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In ricordo

oggi lutto cittadino in ricordo delle tre vittime dell'incidente avvenuto sulla A20: Massimo Bonanno, Luigi Daniele Staiti e Leone Saya
da normanno.com:
Riceviamo e pubblichiamo:
Percorro giornalmente il tratto autostradale ove si è verificato l'incidente mortale, di giorno e di sera, in andata e ritorno Messina-Milazzo, Milazzo-Messina.
Ciò per motivi di lavoro. Sono prudente per natura in auto ma vi posso garantire che in quel tratto si rischia ogni giorno la vita!.
1) La galleria interessata dalla tratta a doppio senso (più di una) è totalmente al buio, priva dei cordolini catarifrangenti sulla linea spartitraffico.
2) Chi non conosce la trata, specie di sera, sorpassa in tutta incoscienza.
3) I tir e gli autoarticolati mantengono velocità di 90-100 Km orari come nulla fosse.
4) Non esistono segnalazioni luminose intermittenti come in Europa (noi non ne facciamo parte per evidenti motivi) che segnalano il pericolo e il dovere di rallentare o, perlomeno, mettono in guardia gli utenti nel prestare massima attenzione.
5) La scorsa settimana una Panda in panne dentro la galleria a doppio senso e senza alcuna segnalazione luminosa stava provocando una tragedia poichè chi si trovava questo ostacolo improvviso davanti sterzava improvvisamente verso la corsia con senso di marcia opposto.
6) Questa è la regione dove chi governa ha ottenuto 61 seggi su 61. Premetto che sono apolitico.
Con affetto e disillusione
Filippo Lo Presti
Che ci fa Bin Laden in Israele?

Osama ospite dello stato ebraico con visto turistico da oltre tre anni: così dicono gli israeliani
Non è un sito semisconosciuto e "complottista" ad aver pubblicato la notizia. E neanche uno delle centinaia di siti che cercano di capire, dati e racconti fantascientifici alla mano, cosa è successo l'11 settembre.
E' Maariv, il noto quotidiano israeliano, che il 3-1-2006 afferma, sul suo sito in ebraico (non il sito internazionale in inglese), che Osama Bin Laden sarebbe entrato in Israele in data 14 settembre 2002 (quindi un anno dopo gli attentati di New York e mentre si preparavano i piani iracheni) con un normale visto turistico della durata di due mesi e da allora non sarebbe più uscito! Il passaggio, secondo il quotidiano, è stato registrato al confine israelo-giordano, al passaggio Shaykh Husayn e pare, anzi, che le immagini di Bin Laden sarebbero state registrate dalle telecamere di sicurezza.
La domanda è: che ci fa Bin Laden in Israele? (http://bloglimes.blogspot.com)
(da noreporter.org)

In Rete sta girando lo slogan: "FATE SKYFO" indirizzato a SKY di Murdoch che ha chiesto la chiusura di due portali: coolstreaming.it (80.000 utenti) e calciolibero.com.
I portali sono stati chiusi dalla Guardia di Finanza e i gestori dei siti inseriti nel registro degli indagati per violazione delle norme sui diritti d’autore per aver consentito la visione delle partite del campionato italiano di serie A e di serie B.
Le partite sono in realtà rese visibili da siti cinesi.
Come funziona il sistema:
il canale televisivo cinese CCTV trasmette in chiaro in Cina le partite;
Synacast, società di capitali cinese, invia il segnale su Internet, sembra in accordo con CCTV.
Risultato: le partite del campionato italiano comprate da CCTV sono in rete e si possono vedere in tutto il mondo con applicazioni P2P, applicazioni che consentono lo scambio di informazioni in rete.
E’ chiaro che bloccare due siti italiani non serve a nulla.
Bisogna allora oscurare la Cina.
Ed è questo che sembra stia avvenendo con delle richieste agli internet provider italiani.
Se poi le partite fossero messe in rete anche dalla Mongolia e da Taiwan si oscureranno pure quelle nazioni?
E’ come se Mediaset comprasse delle partite di baseball americano e chiedesse all’FBI di oscurare Cuba per impedire di vederle sulla Rete.
I governi sono ormai superati dalle multinazionali.
Chi è Padre Fedele?

Mentre si accertano le responsabilità del presunto violentatore, vediamo un po' di arrivare a quello che i media non hanno detto.
Ecco qui il commento di un cittadino di Cosenza che conosce bene la sua città:
Come tutti voi sapete da un pò di tempo a questa parte il noto Padre Fedele è stato recluso con la gravissima accusa di stupro ripetuto ai danni di una suora,la cui unica colpa era quella di frequentare l' "oasi francescana" (istituita da Fedele) o,come dicono i legali dell'imputato, quella di frequentare i pub il sabato sera... L'episodio non va sottovalutato, poichè è la testimonianza che a Cosenza l'estrema sinistra gode di "amicizie" e agganci talmente solidi che le consentono di spadroneggiare in città nella più assoluta libertà. Come tutti sanno il frate era strettamente legato agli ambienti no-global: manifestava con loro, era un accanito ultrà che insisteva nel pavoneggiare i suoi tifosi come ragazzi pacifici e amanti dello sport...gli stessi ragazzi che la scorsa settimana sono finiti dietro le sbarre per aver pestato dei tifosi dell'Eboli! Altre volte abbiamo visto il padre manifestare insieme ai compagni per chiedere la scarcerazione di alcuni di loro, arrestati per gravi reati (spaccio, ad esempio). Insomma, il padre per l'estrema sinistra(anticlericale), rappresentava un ottimo strumento, o, se preferite, un' ottima copertura. Non dimentichiamo inoltre che Fedele Bisceglia (non merita l'appellativo di Padre), dava lavoro a molti skin e comunistelli vari che, di certo non assetati di lavoro, trovavano nell'oasi un comodo parcheggio. L'oasi francescana fungeva anche da nascondiglio per numerosi immigrati clandestini del cosentino; pochi giorni fa in un blitz la polizia ne ha scovati alcuni che da tempo erano ricercati poichè autori di un OMICIDIO (consumeto in prov.di CS). Grazie a Dio ora gli immigrati sono stati espulsi. E poi i rom, gli zingari, albanesi, rumeni, li raccoglieva tutti Fedele, dimenticando che delle sue opere di bene magari avrebbero potuto beneficiarne anche molte famiglie cosentine che rasentano la povertà e son costrette ad usufruire quotidianamente di mense gratuite viste le gravi condizioni economiche in cui versano, ma forse questo non interessa a chi fa del buonismo per mestiere: è meglio nascondere un clandestino e stuprarne le donne probabilmente. Ultimamente molti in città parlano di interessi mafiosi, di manovre oscure, ma al riguardo preferisco non esprimermi perchè in questa città la mafia gode di una distribuzione talmente tanto capillare che è lecito dubitare da che parte sta...
Eccovi ora un interessante intervento di un lettore di NoReporter:
Liberateci dai moralizzatori

Padre Fedele, ora in manette per violenza carnale, faceva acidamente il predicatore verso gli ultrà
volevo ricordare, dopo aver letto di padre fedele che 11anni fa fu promotore di una campagna contro la violenza "degli ultrà" negli stadi e che venne anche a Lecco come moralizzatore, deciso a portare il suo messaggio pure nella nostra curva. Ci opponemmo alla sua entrata in curva, ricevendo oltre alla reazione della polizia che ci allontano' dallo stadio e minaccio' denunce, anche i rimproveri di tutta la gente presente. Lui, la sua accompagnatrice ed il questore formarono un trio dietro allo striscione contro la violenza, al centro della curva, tutti abbracciati. un bel quadretto da incorniciare: colei che lo affiancava nella campagna moralizzatrice era la porno attrice luana borgia, alla sua destra il questore. Ed ora,con la scoperta del fatto, i conti tornano.
Un lombardo che ricorda
(da noreporter.org)
ISRAELE - C'è qualcosa di più ridicolo dell'«allarme» di Israele per il successo elettorale di Hamas fra i palestinesi; è la «preoccupazione» che echeggia, secondo i desideri israeliani, nelle diplomazie occidentali e nella servilissima grande stampa, per un'organizzazione il cui programma è la «distruzione» dello Stato ebraico.
Qualunque medio osservatore della situazione palestinese sa che Hamas è stata «creata» da Israele; Israele «ha aiutato Hamas in modo diretto e indiretto per usarla come antagonista dell'OLP», dice Tony Cordesman, l'analista per il Medio Oriente del Center for Strategic Studies (1).
Si trattava di ridurre la massiccia popolarità di Arafat e del suo movimento OLP che, per essere laico e nazionalista, era l'interlocutore di ogni possibile negoziato con Israele.
Ma Israele non ha mai voluto negoziare con Arafat, perché non ha mai voluto uno Stato nazionale palestinese; meglio dunque un movimento fondamentalista, contrario ad ogni accordo, desideroso di affogare le aspirazioni nazionali palestinesi nel sogno dello Stato islamico universale.
Quel movimento è stato creato in laboratorio.
Nel 1977 è stato Menachem Begin, appena eletto Primo ministro per il partito Likud, di cui fu un fondatore, a spezzare la fiala che conteneva il cattivo genio: dando l'assenso alla regolare registrazione in Israele della «Al-Mujamma al Islam» (Associazione Islamica), movimento collegato ai Fratelli Musulmani e fondato dalla sceicco Ahmad Yassin, il più duro estremista religioso della striscia di Gaza.
Yassin, quadriplegico, era un avversario interno di Arafat, e tanto bastava.
Begin, e dopo di lui l'altro premier del Likud Ytzak Shamir, finanziarono l'Associazione Islamica riccamente, attraverso i cosiddetti «consigli di villaggio»: un'invenzione di Sharon (allora ministro della Difesa) per selezionare collaborazionisti da mettere al potere municipale negli abitati palestinesi.
Grazie a questi fondi, Yassin e la sua organizzazione lanciarono il loro giornale, aprirono scuole, ospedali, moschee, la rete di assistenza sociale da cui Hamas ricava il proprio consenso tra il disperato popolo della Palestina.
Hamas infatti è l'ala militare dell'Associazione Islamica caritativa e sociale, e di fatto ha destinato almeno il 95% dei fondi ricevuti da Israele alle opere umanitarie; per autentica solidarietà, ma anche per scalzare l'autorità di Arafat.
In quel periodo, sotto la copertura dei «consigli di villaggio», l'autorità militare israeliana d'occupazione stipendiò fino a 19 mila palestinesi: insegnanti, impiegati e amministratori locali, ma anche informatori e spie anti-Arafat.
L'esercito israeliano diede addestramento militare ad almeno 200 di questi collaborazionisti, futuri quadri di Hamas.
Altri elementi furono selezionati attraverso le «cure» offerte alla disperata popolazione di Gaza dal solo presidio psichiatrico presente nella zona, il Gaza Community Mental Health Program, una clinica pagata dagli USA e gestita da psichiatri militari israeliani.
A Gaza, secondo una statistica della stessa clinica, il 55% dei bambini ha visto picchiare il proprio padre dagli occupanti ebrei senza reagire, il 19% sono stati detenuti dai soldati israeliani, l'85% ha assistito all'irruzione della soldataglia giudaica nelle proprie case: questo trattamento assicura una fioritura di disturbi psichici tra i giovanissimi, che sono «utilmente sfruttati» (così il professor Jerrold Post, psichiatra e direttore del Bulletin of Political Psychology) dai «talent scout di terroristi».
Quanti di quei disturbati psichici siano stati trasformati in terroristi di Hamas dai caritatevoli psichiatri militare d'Israele, è impossibile dire.
Abdel Haziz Rantisi, rappresentante di Hamas nella striscia di Gaza, è reduce da simili esperienze psichiatriche, ed è stato internato nel manicomio israeliano (2).
Personalità malate, suggestionate, manipolabili, spinte all'irrazionalità dalle proprie ferite psichiche: l'ideale materiale umano per creare terroristi con cui «non si può trattare».
Gente ignara di fare, col suo massimalismo, il gioco del nemico.
La prova: nel marzo 2004, Israele ha trucidato lo sceicco Yassin sulla sua sedia a rotelle.
Il capo spirituale di Hamas aveva appena offerto allo Stato ebraico una tregua decennale.
Diventato ragionevole, era ormai inutile.
Persino osservatori israeliani hanno notato come Hamas sia sempre intervenuta con i suoi sanguinosi attentati, con sospetta puntualità, ogni volta che le trattative di pace tra l'OLP e Israele sembravano vicine a un esito felice: ogni volta offrendo la scusa di sempre, «non si può trattare coi terroristi», e mandare all'aria le trattative.
L'ha detto persino Avraham Poraz, membro della Knesset e del partito Shinui: «il Likud ha plasmato Hamas con le sue mani per non dover trattare con l'OLP».
Un anonimo funzionario degli Esteri americano ha detto alla UPI: «l'idea di ambienti dell'estrema destra israeliana è sempre stata quella: che se Hamas prende il controllo in Palestina, rifiutando ogni compromesso, affonderà ogni trattativa di pace» (1).
Larry Johnson, anche lui un ex del Dipartimento di Stato, finge di stupirsi: «nel combattere il terrorismo gli israeliani sono i peggiori nemici di se stessi. Più che ridurlo, lo incitano».
Ma è un calcolo, naturalmente.
Che cosa sarebbe un Israele senza terroristi attorno, sicuro e pacifico nei suoi confini?
Riceverebbe ancora gli immensi fondi dalla Diaspora, l'enorme armamento americano, nella misura in cui li riceve finchè «è in pericolo»?
E' stato notato che Hamas e il Likud si somigliano come gemelli.
Begin, fondatore del Likud, è stato terrorista dell'Irgun, Ytzak Shamir nella «Banda Stern»; frange terroristiche «religiose» che uccisero il conte Bernadotte, inviato dell'ONU, nel 1948, e massacrarono soldati inglesi, e migliaia di civili palestinesi sorpresi nei villaggi e nel sonno.
Hamas e Likud sono entrambi nemici dell'OLP.
Entrambi sono ostili a una soluzione di pace negoziata; l'uno vuole la mitica Grande Israele, l'altro un utopico Islam universale.
Dal processo di pace, entrambi hanno visto di aver solo da perdere.
Durante il «processo di pace» di Oslo, il favore dei palestinesi per Hamas, che nella striscia di Gaza era sul 60%, scese tra il 12% e il 25%; mentre saliva il favore per l'OLP, per Arafat e per uno Stato nazionale non confessionale.
Quanto al Likud, ogni intensificarsi degli attentati di Hamas gli ha regalato il potere, attraverso il voto della popolazione spaventata, che giudica i laburisti «deboli» e invoca «uomini forti».
E' in questo modo che il Likud ha spesso battuto i laburisti, il partito della trattativa; con gli attentati di Hamas.
E sarebbe dunque la vittoria di Hamas ad «allarmare» Israele?
Dovremmo unirci alle angosce ufficiali per il «pericolo» che lo Stato ebraico corre?
Basta ricordare le parole con cui Moshe Dayan, allora ministro della Difesa, rifiutò - in una riunione riservata del gabinetto israeliano - l'ennesimo patto di sicurezza offerto dagli Stati Uniti, come risposta alle grida di allarme che venivano da Israele «in pericolo»: «Questo patto sarebbe solo un ostacolo per noi… Le azioni di rappresaglia, che non potremmo più condurre se fossimo legati da un patto di sicurezza, sono la nostra linfa vitale. Sono quelle che ci rendono possibile mantenere un alto stato di tensione tra la nostra popolazione e nel nostro esercito. Senza queste azioni cesseremmo di essere una nazione combattiva, e senza la disciplina che ne consegue, siamo perduti. Dobbiamo continuare a gridare che il Negev è in pericolo, così i giovani andranno là a combattere».
Era il 26 maggio 1955, e la frase è ricordata nel suo diario segreto da Moshe Sharrett (Shertok), allora Primo ministro israeliano, ed ex ministro degli Esteri (3).
Nulla è cambiato da allora.
La vittoria di Hamas assicura infinite rappresaglie, che sono la «linfa vitale» dello Stato ebraico.
Maurizio Blondet
Note
1)
Note1)
Note1) Richard Sale, «Analysis: Hamas history tied to Israel», UPI, 26 gennaio 2006. Sale è l'inviato speciale esperto di terrorismo dell'agenzia UPI.
Immigrata nel cassonetto
Ma non fa notizia perchè di razzismo non si può parlare. Infatti la 15enne è stata gettata nel cassonetto da altri due rumeni ubriachi di 48 e 54 anni.
Roma: per gioco buttano 15enne in cassonetto
Per gioco, due rumeni di 48 e 54 anni hanno gettato in un cassonetto una ragazzina di 15 anni. Alcune donne, che avevano assistito alla scena e prestato i primi soccorsi alla nomade, hanno fornito le descrizioni dei due che sono stati arrestati. L'episodio è avvenuto a Roma. I due rumeni sono stati rintracciati dai carabinieri di Montespaccato ancora ubriachi (IMG Press)
«ll ritorno di Gandalf» Bin Laden ad Hollywood

Federico Visconti (da www.effedieffe.com)
19 gennaio (agenzia Adnkronos/Aki) «L'emittente satellitare ‘Al Jazeera’ ha annunciato la diffusione di un messaggio audio del capo di Al Qaeda, Osama Bin Laden. La notizia giunge a più di un anno dal suo ultimo messaggio trasmesso dalla TV del Qatar e dopo un silenzio che aveva fatto pensare a una possibile scomparsa di Bin Laden».
E così Bin laden è tornato, Bin laden ha rotto il silenzio!
Come mai? A chi giova questa inaspettata…ricomparsa di Bin Laden?
Proprio quando il nostro grancattivo era ormai retrocesso dalle posizioni di vertice della hitparade degli wanted ancora in circolazione, mentre i massmedia stavano cercando di far incrementare l’audience del nuovo pericolo pubblico numero 1, il presidente iraniano Amadinejad, ecco che Bin laden interrompe il suo ramadan…
Certo che il presidente iraniano, con il suo look da impiegato di basso livello, non è certo adatto per esaltare le masse fondamentaliste, né terrorizzare i ben pasciuti occidentali che si riscaldano in questo freddo inverno anche grazie al petrolio iraniano.
Ma che cosa succederebbe se l’Iran decidesse di boiccottare l’occidente chiudendo tutti i rubinetti del petrolio e dei gasdotti vari? Come farebbero le famiglie italiane a scappare ogni week-end dalle inquinate metropoli del belpaese e sopravvivere al giorno della memoria?
Per fortuna che Bin laden si è detto: è ora che riguadagni il mio ruolo di grancattivo, magari con un colpo di scena tipicamente hollyvoodiano, - anche i cattivi si commuovo e alla fine chiedono perdono - e i due colombi (George e Bin), costretti a separarsi per le malefatte dell’uno (il traditore Bin), ritorneranno insieme per ricostruire la vecchia compagnia che così bene ha tenuto il palcoscenico dal 2001 fino all’infausta guerra all’Iraq.
La verità è che la giunta miltar-petrolifera bushista, non sapendo come uscir fuori dal pantano iracheno e anche per liberare un po’ di risorse per preparare la prossima guerra all’Iran, ha pensato bene di trovare al grande attore un nuovo ruolo, quello del pentito…
Infatti la cosa sorprendente di questo nuovo film «Bin Laden returns» è che il protagonista «invisibile» utilizza una registrazione audio, forse perché nel frattempo si sta facendo fare qualche trattamento di ringiovanimento estetico in una lussuosa clinica della Florida, per raccontarci che è pronto ad offrire alla sua vecchia fiamma Bush (in preoccupante calo di consensi) «una tregua a lungo termine con condizioni giuste che noi rispetteremo».
La sconcertante offerta di tregua, più che la pessima qualità audio, ha sconcertato alcuni opinionisti sull’autenticità della voce registrata, ma non certo la CIA che non ha perso tempo nel distribuire la velina del minculpop: «la voce di Bin laden è autentica» e guai a chi osa dubitare che il grancattivo non sia ancora vivo e pronto ad …arrendersi.
Così grazie al bollino blu della CIA possiamo stare tranquilli : si tratta proprio di lui, non di un imitatore di «torte in faccia», o di Hollywood!
Così questo è il primo passo per rilanciare il nostro Bin ai vertici della hit parade dei «cattivi che più cattivi non si può - tranne ovviamente Hitler» e chissà che magari, se questa tregua va in porto, gli venga anche concesso, in coppia con il suo sodale di affari Bush il premio Nobel per la pace.
Se poi si comporta bene, il regista Peter Jackson, non ancora saturo di successi dopo gli eccessi de il Signore degli anelli
e del remake di King Kong, è pronto ad offrirgli un contratto miliardario per la parte del grancattivo Sauron nel prossimo inevitabile seguito della trilogia dal titolo «Il ritorno di Gandalf».
Mafia e politica
http://www.imgpress.com/notizia.asp?idnotizia=17120&idSezione=2
Gli Usa contro la democrazia!

Vogliono costringere la Palestina a non rispettare il voto del popolo.
GAZA - Il governo degli Stati Uniti rivedrà "tutti gli aspetti" dei suoi programmi di aiuti ai palestinesi, se il movimento integralista Hamas andrà al governo dopo le elezioni di mercoledì scorso. La messa in guardia arriva dal portavoce del Dipartimento di Stato, Sean McCormack. "Per essere chiari - ha spiegato - noi non forniamo danaro ad organizzazioni terroristiche. Noi fonderemo i nostri interventi sulla nostra legge e sulla nostra politica".
Per capire quale sarà la formazione del futuro esecutivo palestinese bisognerà comunque aspettare ancora alcuni giorni. Ismail Haniyah, capolista di Hamas nelle elezioni legislative palestinesi, ha affermato che avrà prossimamente dei colloqui con il presidente Mahmud Abbas per giungere a una ''collaborazione politica''. ''Gli ho telefonato e siamo rimasti d'accordo per un incontro non appena arriverà a Gaza, tra circa due giorni'', ha detto Haniyah.
E intanto nei territori palestinesi oggi ci sono stati scontri fra seguaci di Hamas e di Fatah. Tre persone sono state ferite a Khan Yunis, nella zona meridionale della Striscia di Gaza. Non è ancora chiaro a quale fazione appartengano.
Mentre nel campo di rifugiati di Nousseirat, ancora nella Striscia di Gaza, migliaia di attivisti di Fatah manifestano per chiedere le dimissioni del presidente Abbas. I manifestanti chiedono che Fatah non partecipi a un governo formato da Hamas. "Abu Mazen è il principale responsabile della nostra sconfitta alle elezioni, con Yasser Arafat questo non sarebbe mai successo", spiega uno degli attivisti. "Noi chiediamo a Fatah di non partecipare in alcun modo al nuovo governo", urla un altro manifestante attraverso un altoparlante installato su una camionetta. (La Repubblica)
Si lavora per la guerra

Israele impedisce ai deputati di Hamas di recarsi all'Assemblea legislativa palestinese.
GERUSALEMME - Israele non permettera' ai deputati di Hamas di spostarsi tra Gaza e la Cisgiordania, dove ha sede l'Assemblea legislativa palestinese. Lo ha annunciato un responsabile del Ministero della Difesa. 'Non vi e' alcun motivo per rilasciare dei lasciapassare speciali per i Vip (personalita' importanti) palestinesi appartenenti ad un'organizzazione che si propone la distruzione di Israele', ha affermato alla radio Amos Gilad, consigliere del ministro della Difesa, Shaoul Mofaz. (ansa)