I fatti di Messina e del Mondo visti da una speciale angolazione, quella degli uomini liberi
Dresda in Il parco negato. I c...
wolfina84 in Il parco negato. I c...
Progetto Antivirus19
alitodivento
Alternativa_Antagonista
associazione Uniti per l'Italia
BunkerAfrikano
CarloGambescia
CarloParlanti
Centro studi PatriaeTradizione
Effedieffe
Faro in Musica
Grilli dello Stretto
http://www.barcellonapg.it
Il blog di amarcord69
Il Cerchio dell'Oracolo
Il Disgelo
ImgPress
Informazione
InnovariRetrofuturo
Luogocomune.net
Malia
MiroRenzaglia
Mutuosociale
Naturantagonista
NoReporter.org
OmniaPress
Parole di vento..vento di parole...
ProgettoTorino
SentieroNascosto
Senzapiutempo
siculi
Splendor
StrettoIndispensabile
un blog d'arte
un occhio indiscreto sul mondo
una voce contro il vento
Verità11/09da arcoirisTv_56k
Verità11/09da arcoirisTv_adsl
Verità_Br_daArcoirisTV
Verità_su_Falluja
visitato *loading* volte
Campo nomadi

Mesi fa scrivevo:
Dopo tanto tempo perso è stata infine trovata una soluzione per la sistemazione dei nomadi di San Raineri. Probabilmente non è la migliore in assoluto, ma sicuramente l’unica possibile. Non si può certo pretendere che in una città come Messina, dove l’emergenza abitativa costituisce un grave problema, si trovi un complesso abitativo con 30 o 60 appartamenti disponibili per alloggiare gli zingari di San Raineri. Campo Italia non sarà la soluzione ideale, ma è la soluzione. I nomadi non ci vogliono andare perché sarebbero relegati nella periferia della città, ma francamente alla luce delle pietose condizioni igienico-sanitarie del campo di San Raineri, è già un crimine vivere in quel modo. Pensino piuttosto a mettere sul tavolo i reali problemi che deriverebbero dallo spostamento a Campo Italia, a fronte dell’innegabile vantaggio di acquisire (finalmente) una condizione di vivibilità, a parole sempre tanto cercata. È evidente che i problemi riguardano lo spostamento dei nomadi dalla periferia nord al centro della città per motivi lavorativi, di studio, ecc.; non ci si può invece lamentare per una sistemazione troppo isolata del Campo nomadi. La maggior parte delle persone non riesce ad affittare o comprare la propria casa nella zona che vorrebbe, figuriamoci se questo si potrebbe realizzare per il campo nomadi che grava economicamente sulle asfittiche casse comunali.
Ma c’è anche un’altra parte che non accetta questa soluzione: sono i cittadini della zona nord dove dovrebbe sistemarsi il campo nomadi. Non vogliono il campo nomadi perché, a loro dire, i furti, gli scippi, le truffe e le rapine aumenterebbero; puntano insomma il dito contro gli zingari. Ma se il problema sono gli zingari, non si deve dibattere se farli stare nel I°, II° o V° quartiere, bisogna piuttosto risolvere il problema alla fonte ed eliminare i motivi di contrasto fra gli zingari e gli altri abitanti. Ma il problema sono veramente gli zingari? È evidente che se tutti dicono una cosa qualcosa di vero ci dovrà pur essere, almeno che non siano tutte fantasie (ed anche questo è possibile). Cosa possiamo affermare con certezza? Possiamo affermare che:
- nella zona di San Raineri ci sono state aggressioni (spesso solo verbali) da parte dei rom;
- diventa rischioso lasciare la propria auto nella vicinanze del campo nomadi di San Raineri;
- i nomadi non avranno servizi igienici adeguati, ma posseggono auto di grossa cilindrata e antenne paraboliche.
Cosa non possiamo affermare con certezza? Non possiamo affermare che:
- i nomadi di San Raineri vivono di furti;
- i nomadi di San Raineri sfruttano minori facendoli elemosinare ai semafori;
Sembrano allora giustificate le proteste degli abitanti della zona nord e, inoltre, è da auspicarsi un intervento del Comune che capisca se ci sia una volontà dei rom di integrarsi. Ad ogni modo il Comune dovrebbe controllare che tutti i bambini del campo nomadi di San Raineri frequentino regolari corsi di studio, che la gente del campo nomadi non viva di elemosina e, soprattutto, che non ci sia la volontà dei nomadi di vivere nella sporcizia per godersi frivoli lussi.
-----------
Oggi il city manager accusa i cittadini di avere dei pregiudizi nei confronti degli zingari. Ma come si fa ad essere così fuori dalla realtà?? Ma non vive anche lui a Messina?
Buonismo a poco prezzo in puro stile democristiano. Così non si risolvono i problemi.
Il Regime "democratico"

Ogni nostro movimento è controllato da satelliti, telecamere e computers. La scusa è la sicurezza, anzi l'insicurezza. Se ne è accorto anche il Garante della privacy: troppo tardi...
MADRID,30 MAR- In Europa c'e' il rischio di trasformare societa' democratiche, fondate su rispetto e liberta', in societa' oppressive e controllate. Lo ha detto il presidente del Garante della privacy Francesco Pizzetti al primo "European Congress on data protection" a Madrid. "Nessun europeo -ha aggiunto- puo' accettare di pagare un prezzo cosi' alto alla sicurezza. Nessun europeo puo' accettare di vendere la propria anima, fondata sulla civilta' giuridica europea, per salvare il proprio corpo". (ansa)
Estremista pure lui?

Medio Oriente: ANDREOTTI, ANCH'IO FORSE TERRORISTA IN CONDIZIONI PALESTINESI
M.O.: ANDREOTTI, ANCH'IO FORSE TERRORISTA IN CONDIZIONI PALESTINESI
'TRASFERIRE ALTROVE I PROFUGHI IN LIBANO PER DARE LORO PROSPETTIVE'
Roma, 23 mar. - (Adnkronos) - ''Forse io stesso sarei un terrorista in quelle condizioni''. Da sempre vicino al mondo arabo il senatore a vita Giulio Andreotti arriva ad immedesimarsi nella vita dei palestinesi, in particolare delle decine di migliaia di profughi che vivono in Libano, in campi e condizioni che sono terreno fertile per i gruppi terroristici. E per alleviare la loro disperazione, l'ex presidente del Consiglio propone ''un'idea bizzarra'' durante la presentazione alla Farnesina del libro 'Pace nel Mediterraneo', raccolta di discorsi di Bettino Craxi.
fonte: http://www.adnkronos.com/3Level.php?cat=Esteri&loid=1.0.360123997
(da noreporter.org)
Riscoprono il Fascismo

Fare più figli per contrastare la società multirazziale che crea ghetti e odii. A dirlo il democratico Pera: le elezioni incombono!
ROMA 'La denatalizzazione in Europa e' un problema serio, soprattutto in presenza di una massiccia immigrazione'. E' l'allarme lanciato da Pera. Secondo il presidente del Senato, gli europei debbono combattere il principio del multiculturalismo 'perche' mantiene in vita comunita' separate, veri e propri ghetti, senza che nessuno entri nel merito dei loro valori'. Sulla sua possibile candidatura al Quirinale, il presidente del Senato ha inoltre affermato che e' prematuro parlarne. (ansa)
Satana torna a colpire

Ci sarebbe un "patto col diavolo" firmato col sangue dietro alla strage di Caraffa.
Dai primi interrogatori a cui è stato sottoposto Claudio Tomaino, il giovane fermato la scorsa notte con l'accusa di essere uno dei responsabili della strage di Caraffa, troverebbe conferma la pista della setta satanica. Tomaino avrebbe riferito che la morte di Camillo Pane, della moglie e dei figli "è stata un sacrificio". Sarebbe anche emerso che lo stesso Camillo Pane faceva parte della medesima setta.
Tomaino ammette gesto satanico
La morte di Camillo Pane, della moglie Giuseppina Annamaria e dei figli Eugenio e Anna "è stata un sacrificio". E' quanto ha riferito, nel corso dell'interrogatorio a cui è stato sottoposto, Claudio Tomaino, il giovane fermato con l'accusa di essere uno dei responsabili della strage. Il "sacrificio" a cui ha fatto riferimento Tomaino, riprendendo, tra l'altro, una definizione riferitagli nel corso dell'interrogatorio da un investigatore, è legato all'attività della setta satanica di cui Tomaino ha fatto parte. Ed è proprio nell'ambito del gruppo satanico che i carabinieri cercano adesso gli altri responsabili della strage, almeno tre persone, che avrebbero agito in complicità con Claudio Tomaino.
Anche Camillo Pane nella setta
Camillo Pane, ucciso nella strage di Carafa insieme alla moglie e ai due figli, avrebbe fatto parte della stessa setta satanica cui era affiliato Claudio Tomaino. La comune appartenenza di Tomaino e Pane alla setta sarebbe uno degli elementi che costituiscono il movente della strage, movente nel quale si inserirebbero i contrasti di natura economica che c'erano tra i due.
Firmato contratto con Satana
Nell' abitazione di Claudio Tomaino è stato trovato un "contratto con Satana" firmato dal giovane col suo sangue. E' questo uno degli elementi che hanno consentito a carabinieri e magistrati di accertare il movente esoterico della strage. Occorre accertare adesso se il "sacrificio", come lo ha definito lo stesso Tomaino, delle quattro persone uccise a Caraffa si colleghi ad un movente personale che avrebbe spinto il giovane a compiere il gesto, legato a contrasti economici con Pane col quale avrebbe avuto rapporti d'affari nella vendita all'asta di immobili.
Difensore: "Non è reo confesso"
Claudio Tomaino non è reo confesso: lo ha riferito il suo difensore, l'avvocato Armando Veneto, riferendosi alle dichiarazioni degli investigatori secondo le quali il giovane fermato avrebbe fatto delle "parziali ammissioni" in relazione alle contestazioni che gli vengono mosse. Secondo l'avvocato Veneto, le parziali ammissioni cui è stato fatto riferimento riguardano il presunto movente della strage legato a pratiche esoteriche e all'attività di una setta satanica "di cui Tomaino - ha aggiunto Veneto - ha ammesso di avere fatto parte".
Si cercano due pistole
Sono due le armi che avrebbero sparato lunedì mattina, in località "Tre Olivare" di Caraffa di Catanzaro. Ad attirare l'attenzione dei carabinieri è una calibro 9X21, di fabbricazione polacca, che il presunto omicida, Claudio Tomaino, deteneva legalmente e per la quale aveva solo l'autorizzazione di custodirla in casa. Ma di essa, al momento, non c'è traccia. I primi rilievi balistici hanno evidenziato che i proiettili esplosi contro la famiglia Pane sono di calibro compatibile con l'arma di Tomaino. A questo riguardo, comunque, sarebbe emersa l'inutilità dell'esame dello stub, in quanto il sospettato frequenta assiduamente poligoni di tiro e l'esame, secondo gli esperti, darebbe comunque esito positivo. Dalla calibro 9 sono partiti 4 dei 90 colpi espolosi, come dimostrano i bossoli rinvenuti sul luogo della strage. Il fatto che non si siano trovati altri bossoli è segno che a sparare gli altri colpi sia stata un'arma a tamburo che non lascia tracce. Per quanto riguarda la sua pistola, Tomaino aveva riferito agli inquirenti di averla consegnata a Camillo Pane per difendersi da possibili aggressioni da parte del cognato marocchino con il quale aveva avuto dissapori. (tgcom.it)
"Tortura cinese"

il confronto in tv
www.casapound.org/nessuno_3.wmv
Risposta ai provocatori

Qualcuno che si definisce "comunista messinese" si passa il tempo a mandare virus alle nostre email e chiede al sottoscritto: "chi ti paga per parlare così male della Sinistra?". Evidentemente con una Destra uguale alla Sinistra non erano abituati a ricevere critiche.
Chi mi paga? Nessuno. Chi paga i comunisti di Messina, invece, lo sappiamo bene. é Francantonio Genovese che ha da poco nominato consigliere dell'Amam il segretario dei Comunisti italiani (e certo, mica gli dava un assessorato per contare qualcosa di più in politica). Ecco svelato perchè nemmeno i comunisti messinesi hanno chiesto le primarie prima delle recenti Amministrative. Il nuovo comunismo: un pugno di voti e campi 5 anni, grazie agli altri compagni.
Ecco l’uomo

senza gambe, ma i coglioni a posto!
SYDNEY - L'alpinista neozelandese Mark Inglis, che haperso ambedue le gambe per congelamento durante unascalata 24 anni fa, è deciso a diventare il primo «doppio amputato» a scalare l'Everest. Inglis, 47 anni e padre di tre figli, medaglia d'oro di ciclismo nelle
paraolimpiadi del 2000 a Sydney, non ha perso la passione per l'avventura e, in particolare per la montagna: nel 2002 è tornato a scalare il monte Cook, il più alto della Nuova Zelanda (3754 metri), dove nel 1982 era rimasto per due settimane intrappolato in una caverna di ghiaccio, perdendo le due gambe sotto il ginocchio.
È stato due anni dopo, quando ha scalato anche il monte Cho Oyu di 8120 metri nell'Himalaya, che ha deciso di aggiungere anche l'Everest alle sue conquiste. L'irriducibile alpinista è partito dalla
Nuova Zelanda per l'Himalaya e prevede che la scalata
di 8848 metri, con un gruppo di spedizione internazionale fra cui la guida neozelandese Russel Brice, richiederà circa due mesi. Prima della partenza Inglis ha detto che il suo sogno di conquistare la cima più alta del mondo risale a quando aveva 12 anni.
«Mi annoio facilmente, mi piace fare cose nuove, affrontare nuove sfide, per me è il sale della vita», ha aggiunto Inglis. Ha assicurato che la sua menomazione non sarà un ostacolo nella salita, ma solo dopo nella discesa, che egli descrive come lenta e dolorosa. In effetti, sarà persino un vantaggio, poiché potrà adattarsi meglio all'altitudine dato che il corpo dovrà alimentare una minore massa muscolare. «Avendo più sangue per servire una minor massa di muscoli significa poter usare molto meglio l'ossigeno, ed acclimatarsi meglio», ha spiegato. La spedizione mira a raccogliere centinaia di migliaia di dollari per un centro di arti artificiali in Cambogia, gestito dal Cambodia Trust, che offre servizi di riabilitazione alle vittime di mine antiuomo, della polio ed altre persone disabili.
L'avventura di Inglis potrà essere seguita sul suo sito web, www.legsoneverest.com.
(da noreporter.org)
La sinistra: si alle adozioni gay

Così Bertinotti a Radio anch'io. La maschera è ormai caduta
Nuoro - "Non capisco perché un nucleo di persone, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, non possa allevare un bambino altrimenti privato di ogni affetto". Rispondendo alla domanda di un ascoltatore, Fausto Bertinotti si dice favorevole alla possibilità di riconoscere il diritto di coppie omosessuali ad adottare dei figli.
Ai microfoni di 'Radio anch'io', il segretario del Prc difende la scelta dell'Unione di riconoscere, nel programma di governo, le unioni civili. "Perché la difesa della famiglia è usata come una clava contro la richiesta di diritti per altre persone che decidono di vivere insieme in una unione?", chiede Bertinotti. (Radio anch'io)
Adozioni pericolose

Una donna massacra il figlio della compagna perchè non la chiamava "papà".

Engeline de Nysschen, 33 anni, colpevole di infanticidio
Maurizio Blondet (da www.effedieffe.com)
Engeline de Nysschen, 33 anni, colpevole di infanticidio
Hanelie Botha, 31 anni, ed Engeline de Nysschen, 33, sono due lesbiche sudafricane: unite in matrimonio gay, abitano insieme nella bella zona di Vereeniging.
Ora dovranno separarsi: in galera per infanticidio.
Come una vera coppia coniugale, Hanelie aveva voluto portare nella sua nuova famiglia il figlio avuto dal suo precedente matrimonio, Jandre, di quattro anni.
Aveva persino affrontato una lunga causa per farsi assegnare il bambino strappandolo all’ex marito Jan Botha.
Ora il piccolo Jandre è morto.
Massacrato in modo orribile dalla compagna («marito») di mamma-lesbica Hanelie.
Il motivo?
Il bambino si rifiutava di chiamare «papà» la compagna di mammà.
A quattro anni, quando non si è ancora politicamente corretti, né pronti ad accettare situazioni contro natura ed evidenza (non si è ancora inseriti nella civiltà occidentale) può essere un errore scusabile.
Ma Engeline voleva assolutamente essere chiamata papà.
Ed ha insistito.
Ha insistito al punto da coprire di botte il piccino, fratturargli entrambe le gambe, le vertebre del collo, la pelvi, le mani e il cranio con danno cerebrale.
«Il cadaverino aveva gli stessi traumi che se fosse caduto da un secondo piano»; ha detto un perito in tribunale.
Due dipendenti negre delle lesbiche (bianche) che lavorano nel loro negozio hanno testimoniato che proprio quello era il motivo del massacro: mentre papà Engeline pestava la bambina, continuava a gridarle: «devi chiamarmi papà!».
Entrambe le lavoranti hanno testimoniato che durante l’orrendo pestaggio, la mamma naturale del piccino - che era presente - non è intervenuta a difenderlo.
Non ha mosso un dito.
E a quanto pare, non era la prima volta che il piccolo Jandre subiva pestaggi.
In seguito ha portato il bambino all’ospedale, sostenendo la solita scusa delle madri infanticide: che era scivolato nel bagno.
Il padre vero (maschio) del bambino è stato avvertito solo il giorno della morte di Jandre, il 12 giugno 2003.
Anche a lui Hanelie ha telefonato con la scusa: Jandre è caduto nel bagno ed è morto.
Hanelie aveva vinto una lunga e difficile causa per strappare all’ex-marito la custodia del piccolo: voleva assolutamente portare il figlioletto nella sua nuova «famiglia», dove avrebbe trovato un altro «papà».
Persino i genitori di lei hanno cercato di opporsi con tutte le forze a che il piccolo fosse affidato alla figlia, anche pagando all’ex marito (e genero) parte delle spese legali per opporsi all’affidamento.
Ma i giudici e gli assistenti sociali hanno deciso per l’affidamento alla madre, pur ben consci della nuova «famiglia» che costei aveva costituito: è più «naturale» che il bambino stia con la madre, anche se unita in una coppia contro natura.
Succede invariabilmente anche da noi: il pregiudizio giudiziario a favore delle madri separate e divorziate è invincibile.
I giudici infatti sono adulti: quindi politicamente corretti, quindi inseriti nei «valori» della civiltà occidentale.
(Fonte: Baldwin Ndaba, «Lesbian couple guilty of gruesome murder», IOL, Sudafrica, 23 marzo 2006).
Copyright © - EFFEDIEFFE - all rights reserved.