Città di Messina

I fatti di Messina e del Mondo visti da una speciale angolazione, quella degli uomini liberi

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venerdì, 30 settembre 2005

L'avevamo detto...

Ztl bocciate dal Tar, ora il Comune deve provvedere...

Il potere è nelle mani di imbecilli!

Postato da: Dresda a 13:57 | link | commenti |

Un po' di Informazione

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

 

(da luogocomune.net)

Postato da: Dresda a 01:10 | link | commenti |

Alchimisti

 

 

 


Questi sì che trasformano il piombo in oro.


L'esercito americano consuma così tante pallottole in Afghanistan e in Iraq che i fabbricanti di munizioni non riescono più a rispettare le ordinazioni. Secondo il quotidiano britanico The Indepenent gli Usa sono costretti a comandare le munizioni a industrie militari israeliane lagate al governo di Tel Aviv. Risulta che il Pentagono ha comprato quest'ultimo anno 313 milioni di pallottole per un totale di 10 milioni di dollari. Un rapporto governativo americano, citato sempre dall'Independent, indica che le forze americane hanno raddoppiato il consumo di munizioni dopo l'invasione in Afghanistan e in Iraq. L'esercito ha ufficialmente utilizzato circa 6 miliardi di munizioni di piccolo calibro a partire dal 2002 e necessita di 1,8 miliardi di pallottole ogni anno. Gli esperti interrogati stimano che per ogni "insorto" afghano o iracheno abbattuto sono state utilizzate da 250.000 a 300.000 pallottole....  (Le Monde)


Fantastico: sono riusciti a trasformare il piombo in oro...

 

(da noreporter.org)

Postato da: Dresda a 00:14 | link | commenti (1) |

LAOGAI, IL GULAG CINESE, E' FORTE NELL'EXPORT

 

(Stanza di un Laogai)

CINA - E’ la più nuova merce Made in China, e anch’essa è in offerta a prezzi stracciati sul mercato mondiale.
Si tratta di collagene, quel materiale biologico che i chirurghi plastici iniettano per spianare le rughe e riempire le labbra.
Quello cinese costa solo il 5% del prezzo a cui è venduto il collagene prodotto in USA e in Europa.
Piccolo particolare: è ricavato dai cadaveri di condannati a morte in Cina.
Lo ha scoperto un investigatore di Hong Kong, che facendosi passare per un uomo d’affari interessato alla «merce» ha contattato una ditta biotech nella provincia di Heilongjiang, nel nord della Cina.


«Sì, estraiamo il collagene dalla pelle di prigionieri che hanno subito l’esecuzione, e di feti abortiti», ha confermato il direttore vendite dell’azienda.
Aggiungendo che il governo ha consigliato di tenere la cosa «riservata», visto «il rumore che questa attività provoca nei paesi occidentali».
Collagene umano Made in Cina è già stato venduto in Gran Bretagna, ha rivelato il quotidiano britannico Guardian, e probabilmente in altri Paesi europei.
Quasi certamente, diverse signore sugli anta che si sono fatte «rifare» le labbra in Occidente, hanno in bocca i resti di un uomo che è stato liquidato con un colpo alla nuca, velocemente intubato dai medici (presenti sul luogo dell’esecuzione con un camioncino attrezzato) perché il cadavere resti «fresco» con la respirazione artificiale, e ripulito di reni, fegato ed altri organi.


Benvenuti nel Laogai, il Gulag cinese. La parola, che significa «riscatto attraverso il lavoro», è il nome collettivo dell’infinita rete di prigioni e campi di concentramento dove i condannati sono costretti al lavoro forzato.
Ma c’è una differenza rispetto al vecchio Gulag sovietico: con il passaggio al capitalismo, i lager cinesi sono stati trasformati in aziende.
Di successo, e grandi esportatrici.
Spesso, i lager cinesi hanno un secondo nome, diciamo così, commerciale.
Così la prigione numero 1 di Pechino appare sul mercato come «Qinghe Magliera Fine» (le detenute vi producono calze di nylon e di cotone per l’estero).
La prigione di Chengde è nota agli operatori del settore come «Calzature in gomma Chengde» ed esporta scarpe per ogni tipo di sport, al ritmo annuo di 18 milioni di paia.
La prigione di Cangzhou produce ed esporta apparecchi di misura in Giappone, Gran Bretagna e Corea con il nome di «Officine Meccaniche Cangzhou»: ha un fatturato di quasi 5 milioni di dollari l’anno.


Molte di queste aziende a lavoro schiavistico hanno persino un sito internet, dove vantano la qualità delle loro produzioni, e dove i capi-carcerieri appaiono nella veste di «direttore generale», «amministratore delegato» e «direttore marketing».
L’Arcipelago Gulag cinese produce ogni tipo di merce: carbone e tè, mercurio e mattoni, guanti e pietre da costruzione, cemento e motori, bestiame e impermeabili, compressori, tubi, cerniere e minuteria metallica, abbigliamento, oggetti-regalo. Quasi certamente i reggiseno a 2 euro in vendita dai cinesi in Italia, o gli ombrellini di carta colorata che ornano il bicchiere delle bibite, vengono dai centri di detenzione Laogai.
La prigione di Quincheng, la sola di proprietà del Ministero di Pubblica Sicurezza (gli altri lager dipendono dal Ministero della Giustizia) produce, in gran segreto, materiale militare di natura ignota: è stata costruita con l’assistenza sovietica nel lontano 1958.
 
Ma quanto è vasto l’Arcipelago Gulag cinese? E’ un segreto di Stato.
In qualche documento ufficiale salta fuori la cifra di 1,7 milioni di prigionieri.
Ma Harry Wu, un fuoriuscito cinese (dopo aver trascorso 17 anni nel Laogai) che spesso torna in Cina in incognito per mappare il fenomeno, ha localizzato oltre mille prigioni di lavoro e lager.
E ritiene che questa cifra sia «solo indicativa».
Wu calcola che la popolazione carceraria si aggiri tra i 4 e i 6 milioni.
«Almeno 50 milioni di persone sono passate nel Laogai», dice: «non c’è persona in Cina che non abbia un parente o un conoscente che c’è stato».
Le prigioni sono divenute fabbriche da export per una deliberata politica del regime. In un documento ufficiale del governo, intitolato «sulle attuali condizioni dell’economia Laogai» (1990) si ammette: «nel nostro paese, l’economia Laogai è una branca dell’economia…la proprietà socialista dei mezzi di produzione sotto controllo del popolo».


Parimenti deliberato lo sforzo di rendere queste aziende schiavistiche altamente competitive e dedicate all’esportazione.
Si legge nello stesso documento: «tra e merci prodotte dal Laogai, alcune sono  già state classificate come prodotti superiori a livello nazionale; e alcune hanno raggiunto un avanzato livello di qualità mondiale. Molti prodotti sono anche esportati in varie parti del mondo, guadagnando non solo notevoli cifre in valuta estera, ma un’ottima reputazione per la nazione».
Infatti: i pezzi meccanici prodotti dai forzati nella prigione numero 3 di Taiyuan, alias «Fabbrica di compressori a gas Taiyuan», hanno conquistato la certificazione ISO9001.
Ovviamente, i «lavoratori» dei lager non costano nulla: il massimo della «competitività».
Niente salario.
I premi di produzione cui possono sperare, se superano le «quote», sono miglioramenti della razione alimentare.
Quanto alle condizioni di lavoro, sono ovviamente peggiori delle peggiori fabbriche cinesi con lavoratori liberi.
 
Un esempio di fabbrica libera, la Kingmaker della provincia del Guangdong, che produce fra l’altro le scarpe inglesi di marca Clarks: orario di lavoro medio di 81 ore settimanali, nonostante persino le leggi cinesi impongano la settimana di 44 ore.
Paga oraria: 3,375 yuan (34 centesimi di euro, 70 lire).
Le ore straordinarie, che per legge dovrebbero essere compensate il 50% in più, sono pagate meno: 2,5 yuan l’ora, circa 20 centesimi di euro, 40 lire.
Ovviamente, i lavoratori della Kingmaker sono esposti a collanti e coloranti tossici senza alcuna protezione, a parte delle mascherine chirurgiche.
Le gigantesche esportazioni cinesi (198 miliardi d dollari solo quelle verso gli USA) sono per lo più il frutto di lavoratori che guadagnano 40 centesimi l’ora, lavorano 13 ore al giorno, e non hanno né assistenza sanitaria né sussidio di disoccupazione. Quando, per lo più sui 40 anni d’età, cominciano ad avere difficoltà a tenere i ritmi di lavoro, sono licenziati in tronco senza alcuna liquidazione.
 
Ebbene, nei lager è peggio. Nel campo di lavoro femminile di Xi’an presso Pechino, per completare un ordine di una ditta straniera, le donne detenute hanno dovuto lavorare dalle 5 del mattino alle 3 della notte seguente a fabbricare coniglietti di pezza.
Al centro di detenzione di Lanzhou, diecimila detenuti sono stati costretti a pelare i semi di zucca e melone (poi messi in vendita come accompagnamento dell’aperitivo) con le unghie e coi denti, per oltre 10 ore al giorno, e all’aperto: alla fine quasi tutti avevano perso le unghie, molti i denti, e parecchi erano congelati.
Il tutto, come al solito, senza paga. 
Ma ancor peggio è nei campi di lavoro estrattivi: nelle miniere di carbone già i lavoratori «liberi» muoiono per esplosioni e crolli con preoccupante frequenza; si può solo immaginare cosa accade (e non viene rivelato) nei lager.
Nella prigione di Tongren, ribattezzata «Mercurio Tongren», i detenuti estraggono il mercurio dal minerale, il cinabro: un metallo altamente tossico, ma per i forzati non sono previste protezioni.
Muoiono come mosche, ma l’azienda ha venduto all’estero il prodotto per quasi due milioni di dollari nel ’96.


Del forzato cinese non si butta via niente. In vita viene usurato da ritmi infernali di lavoro in ambienti pericolosi.
Quando è condannato a morte, viene ripulito degli organi interni.
Si conosce il caso di una sedicenne, chiamata Li e arrestata per «delitti controrivoluzionari», a cui è stato tolto un rene il giorno prima dell’esecuzione.
Senza anestesia.
In certi casi, quando occorrono cornee da trapianto, il detenuto non viene ucciso con un proiettile in testa, ma al cuore.
Benvenuti nel Laogai cinese, il Gulag S.p.A.  
Questa è la Cina altamente competitiva.
E questi sono i metodi con cui fa concorrenza alle nostre industrie.

Maurizio Blondet         Da «La Padania»

(da effedieffe.com)

Postato da: Dresda a 00:11 | link | commenti |

giovedì, 29 settembre 2005

"Libertà di stampa"

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

 

Per scaricare il video andare nel link indicato (luogocomune.net), oppure potete prenderlo direttamente dai nostri link. Purtroppo occorrerà un po' di tempo; ma è DA NON PERDERE. Finalmente qualcosa di vero sull'11 settembre 2001.

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Io sono un uomo libero, quali che siano le regole che mi circondano. Se le trovo tollerabili, le tollero; se le trovo fastidiose, le rompo. Sono libero perche' so che io solo sono responsabile di tutto cio` che faccio.

R.Heinlein

 

Postato da: Dresda a 01:06 | link | commenti (3) |

Buoni amici




Durante una conversazione telefonica con il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela Hugo Chavez, il presidente della Repubblica Islamica dell’Iran ha elogiato la posizione “coraggiosa e responsabile” di Caracas nell’opporsi alla risoluzione illegale proposta contro Tehran dai tre paesi europei nella Giunta dei Governatori dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (AIEA).


Mahmud Ahmadinejad ha ringraziato il collega venezuelano per l’appoggio al diritto della Repubblica Islamica dell’Iran ad usufruire dell’energia nucleare per usi civili, affermando che questo appoggio dimostra le profonde, fraterne ed amichevoli relazioni tra Tehran e Caracas.

“L’impegno del Venezuela ad accompagnare i paesi sudamericani ad appoggiare i diritti indiscutibili e legittimi dell’Iran così come l’astensione di molti paesi [nella votazione della Giunta dei Governatori] ha generato nuovi poli nella scena mondiale a difesa ed appoggio dei diritti delle nazioni che subiscono pressioni”, ha aggiunto.

Ahmadinejad ha ribadito durante la conversazione telefonica che l’ultima risoluzione approvata dalla Giunta dei Governatori [rifiutata solamente dal Venezuela, con l’astensione di molti paesi tra cui Russia e Cina] contraddice tutte le leggi e i regolamenti dell’AIEA e che l’Iran non accetterà azioni o provvedimenti che travalicano gli obblighi dei paesi membri.

Da parte sua Chavez ha definito il discorso e la proposta sul nucleare presentata da Ahmadinejad a New York durante il vertice dell’ONU come “un buon esempio per il futuro del mondo”, aggiungendo che il Venezuela rimarrà sicuramente al fianco dell’Iran.

A cura di “Islam Sciita” - Servizio di informazione dell’Associazione Islamica “Imam Mahdi” (aj) (islamsciita@yahoo.it)

 

(da it.altermedia.info)

Postato da: Dresda a 00:54 | link | commenti (1) |

mercoledì, 28 settembre 2005

Lo schifo totale

da normanno.com:

GENOVESE SAITTA: ACCORDO RAGGIUNTO


Il leader della Margherita sarà il candidato sindaco per l’Unione. Saitta il suo vice. Ora si pensa alle liste.

Alla fine l’accordo è stato raggiunto.

L’Unione ha trovato il candidato alla poltrona di Primo Cittadino per le prossime amministrative.

A Francantonio Genovese, leader della Margherita e deputato regionale, il compito di battere il centrodestra, che secondo le indiscrezioni delle ultime ore dovrebbe presentare un candidato di Forza Italia.

Accordo raggiunto dicevamo con Antonio Saitta, docente universitario, candidato alle amministrative del 2003, che in caso di vittoria farà da vice Sindaco.

La scelta del candidato dunque è giunta senza il ricorso alle primarie, che tuttavia si terranno però il prossimo 16 ottobre per la scelta del candidato premier alle politiche del 2006.

Il centrosinistra adesso è a lavoro per la definizione della squadra, le liste e il programma da presentare agli elettori.

In questi giorni intanto il presidente della regione dovrebbe pubblicare sulla gazzetta ufficiale il decreto di indizione delle elezioni.

 

Avevamo visto giusto; questo è l’indegno spettacolo che ci offre la “politica” messinese.

Il professor Saitta si è accordato, farà il vice-sindaco. La città lo voleva sindaco; ma contro Genovese (politicamente un nulla, ma con molti soldi) non è voluto andare. “La democrazia è un male”: è questo il messaggio che ci danno. Ecco perché le primarie non sono state fatte. Genovese mica era sicuro che, anche con l’appoggio della sua Rinascita Messina, avrebbe potuto battere Saitta. Quest’ultimo invece non ha osato sfidare Genovese. Noi messinesi paghiamo la mancanza di un leader che abbia DAVVERO a cuore gli interessi di Messina. Una persona caparbia e coraggiosa che non pensi solo alla poltrona. Qualcuno c’è cascato credendo in Saitta ed altri ancora ci cascheranno. Ora ci saranno fiumi di parole. Diranno che Saitta e Genovese hanno un programma politico comune, che si sono accordati per il bene della città, ecc. ecc. Ma sappiamo bene come stanno le cose in realtà: Genovese ha imposto arrogantemente la sua candidatura; Saitta ha accettato senza battere ciglio, assicurandosi una buona poltrona in cambio del sostegno alla candidatura dell’altro.

 

 

GentediMessina@libero.it

 

Postato da: Dresda a 14:34 | link | commenti (2) |

martedì, 27 settembre 2005

Medice, cura te ipsum!

 


WASHINGTON (Reuters) - In un rapporto pubblicato ieri dall’associazione per i diritti umani Human Rights Watch, un capitano e due sergenti dell’esercito degli Stati Uniti hanno raccontato che prigionieri iracheni a Faluja sono stati colpiti con mazze da baseball, costretti a formare piramidi umane, privati di cibo e acqua e costretti a mettersi in posizioni dolorose finché non svenivano.

Gli abusi si sarebbero verificati spesso per l’ordine, o con il consenso, di ufficiali superiori, ha detto il capitano, che ha prestato servizio in Iraq e Afghanistan. L’ufficiale ha anche raccontato di abusi da parte delle forze Usa su prigionieri in Afghanistan, in alcuni casi privati del sonno.

Il capitano ha detto di aver cercato per 17 mesi di sollevare il problema degli abusi, attraverso la catena di comando, e anche di aver provato a ottenere indicazioni più chiare sul trattamento dei detenuti. Ma, ha spiegato, i suoi superiori gli avrebbero detto di occuparsi d’altro e che i suoi forzi avrebbero potuto rovinargli la carriera.

I militari, non indicati per nome e cognome né dal rapporto di HRW né dall’esercito, hanno detto che a compiere abusi sui prigionieri sono stati soldati dell’82esima Divisione Aerotrasportata in una base vicino a Falluja.

Il portavoce dell’esercito Usa Paul Boyce ha detto che gli investigatori militari hanno parlato col capitano e aperto una inchiesta sulla base delle sue accuse sui reati ” a cui avrebbe assistito da testimone o di cui avrebbe sentito durante il suo servizio militare in Iraq e Afganistan”.

Tali episodi sarebbero avvenuti dall’estate 2003 alla primavera 2004, e sarebbero simili a quelli avvenuti nello stesso periodo nel carcere di Abu Ghraib, alla perferia di Baghdad.

 

(da it.altermedia.info)

 

Oggi come allora...

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

 


Postato da: Dresda a 23:50 | link | commenti (3) |

La legge sono io

 

 

 

 

 

 

 

 

 


L'ennesima legge ad personam del Cavaliere ha dato i suoi frutti...



MILANO - Per la vicenda All Iberian, Silvio Berlusconi e' stato assolto perche' il fatto non e' piu' previsto dalla legge come reato. Era accusato di falso in bilancio.
Con il premier sono stati assolti anche gli ex manager Fininvest.

''Siamo soddisfatti. E' una sentenza attesa perche' il fatto formalmente esiste ma non ha provocato danni sensibili e il tribunale ne ha preso atto''. Lo ha dichiarato l'avvocato Gaetano Pecorella, difensore di Silvio Berlusconi.

L'avvocato Vittorio Virga, uno dei difensori di Giancarlo Foscale, ha affermato: ''Finalmente la giustizia ha trionfato per via della formula usata dai giudici''. Il pm Francesco Greco, prima che i giudici entrassero in camera di consiglio, aveva chiesto invece una sentenza che dichiarasse il non doversi procedere nei confronti degli imputati per intervenuta prescrizione. (ansa)

GentediMessina@libero.it



Postato da: Dresda a 23:42 | link | commenti |

Democrazia americana


Le uccidono il figlio in Iraq; vuole parlare con Bush per protestare contro la guerra: l'arrestano!



E' stata arrestata durante un sit-in davanti alla Casa Bianca Cindy Sheehan, la donna americana madre di un soldato morto in Iraq, ribattezzata "Peace Mom", e protagonista, durante l'estate, di una protesta contro la guerra. C'erano circa 500 persone alla manifestazione, organizzata per una giornata di protesta che ha coinvolto sia la Casa Bianca che il Pentagono. Con Cindy Sheenan sono state arrestate una cinquantina di persone, mentre sono finite in manette circa quaranta persone fra quelle che partecipavano alla protesta davanti alla sede della Difesa Usa.

Durante il passaggio davanti alla sede presidenziale, un gruppo di un centinaio di persone, tra le quali anche la Sheehan, si sono dirette verso l'ingresso nord-ovest della Casa Bianca, quello più vicino alle postazioni dei grandi network televisivi americani. Qui, la donna ha detto di parlare "a nome di altri genitori che hanno perso figli in Iraq", e ha chiesto di poter incontrare Bush.

La polizia ha fatto allontanare il gruppo, chiudendolo dietro alcune transenne allestite su Pennsylvania Avenue, la strada su cui si affaccia l'ingresso principale della Casa Bianca. Cindy Sheehan e gli altri hanno allora improvvisato un sit-in, sedendo sul marciapiede. Per tre volte gli agenti hanno avvertito il gruppo che gli accordi per la manifestazione non prevedevano soste. Poi, sono scattate le manette.

La donna, che indossava una maglietta nera con slogan contro la guerra, è stata prima sollevata di peso da tre poliziotti, poi fatta sostare in piedi appoggiata a un furgone, mentre un agente le stringeva le manette ai polsi davanti a una ressa di fotografi e operatori della tv, e il resto del gruppo gridava "Tutto il mondo vi guarda". La polizia ha poi arrestato alcune altre decine di persone. (repubblica.it)

GentediMessina@libero.it



Postato da: Dresda a 20:10 | link | commenti |

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