato al mondo, cioè il fatto che Israele ha armi nucleari. Ora l'Italia dovrebbe parlare.
La guerra fredda è finita, c'è stato l'11 settembre e c'è la guerra preventiva di Bush, il conflitto in Iraq e il «cambiamento» del Grande Medio Oriente. Come giudica il fatto che Israele continui a sviluppare la bomba atomica?
Non so che cosa abbia fatto Israele negli ultimi 18 anni. Conosco bene le cose fino a 18 anni fa. Certo, ora il mondo è cambiato, con la fine della guerra fredda. Il comunismo non c'è più, non ci sono stati o sistemi di stati nemici dichiarati per gli Stati Uniti, per la Russia e la Cina. Le armi atomiche potrebbero essere distrutte. Ma Israele non vuole distruggere il suo arsenale nucleare. Tenendo le armi nucleari, può condizionare sempre il processo di pace in Medio oriente dove fa quello che vuole, a partire dall'occupazione della Palestina, un processo che io credo non voglia realmente. Non vuole dare davvero i diritti ai palestinesi, né concedergli il loro stato. Si fa allora forte della «bomba». Invece in questa epoca non abbiamo bisogno di armi nucleari, in nessuno stato. Né in Francia, né in Gran Bretagna, né in Russia, né in Cina... Non hanno nessuna giustificazione, perché non hanno nemici che possano usare bombe atomiche contro di loro. Noi cittadini possiamo chiedere, ora, l'abolizione delle armi atomiche in tutto il mondo, per liberare il mondo dalle armi nucleari. E, allo stesso tempo, vogliamo dall'Europa e dagli Stati Uniti che chiedano a Israele di porre termine alla sua politica del terrore. Ma nessuno parla chiaro e forte contro la politica nucleare d'Israele. Non lo fanno le Nazioni unite, gli Stati Uniti, non lo fa l'Italia... Silvio Berlusconi dovrebbe invece pubblicamente, in parlamento, chiedere ad Israele di aprire l'area di Dimona agli ispettori internazionali. Dico questo perché so che lui è venuto nel luglio del 2004 e ha sorvolato l'area di Dimona in elicottero. Israele non ha firmato il trattato Npt, di non proliferazione delle armi atomiche. Dovrebbe farlo. C' è così tanta pressione sull'Iran e c'è stata l'accusa infondata di armi di distruzione di massa per l'Iraq, mentre entrambi al contrario il trattato lo avevano sottoscritto. Se si domandasse ad Israele di farlo, se la comunità internazionale facesse pressioni in questo senso, sarebbe davvero l'unico aiuto possibile alla pace in Medio Oriente.
Perché è così difficile sentire voci di dissenso in Israele, anche se ce ne sono e di significative?
Il fatto è che Israele è una superpotenza prima di tutto dal punto di vista psicologico. Stanno proseguendo in quella sorta di lavaggio del cervello in Europa e negli Stati uniti per convincere tutti che gli arabi e l'islam terrorizzano e basta. Approfittando finora degli attacchi dei kamikaze. Israele ha molto controllo sui media statunitensi. La Cnn in particolare, poi c'è Hollywood, infine diverse testate in Europa, consentono di proseguire questa opera di brain-wash: il mondo vede solo le cose cattive degli arabi,ogni atto di terrore, ogni bomba viene riportata nel mondo e questo aiuta Israele. Ogni manifestazione pro Islam viene utilizzata contro l'Islam. E' psicologist-superpower. Va detto poi che la maggioranza della gente è dalla parte di Sharon. Non c'è opposizione vera. Le giovani generazioni, tranne qualche eccezione, sono sempre pià a destra ed è pieno di estremisti religiosi. Israele ha enormi problemi con la democrazia: qui è solo «degli» e «per gli» israeliani. Quando ci sarà una vera democrazia allora si potrà parlare di palestinesi, cristiani e neri. In questo momento Israele non è una democrazia.
Ma si riflette in Israele che le poltiche di guerra e quelle nucleari sottraggono risorse alle spese civili, all''occupazione, ai diritti umani.
Se avessimo persone così che parlano e criticano Israele allora potrebbbero esserci condizionamenti, sanzioni, per chiedere a Israele di incamminarsi davvero verso la pace e non come è adesso che tutti investono nelle multinazionali spesso di armi. Gli americani danno ogni anno ad Israele 3 miliardi di dollari, ne possono fare di cose. Bisogna insistere su questioni come la fine della produzione di armi nucleari, la costruzione del Muro, le migliaia di palestinesi in carcere, ecco questo davvero aiuta la pace. Abbiamo bisogno di una nuova generazione in Europa che non sia preoccupata di cosa possa dire Israele e che non taccia per paura d'essere accusata di antisemitismo. L'infamia dell'Olocausto è così importante per la nostra storia e per tutta l'umanità che non può essere strumentalizzato per coprire le malefatte di Sharon che, con i suoi comportamenti, non aiuta certo gli ebrei.
Come ha reagito alle torture americane ad Abu Ghraib?
E' molto grave quello che hanno fatto e penso che sia lo stesso che hanno fatto a me. Però in Israele lo hanno fatto in gran segreto, non in quel modo. Quello che è successo ad Abu Ghraib è veramente stupido. Molti prigionieri soffrono anche a Guantanamo Bay e in Afghanistan. Molti stati maltrattano i prigionieri. Li umiliano e li sottopongono a torture psicologiche di ogni genere, come rinchiuderli in una stanza in isolamento assoluto, trattandoli come animali. E' la prova che molti governi, con il sistema di spie che hanno intorno, usano i loro poteri forti contro il sistema democratico. C'è bisogno di nuovi trattati internazionali per il rispetto dei diritti umani dei detenuti. Quello che fanno adesso in Iraq e ancora in Palestina è grave. Bisogna tornare agli accordi di Ginevra e agli standard previsti.
In Europa, soprattutto nei movimenti, si parla molto di guerra globale...
Alcuni stati, come Israele e gli Stati uniti, vogliono la guerra, l'hanno reinventata. Stanno cercando di creare in Iraq e nella Palestina - sospesa senza la risoluzione dei nodi di fondo - uno stato di guerra permanente. Ma la verità è che comunque non c'è un vero conflitto in atto, non nel senso tradizionale del termine. E la gente fa più fatica a comprendere. Ogni paese ha più collegamenti con gli altri: internet, telefoni cellulari, satelliti. Non sono i popoli che vogliono le guerre, ma certe forze che dentro i paesi possono controllare i movimenti delle persone. Questo è l'obiettivo degli Stati Uniti dall'11 settembre: bloccare e controllare il più possibile l'immigrazione. Non è vero che i check-point sono finiti. Hanno bisogno di questo, controllare chi entra e chi esce, provocare paura della guerra.
Come si sente oggi a tornare a vivere in Israele? Secondo lei la gente ha capito il significato del suo gesto di 18 anni fa?
Io non mi sento un israeliano, diciotto anni fa ho deciso che non volevo più stare in Israele perché non c'è una vera democrazia e non c'è uno stato libero. Non accettavo quello che facevano ai palestinesi e per questo avevo deciso di non vivere più in Israele. Ma sono stato rapito e mi hanno portato qui. Adesso che sono libero non voglio più vivere qui, voglio andarmene da Israele. Sei anni fa ho chiesto al governo israeliano di cancella re la mia cittadinanza ma mi hanno risposto che non potevano farlo finché non avessi avuto la cittadinanza di un altro paese. Ancora, tre mesi prima che venissi rilasciato ho chiesto di nuovo la cancellazione della mia cittadinanza e adesso sto aspettando che mi lascino andare in un altro paese perché, lo ripeto, in Israele non c'è una vera democrazia. E il mio futuro sarà in Europa o negli Stati Uniti. Riguardo a quello che ho fatto in Israele. L'ho fatto per salvare il mondo dalla guerra nucleare. Ma i media israeliani, come sempre controllati dal governo, hanno detto che sono pericoloso, un traditore ed un nemico di Israele ed hanno usato tutto quello che potevano contro di me. Per questo alla maggior parte della gente non piace quello che ho fatto e supporta il governo. La maggioranza degli israeliani è a favore della bomba atomica ma se deciderà di essere più aperta e di informarsi guardando i veri media probabilmente cambierà idea. E se ci sarà una vera pace e i popoli dialogheranno tra loro in Medio Oriente, forse la bomba atomica verrà abolita.
Lei prova astio verso Peres. Cosa ha provato quando dal carcere ha avuto notizia del suo premio Nobel per la pace?
Peres è il più vecchio uomo politico, in attività, fin dal 1950 , e quindi da 55 anni . Dovrebbe dimetteresi. Poi Peres è l'uomo che ha portato la prima bomba atomica in Israele, dalla Francia. Tutte le testate israeliane sono state portate da Peres. I segreti che ho rivelato sono i segreti di Peres. E' lui che, quando era primo ministro nel 1986, mi ha fatto rapire a Roma. Ed è molto grave che il Nobel per la pace sia stato dato ad un uomo che ha portato le testate nucleari in Israele e le ha vendute al Sud Africa? Probabilmente è tornato ancora al potere proprio perché è l'uomo che supporta il programma atomico. Tutti al mondo sanno che Peres è capace solo di «chiacchierare» di pace ma in realtà non è assolutamente interessato a questo.

(Ivan Compasso)
Traduz. a cura di Fulvio Tagliaferri

 

 

 

(noreporter.org)

 

 

Postato da: Dresda a 18:56 | link | commenti |

sabato, 26 marzo 2005

Criminalità organizzata

 

“Gli americani rilasciano sistematicamente criminali arrestati dalla polizia irachena per sequestro di persona”: lo ha detto un alto funzionario della “nuova” polizia irachena a Patrick Cockburn, giornalista dell’Independent (1). Alla luce dell’uccisione dell’agente italiano Nicola Calipari, le rivelazioni dell’ufficiale collaborazionista iracheno sono perlomeno inquietanti.
Egli si lamenta di non trovare nessuna collaborazione, nella forza occupante, alla lotta contro la delinquenza comune: “dobbiamo affrontare un’epidemia di sequestri, estorsioni e atti di violenza. E benché sia noto che gli americani controllano le telefonate sui telefoni cellulari e satellitari, che sono spesso usati per chiedere i riscatti, a noi non passano nessuna informazione”.

Interessante l’accenno – che è una conferma – alle intercettazioni di ruoutine su tutte le conversazioni telefoniche in Irak: dunque gli Usa non potevano ignorare chi c’era su quell’auto che portava all’aeroporto Luciana Sgrena, visto che dalla macchina partivano numerose telefonate di Calipari e Roma.
Ma ancora più rivelatrice l’accusa che il funzionario iracheno eleva agli Usa. “Gli americani stanno lasciando avvenire la distruzione della società irachena” con il loro atteggiamento di non-collaborazione verso la criminalità comune, dice: “l’ondata dei sequestri per riscatto colpisce la classe media e superiore, medici e professionisti, inducendoli a lasciare il Paese. Ma una volta che gli iracheni catturano qualche criminale, gli americani lo rilasciano in cambio della sua promessa di spiare gli insorgenti”. Insomma, assoldano criminali comuni perché si infiltrino nella guerriglia.

Il che apre un’altra serie di domande.
La prima: quanti degli attentati in Irak attribuiti a “terroristi islamici” e ad “Al Zarqawi” sono invece opera di queste bande protette dagli Usa? E fino a che punto gli americani favoriscono deliberatamente “la distruzione della società” in Irak, usando i loro delinquenti prediletti?
Forse lo scopo di tutto è proprio provocare la frattura sociale dell’Irak, mettendo sciiti contro sunniti (come fa’ “Al Zarqawi”) e creando il terrore e l’instabilità permanente.
Del resto, è storica tradizione degli Usa il creare reti di criminalità organizzata da essi controllate e da usare in operazioni “irregolari” e “parallele” di ogni tipo. Lo fecero in Italia dopo la seconda guerra mondiale ricostituendo la mafia sicula, debellata dal regime fascista, e riportandola al potere nell’isola con l’aiuto di “Cosa Nostra”; l’hanno fatto in America Latina e in Vietnam (favorendo i traffici di oppio delle tribù “anticomuniste”), lo stanno facendo in Kirgizistan, dove la “rivoluzione democratica” in corso è interamente gestita dalle bande di spacciatori dell’oppio afghano, in mancanza di una sedicente “società civile” di tipo ucraino o georgiano.
In Irak seguono evidentemente la stessa strategia. Il che lascia intuire che là ogni distinzione fra “insorti che rapiscono i giornalisti” per ragioni “politiche” e sequestratori puramente criminali a scopo di lucro, è probabilmente evanescente.



di Maurizio Blondet





Note

1)Patrick Cockburn, “US free Iraqi kidnappers so they can spy on insurgents”, Independent of Sunday, 20 marzo 2005.

(titolo nostro)

Postato da: Dresda a 17:32 | link | commenti |

A Maggio la manifestazione sull'artigianato che si svolgerà nel quartiere fieristico di Messina.

Artinfiera sarà una vetrina internazionale dell'artigianato siciliano, composta da due sezioni: una mostra mercato ed una missione commerciale.

Alla mostra mercato possono partecipare tutte le imprese artigiane che abbiano interesse ad esporre i loro prodotti per la vendita diretta al pubblico.

Alla missione commerciale possono partecipare le imprese artigiane che vogliano proporre il loro prodotto ai compratori ed agli operatori commerciali, nazionali ed esteri, che saranno presenti in Fiera.

per l'occasione, inoltre, saranno organizzate due sfilate, moda, sposa, gioielli ed accessori, per le quali hanno già annunciato la loro presenza importanti stilisti ed affermate imprese artigiane del settore.

Non mancheranno eventi collaterali di intrattenimento. (normanno.com)

 

Toh una manifestazione della Fiera di Messina a MESSINA!

Con la Papatheu chissà dove l'avrebbero fatta...

Postato da: Dresda a 12:44 | link | commenti |

venerdì, 25 marzo 2005

Dilaga la Buzzancamania

Il sostituto procuratore Giuseppe Farinella ha inviato sei avvisi di garanzia ad altrettanti dipendenti del Consorzio autostrade.

Secondo l'ipotesi di accusa avanzata dal PM, i sei indagati avrebbero usato l'auto che l'Azienda metteva a loro disposizione per usi privati anche oltre il termine del servizio.

Uno tra loro sarebbe anche accusato di interruzione di pubblico servizio.  (normanno.com)

Ormai è un vizio. Lo fanno i ricchi...perchè non dovrebbero farlo i poveri?...

(titolo e commento nostro)

Postato da: Dresda a 23:07 | link | commenti |

Dittatura telefonica

Messaggini, video chiamate, partite, musica, programmi televisivi ed ora anche la religione. Pigri, oziosi e consumatori eccoci tutti immersi nella vita virtuale. Una normale no?

Iniziativa pasquale di Mobile TV, la tv sul telefonino: si potranno seguire in diretta sul cellulare i principali riti della Pasqua. Gli avvenimenti pasquali che Mobile Tv permettera' di seguire sono la Via Crucis di domani sera e la Messa pasquale di domenica, con la Benedizione Urbi et Orbi, sul proprio telefonino. Sara' sufficiente selezionare il canale Raiuno dal 'telecomando' di Mobile TV, presente sul proprio cellulare dopo aver selezionato l'icona Mobile TV. Lo rende noto Tim. (ansa)

(da noreporter.org)

Postato da: Dresda a 23:00 | link | commenti |

Il Tar dice che il Crocefisso può restare nelle aule. E se la pronuncia fosse stata negativa? In quel caso, in nome della laicità dello Stato, gli ebrei avrebbero dovuto lavorare anche il sabato e i mussulmani non avrebbero potuto prendersi una pausa durante il lavoro per pregare Allah. L'Adel Smith di turno avrebbe forse rivisto le sue posizioni...

Postato da: Dresda a 11:41 | link | commenti |

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