Città di Messina

I fatti di Messina e del Mondo visti da una speciale angolazione, quella degli uomini liberi

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domenica, 31 luglio 2005

Il messinese

 

Questa è rivolta!
Questo è FARSI SENTIRE!
Il torpore ci aveva avvolti tutti e non riuscivamo più a ribellarci al Sistema.
Ma ecco che arriva l’esclusione del Messina dalla serie A e l'intera città si scuote.
I tifosi bloccano un giorno si e l’altro pure gli imbarcaderi, i politici si scontrano in aula, i cittadini urlano la loro rabbia.
40 famiglie decidono una protesta ancora più clamorosa. Vanno al Municipio e vogliono restituire il certificato elettorale. Non hanno intenzione di votare per della gente che poi non riesce a farsi sentire da questo Governo infame!

È così che dobbiamo commentare i fatti? Dobbiamo darci al falso populismo? Dobbiamo chiamare rivolta ciò che non lo è? Dobbiamo dire “bravi” a delle persone che ci fanno solo ridere amaramente?
In una città paralizzata dalla mafia, dalla politica corrotta, dal clientelismo, dalla raccomandazione, dal ricatto… possiamo esaltare 40 famiglie che solo ora minacciano la ladrocrazia e solo per un’egoistica volontà materialista?
Attenzione! Stiamo parlando della stessa gente che accetta tutto e il contrario di tutto.
Non una protesta per la legalità in Consiglio comunale.
Non una protesta per la vergognosa ztl che i politicanti hanno imposto a TUTTI i cittadini.
Non una protesta contro i politici RICATTATORI di voti elettorali.
Non una protesta per la vergognosa gestione dei rifiuti.

Il messinese è questo; inutile nasconderci. Ci hanno abituato da decenni ad essere docili e mansueti.
Scendiamo in piazza a comando, quando i politici devono strumentalizzare qualcosa o quando c’è un problema che ci tocca direttamente e non riguarda la collettività.
Manifestiamo quando abbiamo una parte politica alle spalle, più per i suoi interessi che per i nostri; mai quando questa è assente. Certo, le querele del politicante partono a razzo contro il cittadino indifeso. A Messina è così: o hai l’appoggio politico anche per una semplice protesta, oppure è meglio non farla.
Tutto questo il messinese l’ha SEMPRE accettato. Ma che almeno rinunci alle buffonate in Municipio. Queste ultime sono un teatrino che offende quelli che in questa città hanno problemi ben più seri del “non potere vedere in tv o allo stadio l’Fc Messina”

 

gentediMessina@libero.it

Postato da: Dresda a 21:56 | link | commenti (2) |

"ESERCITAZIONI ANTI-TERRORISMO"? PER FAVORE, NO

 

Questo è un appello ai lettori.
Ci saranno delle esercitazioni anti-terrorismo in Italia, è stato detto en passant, nel quadro della brillante operazione che ha portato all'arresto di Osman Hussein qui da noi.
Chiunque sia in grado di farlo, dovrebbe cercare di sapere: dove, come, e soprattutto quando si svolgeranno; se vi partecipano "consulenti" stranieri, ditte di sicurezza private, agenzie di pubbliche relazioni; se sì, di quale nazione.
E' urgente.
Il 7 luglio, nella metropolitana di Londra, era in corso un'esercitazione che simulava un attacco bioterroristico: stesse stazioni e stessa ora dell'attacco reale.
L'11 settembre, in USA, erano in corso almeno cinque esercitazioni aeree: e non mancarono di produrre l'opportuna confusione nelle torri di controllo.
A Londra, era stato commissionato a condurre l'esercitazione, da un ignoto cliente, un ex agente di Scotland Yard: il quale, in perfetta buona fede, stupefatto, ne ha parlato a caldo alla BBC5.



Non c'è ragione di dubitare della buona fede del nostro ministro degli Interni.
Ma occorre stare attenti: chiunque può essere giocato da esperti della strategia della tensione.
L'arresto del mancato terrorista del fallito attentato a Londra del 21 luglio ci conferma nella primissima impressione: che il secondo attentato potesse essere stato architettato per coprire le tracce del primo, vero e sanguinoso.
Vi sono stati coinvolti due gruppi totalmente diversi: pakistani i primi, somali o eritrei i secondi.
Entrambi appaiono pedine inconsapevoli; saremmo pronti a profetizzare che non si scoprirà alcuna relazione tra loro.



La dimensione del secondo attentato è ridicolmente più meschina: esplosivo non esploso, terroristi in fuga, uno di loro catturato...a casa del fratello a Torpignattara.
E un vicino somalo ha aperto la casa ai nostri agenti, aveva le chiavi.
I veri terroristi scompaiono dentro reti di protezione precostituite, non a casa di parenti.
E reti di questo tipo ne esistono da mezzo secolo almeno: Gladio blu e Gladio rosse, "stay behind" di ogni marca.
Ho memoria di presunti terroristi di destra che si resero latitanti e trovarono accoglienza, per dire, in ville di proprietà della sorella di un'alta personalità "atlantica" francese, e poi in Baviera sotto la protezione di alti esponenti della DC bavarese.
Io, e probabilmente voi, non sapremmo dove latitare, come mantenerci nella latitanza, di che vivere nella clandestinità: esattamente quello che è successo a Osman Hussein. Abbandonato a se stesso dopo l'attentato, è finito a Torpignattara dal fratello.



Quello che i media definiscono il "rapido successo" delle nostre ottime polizie può avere anche lo scopo di gettare qualche piccolo osso ai segugi.
Sono pronto a scommettere che, dopo la "brillante operazione" che ha fatto luce sul secondo e minimo attentato di Londra, del primo attentato gravissimo non sapremo più niente.
Quelle indagini che portavano in Pakistan, fin dall'inizio faticose e piene di vicoli ciechi (leggi: depistaggi), usciranno dall'orizzonte –radar dell'opinione pubblica. Non se ne parlerà più.
E ora l'annuncio di esercitazioni antiterrorismo che si svolge in Italia ci crea la penosa sensazione che il pericolo, da noi, sia stavolta concreto.



E' difficile dire come possano essere riconosciute tali esercitazioni.
L'inventore di "esercitazioni invisibili" fu – come raccontò Curzio Malaparte in "Tecnica del colpo di Stato" – Leone Trotzski.
Mesi prima della rivoluzione bolscevica, ottomila uomini del partito comunista, "rivoluzionari di professione", ossia agenti stipendiati, si prepararono a prendere possesso dei gangli del potere tecnico: centrali elettriche e telefoniche, stazioni ferroviarie, acquedotti.
In abiti civili, anonimi, inavvertiti, entravano negli edifici; osservavano i luoghi e la loro disposizione; prendevano posizione; poi uscivano.
Era facile passare inosservati nel caos delle metropoli russe in quei mesi, affollate di soldati disertori e sediziosi, di contadini accesi dai discorsi dei demagoghi improvvisati, di "masse" speranzose e cupide nella rivoluzione.
Ma le "masse" non servono a niente, per Trotzki e i suoi professionisti: o solo come rumore di fondo.



Nel giorno stabilito, gli ottomila di Trotzki si presentarono nei luoghi di cui sapevano tutto: stavolta armati.
Sopraffecero facilmente gli addetti di ferrovie, telefoni, centrali elettriche.
E ne presero il posto: erano tutti specialisti di elettricità, telefoni, ferrovie.
Quando il governo legittimo – il governo Kerenski e i suoi ministeri – cercarono di telefonare ai comandi delle truppe rimaste fedeli fuori Mosca, si accorsero di non poterlo fare: dall'altro capo del filo rispondeva il centralinista sovietico di turno, che non passava la chiamata.
Il governo, i ministeri, non furono attaccati direttamente; furono semplicemente amputati dei loro nervi, degli apparati tecnici senza cui il potere è una testa senza corpo.
Questo è solo un esempio.
Anche i rapinatori di banche fanno "esercitazioni invisibili": mesi prima di una rapina sorvegliano la filiale-bersaglio, entrano ed escono, guardano i dettagli necessari, telecamere di sorveglianza, facce degli impiegati, posizione delle casseforti.
In genere, nessuno si accorge di nulla,
Fino all'ora X.



di Maurizio Blondet

 

(da effedieffe.com)

Postato da: Dresda a 21:27 | link | commenti |

sabato, 30 luglio 2005

Gli israeliani tentano di sotterrare vivo un palestinese

 


di aljazeera.net


Israeliani tentano la convivenza... In un’intervista rilasciata al quotidiano degli Emirati Arabi, al-Khalij, e pubblicata oggi martedì (17 c.m. n.d.t.), un cittadino palestinese ha rivelato che alcuni soldati sionisti (dell’esercito israeliano, n.d.t.) accompagnati da un colono, hanno tentato di sotterrarlo vivo, dopo averlo trattenuto per un’ora assieme ad altri tre palestinesi, i quali, però, sono stati rilasciati. Khaled Muhammad Abu Khalaf, 33 anni, originario del villaggio a sud di Nablus, ‘Asìra, sostiene che mentre, nel pomeriggio della scorsa domenica, era al lavoro in una delle piantagioni del villaggio, è stato rapito da 4 soldati e da un colono, tutti israeliani, che lo hanno tradotto in una zona appartata, dove è stato aggredito e minacciato di morte. Il giovane, racconta : “Mentre stavamo, con altre persone, trebbiando il raccolto di grano di Qasem Hassan, è arrivata sul luogo – che non dista dalle case del villaggio che qualche decina di metri – una Jeep bianca, con un colono alla guida, accompagnata da una Hammer militare. Fermandosi a circa 50 metri da noi, i soldati ci hanno chiesto di raggiungerli.” Obbedendo all’ordine, spiega Khaled, si era diretto insieme alle altre tre persone verso i soldati che li hanno trattenuti per circa un’ora, dopodiché, hanno rilasciato i suoi compagni, meno che lui, con l’accusa di aver lanciato sassi e lo hanno, di seguito, portato in una zona isolata…“Quando siamo arrivati nei dintorni dell’insediamento ebraico - racconta l’uomo -, mi hanno fatto scendere dalla Jeep vicino ad una fossa di circa un metro di profondità e mi hanno chiesto di buttarmici. Dopo essermi rifiutato di eseguire, il colono si è fatto avanti e, con forza, mi ha gettato nella fossa”.



Fonte: aljazeera.net dal quotidiano al-Khalij
Tradotto per aljazira da Saber Mhadhbi


Postato da: Dresda a 22:08 | link | commenti |

RIMETTIAMO IN MOTO L’OROLOGIO DELLA STORIA



Alla stazione di Bologna c’è un orologio che segna sempre le 10:25. Ufficialmente sta lì per ricordare ai numerosi viaggiatori distratti la strage che colpì il capoluogo emiliano il 2 agosto del 1980, quando in seguito allo scoppio di una bomba persero la vita 85 persone. In realtà vuole unicamente fissare nella coscienza collettiva una verità cui nessuno riesce più a credere: i responsabili di questo atroce delitto sarebbero stati dei giovani poco più che adolescenti, tra i diciassette e i ventidue anni, appartenenti alla galassia dell’estrema destra e, quindi, capaci di commettere ogni sorta d’efferatezza.


Sulla targa commemorativa il verdetto della sentenza risulta già emesso, in spregio al principio fondamentale della “presunzione d’innocenza”, in un’affermazione che non lascia spazio a dubbi: “Strage fascista”.

In molti hanno scontato sulla propria pelle le conseguenze di questi teoremi. Altri si trovano tuttora ad affrontarli. È il caso di Luigi Ciavardini, ex membro dei Nar, condannato a trent’anni di reclusione per l’attentato dell’estate ’80 dalla sezione minorile della Corte di Appello di Bologna: all’epoca dei fatti non era ancora maggiorenne. La Corte di Cassazione ha già annullato una volta la condanna comminatagli in Appello. Oggi è chiamata a pronunciarsi di nuovo. Eppure non c’è nessun testimone diretto, nessuna prova concreta, nulla che possa conferire valore concreto alle insinuazioni mosse nei suoi confronti. L’accusa ha basi fragili, minate da illogicità e incongruenze. Una telefonata durante la quale l’imputato avrebbe chiesto alla sua ragazza di rinviare di qualche giorno l’incontro che avevano programmato, è ritenuta un indizio decisivo. Ma non è certo che quella telefonata sia effettivamente avvenuta e nessuno sembra in grado di ricordarsi con esattezza quando partì e chi la ricevette.

Uno dei superteste afferma di non conoscere l’incriminato. Lo stupratore del Circeo, il principale accusatore di Ciavardini, “deduce” che questi sia coinvolto nei fatti in questione per un semplice sentito dire, una frase in cui si parla di “ragazzini” coinvolti nella strage, in cui Ciavardini non viene MAI nominato. Una frase arrivata alle sue orecchie come il gioco del telefono senza fili…



L’opinione pubblica inoltre ha sottovalutato un particolare che a nostro parere assume una rilevanza decisiva: l’attentato del 2 agosto 1980 fu preceduto di 40 giorni dal disastro aereo di Ustica. Un legame, quello tra Bologna e Ustica, che nessuno sembra aver mai preso in considerazione ma che, se approfondito, aprirebbe nuovi scenari e dubbi inquietanti sui possibili moventi della nuova strage. Luigi Ciavardini ha già scontato sedici anni di reclusione per banda armata. Forse quella che potremmo definire la sua “meglio gioventù”. Di sicuro una parte considerevole della sua esistenza. Ma questa volta non ci sarà giustizia per nessuno, nemmeno per la memoria delle vittime, se Luigi Ciavardini verrà condannato per un reato che non ha commesso. Per queste ragioni vogliamo unirci a lui, sostenendo in ogni modo la sua innocenza. Riteniamo quindi doveroso fornire il nostro appoggio morale ed economico a questa battaglia…

AFFINCHÉ QUELL’OROLOGIO BATTA FINALMENTE L’ORA DELLA VERITÀ.

 

(da www.loradellaverita.org/)



Postato da: Dresda a 22:06 | link | commenti (1) |

venerdì, 29 luglio 2005

Quello che difficilmente vedrete al tg...

(Afghanistan)



Erano civili i 50 morti ieri sotto le bombe Usa. E a Bagram non hanno sparato solo in aria





“Non erano combattenti, erano civili, gente normale”. Una fonte autorevole locale di PeaceReporter contattata nel sud dell’Afghanistan afferma di sapere per certo che le cinquanta vittime dei bombardamenti aerei americani avvenuti lunedì notte nel distretto di Dehrawud, nel sud della provincia di Uruzgan, erano civili, non miliziani del mullah Omar. A dare notizia dei 50 talebani uccisi era stato ieri il governatore provinciale Jan Mohammed Khan, aggiungendo che 25 miliziani erano stati fatti prigionieri e che alcuni soldati afgani sono morti nell’azione. I comandi militari Usa non hanno confermato né smentito la vicenda. Il raid, condotto dalle forze Usa assieme alle truppe governative afgane, era stato deciso al termine di una giornata di violenti scontri avvenuti in un villaggio del Dehrawud, nell’alta valle del fiume Helmand: un soldato statunitense e undici talebani erano rimasti uccisi nella battaglia a terra, e così l'esercito Usa ha deciso di usare i bombardieri per chiudere la partita.

Il moltiplicarsi di azioni militari, rastrellamenti e arresti compuiti dalle forze Usa in Afghanistan stanno provocando un crescente sentimento antiamericano tra la popolazione, che fino ad ora aveva mostrato un atteggiamento tutto sommato tollerante verso le truppe d’occupazione straniere.



A Bagram, fuoco Usa sui manifestanti. La conferma di questo cambiamento, già dimostrato dalle manifestazioni antiamericane di maggio, è venuta dalla massiccia protesta di ieri davanti alla base Usa di Bagram, a nord di Kabul. Urlando “Morte agli Usa!”, una folla di un migliaio di persone ha provato a forzare l’ingresso della base. Secondo la versione ufficiale i militari americani e afgani hanno reagito solo sparando in aria. Ma evidentemente i soldati hanno aperto il fuoco anche sulla folla. Ieri pomeriggio un manifestante è stato portato in condizioni gravissime all’ospedale di Emergency a Kabul, con l’intestino perforato da una pallottola. “Il paziente, di nome Nassir, 18 anni, appena ha ripreso coscienza ci ha detto che erno i soldati americani a sparare sulla gente”, spiega da Kabul il chirurgo di Emergency, Marco Garatti. “La pallottola estratta era una pallottola di pistola, non di kalashnikov”.



Case abbattute per ingrandire la base. Il motivo scatenante della protesta di Bagram sembrava essere stato l’arresto di un ex ‘commander’ del famigerato signore della guerra Gubuddin Hekmatyar, oggi alleato dei talebani. “Ma oggi – spiega Garatti – sta circolando la notizia che la vera scintilla sia stata in realtà l’esproprio di alcune abitazioni civili a ridosso della base americana che dovrebbero essere abbattute per ampliare il perimetro dell’installazione militare”.

La base Usa di Bagram, costruita dai sovietici nel 1976 e occupata dagli americani nel dicembre 2001, è la base operativa delle forze Usa in Afghanistan e ospita circa diecimila soldati. E’ anche il principale carcere militare Usa nel paese, dove sono rinchiusi almeno 500 prigionieri di guerra, tra talebani e miliziani di al Qaeda.



Il ritorno del mullah Omar. Intanto a Kabul e in tutto il paese si continua a parlare del messaggio del mullah Omar, che in una registrazione audio di cui ha riferito lunedì il portavoce dei talebani, Abdul Latif Hakimi, ha chiamato gli afgani a unirsi mettendo da parte le divisioni e a intensificare la jihad contro le forze d’occupazione Usa e quelle del governo afgano da esse sostenuto. Il mullah Omar ha ordinato ai suoi combattenti di non colpire la popolazione civile, e di rivolgere le armi solo contro il nemico: l’esercito Usa e quello governativo afgano. Il leader spirituale dei talebani ha poi detto di aver riorganizzato la guida militare della resistenza talebana, inserendo otto nuovi membri nella Rahbari Shura, il Consiglio di comando da lui creato nel giugno 2003 e dividendo i comandi in due fronti, quello meridionale e quello orientale.

Enrico Piovesana

Postato da: Dresda a 22:34 | link | commenti |

Consiglio comunale: come avere soldi senza lavorare

leggiamo da normanno.com:

[...] Il clima, però, si è infuocato quando a prendere la parola è stato il capogruppo di AN Giuseppe Trischitta.

 

la cosa non sorprende



L'esponente di Alleanza Nazionale ha, infatti, annunciato l'intenzione di non voler votare l'ordine del giorno ed ha accusato Bonanno e gli esponenti del centro-sinistra di non aver accolto la proposta avanzata qualche settimana fa, ovvero, la seduta permanente in attesa del giudizio della Coavisoc.

 

"occuperò il Consiglio" aveva detto. 

Perchè non l'ha fatto? E perchè ora se la prende con gli altri consiglieri?

Se una persona non ha "coraggio" e "volontà" per fare certe cose, è meglio che stia zitta, senza lasciarsi andare a vuote "minacce". Si risparmierebbe molte magre figure! 



Le dichiarazioni di Trischitta hanno dato vita ad un botta e risposta alquanto animato con Curcio che ha scatenato l'ira dei rappresentanti dei club organizzati, presenti in aula, che hanno manifestato il proprio disappunto nei confronti dell'intero consiglio comunale, incapace di gestire, non solo la vicenda Messina calcio, ma anche le quotidiane emergenze della città. [...]

 

Ma cari tifosi, cosa vi aspettavate? Questo Consiglio comunale è sempre stato un circo. Un circo che per legge dovrebbe essere chiuso, ma che i media locali difendono a spada tratta.

Postato da: Dresda a 22:25 | link | commenti |

Soldi del contribuente...

http://www.imgpress.com/notizia.asp?idnotizia=15343&idSezione=6

Postato da: Dresda a 22:00 | link | commenti |

"Sarò testardo, ma quando voglio una cosa

cerco di ottenerla in tutti i modi. E questa medaglia la volevo. Cavolo se la volevo". Chiamatela voglia di vincere o volontà di potenza; resta un oro tutto italiano, alla faccia di chi si accontenta...



MONTREAL - Viva il fattore F. L'Italia del nuoto ringrazia tutta la vita Federica&Filippo, quarant'anni in due, un argento ed un oro che salvano la spedizione mondiale. Dopo l'argento della Pellegrini nei 200 stile, l'incredibile oro di Magnini nei 100 stile. Accerchiato tra Phelps e Schoeman, li ha bruciati come figurine, soprattutto il sudafricano. 48.12, nuovo primato italiano, seconda prestazione mondiale dopo Van den Hoogenband (47.84), primo oro azzurro mondiale sulla distanza e, soprattutto, medaglia d'oro. Un risultato eccezionale per questo ventitreenne marchigiano venuto dal nulla, improvvisamente nel 2004 (con avvisaglie nel 2003). "Sarò testardo, ma quando voglio una cosa cerco di ottenerla in tutti i modi. E questa medaglia la volevo. Cavolo se la volevo". Cinquanta metri in 23.14, gli altri cinquanta in 24.98. Oro. "Mi viene da piangere, non ci credo. Ho fatto bene a scendere in acqua tranquillo, per divertirmi. Ho compiuto qualcosa di grande, sono contento per tutti gli amici che m'hanno visto a notte fonda".

Con questo exploit Magnini si conferma prepotentemente come erede di Giorgio Lamberti, e se vogliamo anche del partner d'allenamento Rosolino. Di sicuro, come carattere, è più vicino al napoletano che al bresciano. "Beh, io vengo da una città di mare. Non posso essere musone". Magnini, primatista dei traslochi: Pesaro, Torino, ora Roma. "Colpa del mio coach, Claudio Rossetto: lui è torinese, ma ha la moglie romana. E quindi ha accettato la proposta della Larus, club della capitale del presidente D'Ambrosio". Adesso, a settembre, gli tocca un altro trasloco, dalle parti di Prima Porta: "Quello è un caso: la cosa incredibile è che anche il coach sta per trasferirsi lì".

Sembra ieri maggio 2004, quando a Madrid si laureava a sorpresa campione europeo battendo nientemeno che Van den Hoogenband. E lui, soft: "Sapete, Nella vita succede che si comincia facendo una cosa e poi si finisce da tutt'altra parte". La spiegazione è che, bivaccando sulla sabbia, aveva "Cominciato con il beach volley, la mia passione: sarei diventato un campione. E' meglio se non ci ripenso. Ero bravissimo".
Meno male che qualcosa la combina anche nel nuoto, ma 'Filò non ama la modestia: "Diciamo che non mi piace lasciare le cose a metà". Per questo ha mollato casa e bottega ed ha affrontato il clima rigido di Torino, con grande nostalgia per le dolci notti sulla Riviera. "Sapete a cosa mi riferisco: discoteche, serate da vitelloni. Che saudade, ragazzi". Un'altra cosa curiosa da sapere sul suo conto? Non è nato velocista, e lo dicono gli annali.

"Vero: ero ranista. Il mio primo titolo, a tredici anni, era proprio in quella disciplina". Poi, crescendo, la natura gli ha cambiato il destino.

Quando si parla di fato c'è sempre qualche persona, nella fattispecie Claudio Rossetto. Lo ha visto, ed ha compreso. "E a me è piaciuto rischiare. Ma il punto non è Torino, Roma, Milano o l'Australia. Il vero problema, nel nuoto, è vincere la monotonia. Perché c'è gente che nuota e basta. Se lo facessi per un mese e mezzo dovrebbero ricoverarmi. E mollerei questo sport. Perciò lontano dalle gare mangio tutto quello che mi pare e vado a ballare. La distrazione è la prima cosa, bisogna allenare pure la mente, non siete d'accordo?". Questo è il segreto di Filippo Magnini: "Io i miei quattordici chilometri al giorno li faccio contento".

Dopo l'oro Europeo, bronzo olimpico, oro mondiale. Il Grande Slam è a un passo, "E l'appetito vien mangiando. Ed io non mi tiro mica indietro". Le pressioni, da oggi in poi, aumenteranno. "E che problema c'è? Sono le delusioni quelle che fanno più male". E ricorda ancora "Barcellona 2003. L'esclusione dalla staffetta 4x200 non fu una bella cosa". E una settimana dopo fece il record italiano nei 100, gareggiando da solo. "Tutti dicevano che ero matto, prima". Ora il futuro è più roseo, perché Magnini non è stato campione di precocità, quindi tecnicamente parlando è giovanissimo. "Esatto. Ho una voglia incredibile, e più anni a disposizione. Sperando di continuare sempre così".

100 SL - 1) Magnini (Ita) 48.12; 2) Schoeman (Saf) 48.28; 3) Neethling (Saf) 48.34 (repubblica.it)

 

(da noreporter.org)

Postato da: Dresda a 17:54 | link | commenti |

giovedì, 28 luglio 2005

C.I.A. & soci

 (foto nostra)


Rodolfo Roselli, intervento su Radio Gamma 5 del 1.7.2005

13 agenti della CIA, hanno sequestrato l’imam Abu Omar a Milano. La centrale della CIA è stata individuata a Roma, le direttive partivano dal Comando USA di Ramstein in Germania.
Questa la notizia del giugno 2005.
Non ci si deve meravigliare che, ogni nazione, abbia strumenti di spionaggio, interni ed esterni, per difendersi. Li hanno gli stati, li hanno le grandi multinazionali, li hanno, in proporzione, le aziende.
La CIA (Central Intelligence Agency), è stata creata dal presidente Harry Truman nel 1947, per assoldare spie nel mondo e raccogliere informazioni, utili per la difesa degli Stati Uniti.
Una polizia internazionale specializzata, è doverosa per la difesa, non è però giustificata per l’offesa o peggio. E questo risulta, ancor più grave, quando avviene in stati che si definiscono democratici e che, come tali, dovrebbero applicare il principio del reciproco rispetto, non solo nei confronti degli individui, ma anche degli stati, che vengono volontariamente o involontariamente coinvolti.
Non credo che sia bello fare i porci comodi in casa degli altri.

Purtroppo la realtà è diversa, e la notizia di Milano è solo uno spunto, ma ben altri gravissimi fatti sono stati compiuti da tutti i servizi segreti, a partire da quelli italiani, ricordando la strage di Ustica, a quelli esteri, come il KGB russo, la CIA americana, il MOSSAD israeliano, l’intelligence inglese e, non meno importante, la GESTAPO tedesca e l’OVRA di Mussolini
Per contro però, un apparato costosissimo, come la CIA , non ha evitato l’11 settembre, ha detto balle sulle armi di distruzioni di massa, non ha previsto la vigorosa e lunga resistenza irachena, è stata dunque la prima responsabile di una guerra costosissima e totalmente sbagliata.
Quindi fonti informative sbagliate, professionalità nulla, e sulla buona fede….lasciamo perdere!
Ma la CIA non si è limitata solo a raccogliere informazioni, ma ha fatto anche azioni illegali di tipo internazionale, alla stessa stregua del terrorismo e della malavita internazionale, e queste deviazioni hanno sovente destabilizzato il mondo in modo inimmaginabile.

Sono stati commessi crimini di guerra, simili a quelli compiuti dai nazisti, o dai serbi di Milosevich, passibili di essere giudicati dai tribunali internazionali.
Nel febbraio 1969, il colonnello Bob Kerrey era in missione, per conto della CIA in Vietnam, e con una squadra di sette Seals della Marina militare USA, nel villaggio di Thanh Phong uccise più di una dozzina di persone innocenti tra donne e bambini, solo per spargere il terrore tra la popolazione. A questa, seguì l’operazione Phoenix, che massacrò 11.000 abitanti, solo sospettati di essere simpatizzanti dei Viet Cong.
Si potrebbe obiettare che, in tempo di guerra, queste azioni sarebbero comprensibili. Sono state fatte in via Rasella dai partigiani, con la ritorsione della strage delle Ardeatine, sono state fatte dai nostri soldati in Libia ed Etiopia, sono state fatte dai nazisti e fascisti nelle città dell’Italia settentrionale etc.

Ma ci sono ben altre cose, che nulla hanno a che fare con guerre in atto, e che la CIA ha fatto, e forse continua a fare, che non sono serto semplici raccolte d’informazioni.
Il Progetto Sunshine, lanciato da una organizzazione internazionale, senza fini di lucro, con sede in Amburgo, lavora per portare a conoscenza di tutti, fatti riguardanti le armi biologiche.
Dal 1997 i laboratori biotecnologici della Marina e dell’Aviazione statunitense, in collaborazione con la CIA , sono impegnati nella sperimentazione di armi biologiche, da utilizzare sia in tempo di guerra, sia in tempo di pace, sia nelle operazioni antidroga e Peacekeeping, come in Kosovo e Iraq.
Gli Stati Uniti hanno rifiutato un trattato che consentiva alle Nazioni Unite di fare delle ispezioni, ove fosse sospettata la presenza di armi biologiche.
Sono state realizzate armi sintetiche narcotizzanti, dello stesso tipo di quelle che hanno ucciso più di cento persone, durante il “famigerato” salvataggio degli ostaggi in un teatro di Mosca nell’ottobre 2002. Si trattava di una droga pesante ad uso militare, chiamata fentanyl, che la Chemical Weapons Convention (Convenzione delle Armi Chimiche) del 1993, insieme ad altre, aveva deciso di cancellare dalle scorte militari.
Un programma congiunto del Pentagono e della CIA, prevede invece armi dalle proprietà ipnotiche e allucinogene, che sono già state usate sui detenuti di al Qaeda, nella base americana di Guantanamo.
Proiettili non letali da 81 mm . per mortai standard da campo, per sparare armi chimiche, sono stati già prodotti per l’esercito americano fin dal 2002 dalla General Dynamics. L’uso dei prodotti sparati da queste armi su esseri umani, negli Stati Uniti è ufficialmente proibito.
Ma un‘altra area, ove la CIA ha avuto un peso determinante, è quella dell’importazione di droga dal Viet Nam verso gli Stati Uniti.

In un rapporto dell’agente della DEA (Agenzia della lotta alla droga) Michael Levine, incaricato, sotto copertura, nel 1971, di sgominare una banda di trafficanti e produttori di droga, di base nel Sud est asiatico a Chiang Mai, è stato denunciato che, proprio la CIA , bloccò l’azione dell’arresto conclusivo, adducendo il motivo che gli Stati Uniti avevano altre priorità rispetto alla guerra alla droga.
Molto strano perché, proprio nel 1971, il presidente Nixon aveva dichiarato all’opinione pubblica, di voler fare una guerra alla droga che, da quel momento, costò ben 1.000 miliardi di dollari.
Nel giro di un anno, Michael Levine, venne a sapere che proprio la fabbrica di droga di Chiang Mai, che la CIA aveva impedito di distruggere, era la fonte di grosse partite di eroina introdotte negli USA, nei corpi e nei sacchi per cadaveri dei soldati uccisi in Vietnam.
Compagnie aeree di proprietà della CIA, come l’Air America, venivano utilizzate per il trasporto della droga dal sud-est asiatico. Operazioni bancarie su conti della CIA, servivano a riciclare i soldi della droga, mentre sui mass media si dava a credere all’opinione pubblica, che fosse in corso una guerra alla droga.

Il 17 luglio 1980, per la prima volta nella storia, i trafficanti di droga assunsero il controllo effettivo di una nazione. Infatti in Bolivia, con il cosiddetto “Golpe della Cocaina”, si ebbe il più sanguinoso golpe nella storia di quel paese. Allora la Bolivia era la fonte maggiore di esportazione di cocaina verso gli Stati Uniti.
Questo golpe fu realizzato con l’assistenza e la partecipazione della CIA, che aveva completamente affossato una indagine della DEA, e furono posti nel nuovo governo boliviano, Klaus Barbie, noto gerarca nazista e Roberto Suarez capo dei trafficanti di droga.
La CIA diede protezione analoga ai trafficanti di droga in Honduras, in Afghanistan. Le operazioni Trifecta e Sauber della DEA, contro i trafficanti di droga in Colombia, Messico e Panama furono, prima ostacolate, e poi insabbiate proprio dalla CIA.
Negli anni novanta, agenti della CIA, fatti passare per commercianti, vendevano petrolio sottratto all’embargo, e avevano stretti legami con il figlio di Saddam, Uday, ma finsero di non sapere nulla, che il padre, Saddam, aveva segretamente già distrutto tutte le sue armi di distruzione di massa.

Solo per questa mancata informazione, potevano essere evitati 1700 morti tra le truppe americane e centinaia di migliaia di morti tra i civili iracheni.
Davanti a tutti questi fatti gravissimi, il governo degli Stati Uniti non solo è rimasto e resta impassibile ma, con ogni mezzo, ostacola le indagini delle magistrature di altri paesi, come il nostro, per processare i colpevoli e addirittura, ne impedisce le rogatorie e le estradizioni.
Perché?
Ma perché, con la scusa della lotta al terrorismo, il Pentagono sta attuando un piano che consente alle sue Forze Speciali di entrare in qualsiasi paese straniero, per operazioni militari top secret, senza l’assenso del rappresentante diplomatico USA sul posto. In questo modo, non solo i paesi interessati restano all’oscuro di tutto, ma sono esautorati anche i rispettivi ambasciatori USA.
Così il Pentagono tenta si escludere addirittura sia il Dipartimento di Stato che la CIA , giudicati poco efficienti per svolgere operazioni militari improvvise ovunque.

Il Washington Post riferisce che, molti americani, giudicano tutto questo un modo di agire da Far West, estremamente pericoloso. Per esempio in Pakistan girano per gli alberghi, uomini delle Forze Speciali con le granate in tasca, cosa assolutamente proibita in quel paese. In un bar dell’America Latina, un gruppo di Forze Speciali hanno assassinato un presunto terrorista, senza mai prendersi la briga d’informare l’ambasciata USA sul posto, ed é risultato poi dalle indagini, essere un innocente cittadino di passaggio, scambiato per un altro.
Da quanto sopra, i fatti dimostrano che, non solo la CIA , non ha saputo fornire informazioni esatte, non solo non ha protetto gli Stati Uniti dalle minacce esterne, ma ha ostacolato ogni progetto di contrasto alla diffusione della droga in America e nel mondo, comportandosi alla stessa stregua di una banda di malfattori internazionali.
Ma l’arroganza americana in casa d’altri è forse la cosa peggiore, e conduce a definire, purtroppo oggi, l’America non la culla della democrazia, ma la tomba della libertà.
Io non so se gli altri servizi segreti, sia della nostra, che delle altre nazioni, possano vantare lo stesso curriculum, ma il sospetto è molto forte, e tenendo conto che li paghiamo noi cittadini, potrebbe non essere certamente, per noi, un buon affare.




(da www.disinformazione.it)

Postato da: Dresda a 22:28 | link | commenti |

IL GHOTA DELL’ALTA FINANZA ANGLO-SIONISTA TRUFFA ALLO STATO ITALIANO 4 MILIARDI E 300.000 EURO


Recentissime indagini della Guardia di Finanza hanno messo in luce un complesso meccanismo truffaldino internazionale che ha permesso alle tre maggiori banche d’affari del mondo di sottrarre, solo nello scorso anno, allo Stato italiano 4 miliardi e 300.000 euro; tale cifra è esattamente un terzo della manovra finanziaria governativa per l’anno 2004. Le banche d’affari organizzatrici del raggiro sono: Lehman Brothers, G.P. Morgan e Goldmhan Sachs di proprietà israelita e con sedi a Londra e New York.Paradossale il fatto che, negli anni passati, queste stesse banche d’affari sono state importanti soci del governo italiano. Infatti, Romano Prodi, quando era presidente del consiglio, a loro affidò l’intermediazione per la vendita sui mercati internazionali dei “gioielli di famiglia” del patrimonio statale e parastatale della nazione; le famose privatizzazioni ( dismissioni!). Degno di nota è il fatto che le dismissioni non vennero operate in lire e a favore dell’ azionariato popolare diffuso bensì in dollari e sui mercati oligarchici della finanza internazionale a prezzi inferiori al valore reale delle attività cedute. Ancor più degno di nota il fatto che, appena poche settimane prima delle dismissioni, la lira era stata sottoposta ad un attacco speculativo al ribasso del pirata finanziario anglo-israelita Gorge Soros; a seguito di questo attacco, e della fallimentare resistenza dell’allora governatore della Banca d’Italia Ciampi, la lira perdette il 25% del suo valore rispetto al dollaro. Aziende già svendute sotto costo vennero così acquisite da speculatori stranieri con un ulteriore 25% di sconto. A distanza di poco più di un anno, come premio per l’attacco piratesco contro la lira e per il favore fatto agli accaparratori George Soros venne insignito da Romano Prodi della laurea “honoris causa” presso l’Università degli Studi di Bologna. Il risultato di tutte queste attività speculative e truffaldine è la diminuzione della ricchezza dell’Italia, l’aumento delle tasse e del costo della vita, il fallimento delle industrie nazionali, la disoccupazione diffusa. (forzanuova.org)

 

Soros, il famoso finanziatore di radicali e no-global...

Ora si capisce perchè il sionismo si disse pronto ad appoggiare Prodi alle prossime elezioni politiche italiane...

Non sono i politici eletti dal popolo a governare un Paese; ma le oligarchie economiche internazionali... che stanno distruggendo il nostro Mondo.


Postato da: Dresda a 17:17 | link | commenti |

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