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Bush chiama, Al Zarqawi risponde
DUBAI,30 APR-Il luogotenente di Al Zarqawi ha sollecitato il capo di Al Qaida a dare l'ordine di attaccare il Vaticano e la Casa Bianca. E si e' offerto di condurre gli attacchi, in una registrazione audio che gli e' stata attribuita e che e' stata messa in rete oggi. Lo sceicco Abu Abderrahman Al-Iraqi, il vice di Zarqawi si era gia' espresso in proposito su vari siti integralisti islamici. (ansa)
Una registrazione audio con un luogotenente di Al Qaida che quasi ordina ad Al Zarqawi di attaccare il Vaticano e la Casa Bianca.
Ragioniamo:
- la registrazione è stata messa in rete da terroristi? A che scopo? Per avvertire cosa colpiranno e chi sarà a condurre gli attacchi? é un po' ridicolo, non trovate?
o
- é una intercettazione effettuata dagli americani? Allora sapevano dove questo luogotenente si trovava ed invece di prenderlo, si preoccupano di mandare in rete le minacce?
Guerra: lavori in corso
L’intervento del Vicepresidente americano
alla Trilaterale di Washington
Maurizio Molinari – “La Stampa” 17 aprile 2005
Dick Cheney: “Pyongyang vuole vendere l’atomica ai terroristi”
WASHINGTON
Allarme per i tentativi di Pyongyang di vendere atomiche ai terroristi sul mercato nero e determinazione ad ottenere dall'Onu il blocco del programma nucleare iraniano: cravatta rossa e doppio petto blu Dick Cheney sceglie la platea della riunione annuale della Commissione Trilaterale per spiegare come sia la lotta alla proliferazione di armi non convenzionali il tema più caldo per l'amministrazione Bush. L'ex presidente della Camera dei Rappresentanti, il democratico Thomas Foley, introduce l'ospite come «uno dei vicepresidenti più potenti degli ultimi secoli» e Cheney ringrazia alla sua maniera: «L'unico vicepresidente degli ultimi secoli».
Fra i presenti giunti da Asia, Europa e Nord America ci sono anche alcuni noti avversari di Cheney, come Zbignew Brzezinski, ex consigliere per la sicurezza nazionale di Jimmy Carter, secondo il quale «da questo vicepresidente non ci sono da attendersi grandi novità». Ma Cheney smentisce chi si attende un discorso formale e sfrutta l'occasione di avere come pubblico politici, alti funzionari ed esperti di sicurezza di tre continenti per far capire cosa ha in mente l'amministrazione Bush per i prossimi mesi. «Riteniamo possibili attacchi biologici e nucleari da parte di gruppi terroristi come Al Qaeda contro città americane o di altri Paesi - esordisce - è un pericolo che abbiamo sempre in mente, mai abbassare la guardia». Cacciati i taleban da Kabul, eliminati «centinaia di militanti di Al Qaeda» in Pakistan, rovesciato Saddam in Iraq e ottenuto dall'Arabia Saudita un «atteggiamento più aggressivo» contro gli islamici, Cheney spiega che bisogna affrontare la proliferazione, al fine di impedire un attacco terroristico di dimensioni ben maggiori dell'11 settembre. La strategia dell'amministrazione segue quattro direzioni: tenere ben protetti ovunque nel mondo ordigni e sostanze nucleari; dare una caccia senza tregua ai terroristi che vogliono entrarne in possesso; far sì che i trattati contro la proliferazione siano più efficaci; ostacolare il traffico illegale di armi nucleari. A tale ultimo riguardo la principale minaccia viene da Kim Jong Il. «Da quanto sappiamo - spiega il vicepresidente - la Corea del Nord versa in una terribile situazione economica e per ottenere risorse tenta di vendere ordigni nucleari a gruppi o Stati terroristi». E' la prima volta che un alto esponente dell'amministrazione accusa direttamente Pyongyang di voler immettere bombe atomiche sul mercato nero del terrore. Per disinnescare il pericolo nordcoreano la Casa Bianca continua a puntare sul negoziato multilaterale e in primo luogo sul «ruolo della Cina» mentre nel caso dell'Iran Cheney spiega che «il prossimo passo che abbiamo di fronte per evitare che entri in possesso dell'atomica è portare il caso al Consiglio di Sicurezza dell'Onu».
Se Pyongyang ha già «alcuni ordigni» l'Iran potrebbe averli presto ed essendo «la nazione che più sostiene il terrorismo» un tale sviluppo renderebbe ancora più verosimile la minaccia di un 11 settembre nucleare. Sebbene l'amministrazione sostenga gli sforzi negoziali di Londra, Berlino e Parigi per ottenere la cancellazione del programma nucleare iraniano, Cheney fa capire che questa fase lascerà presto il campo ad un'iniziativa all'Onu sulle sanzioni a Teheran. «Riuscire a trovare un accordo al Consiglio di Sicurezza sarà difficile - ammette - perché molte nazioni hanno solidi rapporti economici con l'Iran per via del petrolio e perché avremo bisogno di una risoluzione molto efficace, non come quelle che furono votate per molti anni nei confronti dell'Iraq rivelandosi inutili». Lo scenario di un nuovo braccio di ferro in vista all'Onu sull'Iran emerge con chiarezza dalle parole di Cheney, che tuttavia per rassicurare la platea aggiunge che «gli Stati Uniti non aspirano ad usare la forza militare» ma solo a fermare una nazione pericolosa per il sostegno ai terroristi e «la dichiarata intenzione di distruggere Israele». Dalle parole del vicepresidente trapela la convinzione che il caso-Iran sarà un banco di prova per le Nazioni Unite: «Quando si parla di riforma dell'Onu noi siamo favorevoli, la riteniamo necessaria, ma ciò che serve di più non è avere un numero maggiore di seggi permanenti bensì un'organizzazione più efficiente, diversa da quella rimasta intrappolata nello scandalo "Oil for Food" durante il periodo delle sanzioni all'Iraq».
Prima di salutare la platea della Trilaterale, Cheney ha ancora tempo per qualche riflessione.
Riguardo al futuro della Nato spiega che «sono ancora troppe le forze militari orientate verso le vecchie missioni della Guerra Fredda» mentre «sono troppo pochi i contingenti che possiamo impiegare per le nuove missioni di sicurezza». Mentre sull'Iraq si mostra fiducioso perché «a due anni dall'intervento miliare ed a dieci mesi dal passaggio dei poteri ha un governo frutto della volontà popolare ed un'Assemblea che si accinge a redigere sulla nuova Costituzione, credo le prossime scadenze della transizione saranno rispettate». Ma il momento del ritiro non è ancora arrivato: «Le nostre truppe non resteranno un giorno più del necessario, se ne andranno solamente quando il lavoro sarà terminato»
(disinformazione.it) (titolo nostro)
Presto toccherà all'Iran e alla Siria. Nell'attesa i burattinai fanno pressioni un po' ovunque e lanciano avvertimenti attraverso gli attacchi di Al Zarqawi (Bin Laden l'hanno ormai messo da parte, accerchiato da mesi ma libero). Probabilmente sarà comunque necessario un nuovo 11 settembre che faccia da casus belli. Questa volta si parla di una bomba nucleare, forse a giugno (ma è impossibile fare previsioni sulla data: gli eventi cambiano giorno dopo giorno). La cosa preoccupante è che queste guerre in Siria ed in Iran l'America non potrà sostenerle da sola........speriamo di non vedere attentati anche in Italia. Per ora a guardia della sicurezza mondiale c'è il leader russo Putin che spalleggia l'Iran e la Siria. Putin ha anche parlato chiaro sia con Sharon, sia con Bush; ma come dicevamo prima, gli eventi cambiano continuamente. L'Italia, come al solito, fa da spettatrice.
Rispunta Mandrake
Titolo del Tgcom.it:
Iraq, 9 attentati in poche ore
Al Zarqawi minaccia Bush:
"Non avrai mai pace"
Le minacce del terrorista dopo che Bush aveva ammonito l'Iran sul nucleare
Ieri lo stavano arrestando e per un pelo è riuscito a scappare (come già avvenne altre due volte; strano che però la notizia è passata in secondo piano in tv.....in fondo è stato definito "Capo di Al Qaida"); oggi è già ricomparso su internet con nuove minacce. E ovviamente la stampa collega l'Iran e Al Qaida. Piuttosto ci dicano cosa hanno trovato sul computer di Al Zarqawi!
Il capo della rete Al Qaida in Iraq sarebbe sfuggito per un pelo alla cattura, ma gli americani sarebbero entrati in possesso del suo computer.Lo sostiene la tv americana ABC, citando fonti militari. Secondo l'ABC le forze speciali avevano inviduato Zarqawi in una riunione segreta ma il terrorista sarebbe riuscito a sfuggire usando una serie di auto civetta. In una di queste auto i militari avrebbero trovato il computer e una somma di 80.000 euro in contanti.
(Gazzetta del Sud di qualche giorno fa)
I particolari non ci è mai concesso saperli......chissà perchè...
Ballerine, clown e buffoni
e il popolo applaude
Leggiamo su espressonline.it un articolo di Giorgio Bocca. Eccone uno stralcio:
[...]C'è da preoccuparsi per questo reducismo nero poco o tanto che sia? C'è comunque da costatare che oggi e non ieri si sente libero di manifestarsi, vedi i tifosi neofascisti di squadre di calcio come la Lazio che c'erano da sempre, ma che ora non esitano a mostrare svastiche naziste e scritte come 'Roma è fascista'.
C'è da preoccuparsene sì, perché si accompagnano a un ritorno politico del nero che ha visto sdoganare i neo fascisti ritornati al governo e perché nel mondo è tornata quell'aria avventurosa, irrazionale, feroce, in cui si liberano gli istinti della violenza e la fantasia della demenza ai fascismi indispensabile.[...]
Ed ecco un pezzo della biografia di Giorgio Bocca, trovata in rete:
Giorgio Bocca è un vero e proprio decano dei giornalisti italiani, uno dei più amati e uno dei più letti in assoluto.
Si può dire che, insieme all'altrettanto anziano Enzo Biagi, sia ormai da considerare un monumento, un mostro sacro della stampa del nostro Paese [...]
Purtroppo questa biografia saltava del tutto una parte della carriera giornalistica di Bocca. Ci pensiamo noi a ricordare un articolo del 4 agosto 1942, sempre di Bocca, scritto per "La provincia grande" (Cuneo); ecco un piccolo stralcio di quell'articolo:
“Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra attuale. […] A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere, in un tempo non lontano, essere lo schiavo degli ebrei?”
Ritornando alla biografia ci chiediamo: come è possibile che i peggiori carrieristi, opportunisti, insomma quelli che scrivono su dettato del padrone di turno, possano essere considerati monumenti o mostri sacri della stampa del nostro Paese? La risposta non è difficile, basta pensarci un po'
Ritornando al primo articolo, c'è da dire, che il "supremo" Bocca se la prendeva con un partito politico di ispirazione fascista che si presentava democraticamente alle elezioni. Il giornalista non capiva come questo potesse accadere. Come può essere che in una Repubblica Antifascista ci sono delle persone che si professano fasciste e lottano per le idee in cui credono? E non lo potrà mai capire.
Oggi è così. Porta a Porta &co. non fanno altro che invitare giornalisti che sanno solo prendere ordini e riportare le notizie che le lobbies al potere dicono loro di riportare. Un classico esempio è Magdi Allam del Corriere della Sera. Un noto servo degli americani e dei sionisti che trae le sue notizie dai corsi che segue: quelli organizzati dall'intelligence americana e a volte pure dall'Fbi. Ecco perchè conosce Al Qaida meglio di Bin Laden e Al Zarqawi........A decidere attentati, ruoli e obiettivi dell'organizzazione "terroristica" sono gli stessi che riferiscono a Magdi Allam quello che deve scrivere.
Oggi l'uomo sano è il ribelle
Nicola Bombacci
Il comunista assassinato dai comunisti perché aveva rifiutato di vendersi agli americani
Nicola Bombacci, socialista rivoluzionario, conterraneo e contemporaneo di Mussolini, era stato tra i fondatori del PCd'I nel 1921.
Sul suo nome si cantava il me ne frego originario ("me ne frego di Bombacci e del sol dell'avvenir").
Durante il Ventennio fu probabilmente il comunista più attivo. Fondò e diresse la rivista "La verità" e pungolò il Regime da sinistra (senza essere mai arrestato in quanto il Regime non interveniva, altrimenti che con la censura, contro reati ideologici. Non era liberticida come si dimostrò poi la democrazia, in particolare negli anni Quaranta e Settanta).
L'8 settembre 1943 si rifiutò di mettersi a disposizione del capitalismo come fecero i suoi compagni, reazionari rossi, e scelse - da comunista - la Repubblica Sociale.
Quivi arringò le folle, partecipò a comizi e a duelli dialettici con esponenti del Fascismo Repubblicano. Soleva entrare nelle sedi ufficiali della Rsi canticchiando "me ne frego di Bombacci e del sol dell'avvenir"
Fu uno dei padri della Socializzazione, la grande impresa sociale della RSI liquidata in fretta e furia dal primo governo resistenziale, (con tanto di dicasteri socialisti e comunisti).
Rivoluzionario, fu fucilato dai gendarmi rossi il 28 aprile di sessant'anni fa e cadde gridando: "Viva Mussolini, Viva il Socialismo !"
In preparazione un numero speciale di Origini dedicato a Bombacci, con firme rosse e nere.
per ordinarlo:
orionseb@libero.it
(da noreporter.org)
Qualcuno non ci sta
(ogni tanto ci tocca parlare anche di queste cose)
Il mercato abusivo che ogni domenica in via don Blasco procura fastidi ed invivibilità agli abitanti del luogo, dovrà sparire. Non è ovviamente una presa di posizione del Comune che anzi non avrebbe mosso un dito, nonostante le molte proteste dei cittadini. Sono stati invece proprio questi ultimi a fare regolare denuncia all’Autorità Pubblica. La legalità sarà ripristinata?
Intanto, nei pressi di piazza Duomo, si continua ancora a tollerare il “mercato” serale che infesta via Lepanto. Il centro storico, uno dei posti più belli di Messina, fino a pochi anni fa poteva essere goduto da chiunque, oggi non è più così, ed è un vero peccato.
Il passaggio per via Lepanto si fa infatti sempre più stretto per via delle decine di bancarelle che quotidianamente occupano il suolo pubblico. Di fronte la fiancata laterale del Duomo ci sono una 20ina di metri che danno sulla via Lepanto, ma spesso capita che i “mercanti” ne lascino solo 2 liberi. E lo fanno per noi, per consentirci il passaggio, in modo da poter comprare la loro merce. Certo non è colpa loro se poi si crea una fila enorme, proprio lì dove si dovrebbe poter camminare speditamente. Ma da buoni messinesi ci adattiamo anche a questo.
Così è stato messo su un mercato di oggettistica davvero vasto. Puoi trovare bigiotteria di tutti i tipi, occhiali firmati (provenienti da chissà quale furto) e perfino ciabatte.
È un’attività davvero redditizia. È quasi tutto ricavo. Niente autorizzazioni o licenze, niente scontrino, niente affitto, niente pizzo, niente necessità di pubblicità (stiamo parlando della via più trafficata di Messina!).
E dire che al giorno d’oggi ci sono un sacco di negozi che falliscono per la troppa burocrazia. Eh si, se vuoi aprire un negozio devi affittare un locale, metterti in regola con le licenze, regolarizzarti anche dal punto di vista fiscale e solo dopo aver fatto tutto questo, puoi avviare la tua attività. Dopo il primo mese dovrai aggiungere nella lista dei costi il “pizzo”; ma stai tranquillo che si prendono in base al tuo giro d’affari. Altro inconveniente è quando il comune ha bisogno di soldi: se ti prendono di mira ti costringono a pagare salate multe per veniali irregolarità. E se l’attività non parte, fallisci in pochi mesi. Non parliamo poi dei negozi di oggettistica; ovviamente la gente preferisce comprare da chi vende a meno della metà del prezzo normale di mercato. E non lo puo’ fare certo un negozio che è in regola con affitto, licenze, fisco e pizzo.
Eh si, così vanno le cose nella città dove l’illegalità è la regola (e siamo ben coscienti che non è così solo a Messina). Certo, se poi qualcuno protesta o anche solo prova a dire come la pensa, passa per razzista. Mica la legge è uguale per tutti! Ci mancherebbe…
Se non è Priebke non ve lo diamo
La Polonia ha rinnovato ad Israele la richiesta di estradizione per Solomon Morel, accusato di atrocità indicibili in un campo di concentramento sovietico.
Morel fu posto dagli occupanti sovietici a comandare il lager di Swietochlowice immediatamente dopo la seconda guerra mondiale. Nel campo furono ammassati in particolare uomini, donne e bambini di cittadinanza polacca, ma di etnia tedesca, precedentemente privati di tutti i loro averi. continua
Il Pentagono informa:
"Chi ha ammazzato Calipari ha fatto solo il suo dovere".
Ma cosa Calipari ha visto o sentito di tanto sconvolgente da dover essere ucciso, questo non ce lo dicono.
WASHINGTON - La commissione militare americana, incaricata di indagare sull'uccisione di Nicola Calipari, ha stabilito che i soldati che hanno ucciso il funzionario del Sismi, e ferito la giornalista Giuliana Sgrena, sono da considerare "non colpevoli" per quanto accaduto, perché "seguirono alla lettera le consegne". Ma l'Italia non ha accettato queste conclusioni. Lo ha detto oggi, al Pentagono, una fonte militare Usa che vuole mantenere l'anonimato. Al tavolo comune d'indagine partecipano anche due funzionari italiani.
"Gli Stati Uniti - ha aggiunto la stessa fonte - sono pronti a diffondere il rapporto, ma l'Italia ha altre domande da porre". Secondo l'informatore, le posizioni di Stati Uniti e Italia divergono in merito alla velocità alla quale procedeva il veicolo su cui viaggiavano i due italiani, e al contenuto delle comunicazioni intercorse tra funzionari italiani e americani prima del tragico episodio.
"I soldati - ha detto la fonte americana - hanno solo rispettato alla lettera le procedure standard assegnate ai militari di guardia a un checkpoint, dunque non sono colpevoli".
Lo scorso 4 marzo, i militari americani spararono ad un checkpoint contro l'auto, guidata da un altro agente italiano, a bordo della quale c'erano Nicola Calipari con la giornalista del Manifesto, Giuliana Sgrena, appena liberata dopo il sequestro da parte della guerriglia irachena, diretti verso l'aeroporto di Bagdad.
(repubblica.it)
(da noreporter.org)
I nostri politici, da destra a sinistra, pretendono il rispetto dell'America "liberatrice di popoli"; perchè a noi non è dovuto lo stesso rispetto?
Abu Ghraib, Nicola Calipari, Cermis.....
LE ARMATE IMPUNITE E IL PAESE DEI CACHI
di Fabrizio Taranto
Vi è al mondo uno Stato il cui corpo militare gode di sostanziale impunità internazionale.
Non si tratta di una affermazione di quello che alcuni, per negare l’evidenza dei fatti, definirebbero “scontato antiamericanismo”, ma della constatazione delle ennesime conferme giunte in questi giorni con riguardo ad alcune vicende di violenze che hanno visto il coinvolgimento, in modi e tempi diversi, di membri delle forze armate degli USA.
Riferiva accuratamente Arturo Zampaglione, nell’edizione del 24 aprile 2005 de “La Repubblica”, di come, fra le dure proteste dei gruppi di civili americani, tutti siano stati assolti per gli efferati episodi di tortura di Abu Ghraib, il carcere nei pressi di Bagdad denunciato come luogo di torture e di maltrattamenti anche a sfondo sessuale: unici a rispondere i cosiddetti “pesci piccoli”, peraltro pochissimi soldati inchiodati dalle prove più evidenti.
Nulla su quanti non potevano proprio, a quanto pare, immaginare, vedere, sentire, parlare: un nulla che, guarda caso, non convince affatto nel mondo non tanto gli inguaribili detrattori esterni dei metodi statunitensi, quanto proprio le associazioni di diritti civili che operano all’interno del territorio americano e persino lo stesso Congresso, se è vero che il rapporto dell’ispettore americano viene accolto in quegli stessi ambienti con scetticismo.
Lo stesso scetticismo che dovrebbe risultare assai evidente in Italia in merito alle risultanze dell’inchiesta sul caso Calipari.
La stessa edizione de “La Repubblica” riportava infatti l’anticipazione dell’Ambasciatore Usa a Roma secondo il quale l‘inchiesta sta per concludersi.
Un episodio, quello dell’uccisione di Nicola Calipari per fuoco americano in Irak, nel quale il Governo Berlusconi era stato pronto ad ottenere l’affiancamento di una componente italiana nella Commissione d’inchiesta, che diveniva pertanto una Commissione mista.
Se questo rappresentava un’effettiva novità, in quanto mai gli statunitensi avevano accettato anche una sia pur lieve limitazione alla loro assoluta discrezionalità di giudizio sulle truppe americane nel mondo, è anche vero che la soddisfazione è risultata ben presto frustrata dalle prime anticipazioni sull’inchiesta.
Nella nota dell’Ambasciatore si rendono edotti gli Italiani sul fatto che “la consegna dei risultati sia stata ritardata per la crisi di governo in Italia”: ora, a prescindere dalla considerazione che come sempre si tende a far apparire colpevoli di qualcosa gli altri e nella fattispecie il governo italiano, “reo” di essere in crisi, risulta di illuminante e sinistra chiarezza il ruolo, ed il peso, dei nostri rappresentanti all’interno della Commissione d’inchiesta: se infatti essi fossero stati “partecipi” dell’indagine in modo pieno non avrebbero potuto riferire autonomamente e immediatamente al Presidente del Consiglio? Per quale motivo il Governo Italiano dovrebbe attendere di risolvere la crisi per poter ricevere, evidentemente da ambienti Usa, i risultati dell’’inchiesta? E quindi quale ruolo hanno potuto esercitare nella ricerca della verità i rappresentanti italiani, membri della commissione?
Il sospetto che qualcuno continui a pensare all’Italia come a un “Paese dei cachi” si fa dunque strada.
Quel sospetto che era divenuto già una certezza nell’episodio della strage del Cermis: anche in quell’occasione i risultati dell’inchiesta furono completamente insoddisfacenti, tanto che più di qualcuno arrivò con sdegno a chiedersi se alla fine, secondo quei giudici militari statunitensi, l’unica colpa accertata fosse quella di una funivia, sulla quale molti innocenti vennero uccisi a seguito dell’impatto, che si trovava lì da molti anni, ma in quell’occasione sulla strada degli aerei militari americani impegnati nei loro raids tra le montagne friulane.
Davanti a questi fatti gli Italiani chiedono al Governo di esercitare i propri diritti e tutelare la sovranità dello Stato, nell’attesa che l’Europa, e in essa l’Italia, trovino finalmente il coraggio di esercitare il peso che loro spetta naturalmente nel contesto geopolitico mondiale.
Perché l’uccisione di Nicola Calipari non diventi l’ennesimo capitolo del dramma delle armate impunite nei paesi dei cachi.
per adesioni o ulteriori informazioni sul Centro Studi Patria e Tradizione (associazione culturale con adesione gratuita) rivolgersi al referente per Messina: Vincenzo Pino, email: vincenzo.pino@tiscalinet.it
"Liberatori" in Sicilia
Le Stragi Dimenticate. Gli eccidi americani di Biscari e Piano Stella, Gianfranco Ciriacono Cdb Editore, 2004, 96 pagine, euro 16,00
Finalmente viene sfatata un'altra favola. Le forze americane che nel luglio 1943 sbarcarono in Sicilia, nell'operazione Husky, si macchiarono di crimini chiaramente banditi dalle Convenzioni di Ginevra: fucilarono a sangue freddo dei prigionieri, militari e civili, eseguendo un ordine diretto del comandante, il generale George Patton.
Il 10 luglio1943 ebbe inizio il più gigantesco sbarco anfibio sino allora compiuto nel corso della seconda guerra mondiale: lo sbarco e l’invasione della Sicilia da parte anglo-americana.
La storia raccontata dai vincitori della seconda guerra mondiale ha nascosto molto bene fatti che avrebbero rotto da subito l’immagine dei soldati inglesi e americani che distribuiscono biscotti e cioccolato, dei soldati americani che sono venuti d’oltre Atlantico a " liberare " l’Italia dal tallone di ferro tedesco. Si tratta ad esempio degli eccidi di braccianti, agricoltori e soldati da parte delle truppe americane appena dopo lo sbarco, in provincia di Ragusa, all’aeroporto di Biscari e a Piano Stella, il 13 luglio 1943.
Un libro ne parla. Il suo titolo è significativo: Le stragi dimenticate. Gli eccidi americani di Biscari e Piano Stella. L’editore? Non è certo un editore noto e presente in tutte le librerie, ci mancherebbe. L’editore in questione è una cooperativa locale che ha dato la possibilità al nipote e foglio di una delle vittime, Gianfranco Ciriacono, di pubblicare una meticolosa ricostruzione di quel che avvenne ad Acate e in provincia di Ragusa nei giorni dello sbarco del 1943.
Il libro è rintracciabile, infatti, solo in alcune librerie siciliane o richiedendolo allo stesso autore (gianfranco.ciriacono@tin.it oppure 339/5891869).
L’autore si è preso la briga di fare delle ricerche sia attraverso i documenti dell’Archivio di Stato, gli atti della Corte Marziale negli Stati Uniti che attingendo ad ogni possibile testimonianza dei sopravvissuti. E ne è risultato un libro-denuncia di eccidi, stupri, ruberie. Gli eccidi denunciati riguardano la zona di Gela e del ragusano, invasa appunto dagli americani. Gli eccidi americani. Il 13 luglio, nell’insediamento colonico " Arrigo Maria Ventimiglia ", in contrada Piano Stella, del comune di Caltagirone, 7 braccianti vengono trucidati, inermi e nelle loro case, " scambiatiâ " dai soldati americani per cecchini. Il 14 luglio, nei pressi dell’aeroporto di Biscari, dopo uno scontro a fuoco, ai soldati americani si arrendono 36 italiani, parecchi dei quali in abiti civili. Il comandante di fanteria cui i soldati risono arresi ordina che i prigionieri vengano uccisi: allineati sull’orlo di una vicina forra essi vengono giustiziati da un plotone di soldati. Nella stessa zona, e lo stesso giorno, un’altra compagnia di fanteria cattura 37 militari italiani e anche loro vengono freddamente eliminati. Di questi fatti i vertici militari furono messi al corrente velocemente, e la loro risposta fu: dite all’ufficiale responsabile delle fucilazioni di riferire che gli uomini uccisi erano dei cecchini, o qualcos’altro, altrimenti la stampa farà il diavolo a quattro e anche i civili si infurieranno!. Il libro, naturalmente, entra molto nel dettaglio degli atti e delle testimonianze, che qui non è il caso di riportare ampliamente. Ma quel che abbiamo estratto è¨ sufficiente per denunciare il fatto che l’esercito invasore " liberatore " della democrazia più civile e moderna del mondo, quella americana, agiva alla stregua di popoli che ci hanno fatto intendere feroci ed incivili. Per avere il testo: gianfranco.ciriacono@tin.it oppure telefonare al 339 5891869.
(da noreporter.org)
(titolo nostro)