Città di Messina

I fatti di Messina e del Mondo visti da una speciale angolazione, quella degli uomini liberi

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giovedì, 30 novembre 2006

Droga, arma del potere

 

 

Il ministro Turco ha raddoppiato il quantitativo massimo di cannabis detenibile ad uso personale, scatenando forti polemiche. Fra gli stessi compagni di partito del ministro c’è stato chi ha aspramente criticato il provvedimento. Sono in molti, infatti, a ritenere che esso faciliterà lo spaccio, visto che per accusare qualcuno di vendere droga, occorrerà trovarlo in possesso di più di 40 spinelli. C’è pure chi si è chiesto se questo non sia solo il primo passo verso le tristemente famose “stanze del buco” proposte, qualche mese fa, dai Verdi.
Se i proibizionisti alzano le barricate contro il Governo e parlano di messaggio sbagliato nei confronti dei giovani, gli antiproibizionisti, invece, esultano e sperano si possa arrivare, in breve tempo, alla totale liberalizzazione del commercio della droga. Liberalizzazione che, comunque, per quanto riguarda le droghe leggere, sembra essersi di fatto già realizzata. Spulciando i sondaggi, si scopre, infatti, che lo spinello è diffusissimo fra i giovanissimi e presente in una scuola italiana su due. Ad impressionare è soprattutto l’età media dei ragazzi, che iniziano a “stonarsi” ancor prima di entrare nell’età puberale. L’analisi di questi dati dimostra come sia assurdo ridurre il problema ad una generica disputa dialettica sugli effetti della droga. Dire che le droghe leggere creano dipendenza e danni permanenti al cervello o ribattere che fa più male fumare una sigaretta piuttosto che un po’ d’erba, diventa, di fronte ai nudi numeri, un mero esercizio di retorica. Bisognerebbe, piuttosto, domandarsi il perché ci sia una così alta richiesta di cannabis. Cosa spinge un ragazzino fra gli 11 e i 18 anni a desiderare lo “sballo” e l’evasione mentale artificialmente prodotta?
Per tanti anni le droghe leggere e, in particolare, lo spinello, sono state uno dei simboli della ribellione dei giovani appartenenti a una certa area politica. Un po’ come i capelli lunghi di qualche decennio fa, lo spinello ha costituito fino alla fine degli anni ‘90 un identificativo fisso del rivoluzionario di sinistra. Marijuana come simbolo di libertà: la si fumava in faccia ad un Sistema che, a parole, ne voleva impedire la diffusione. Ma la benevolenza di certe giunte rosse (e in certi casi anche di quelle di centrodestra) ha, in breve tempo, messo a nudo la grande bugia che sta alla base di quella tesi. Il moltiplicarsi di centri sociali dove si può liberamente spacciare, finanziati dagli stessi enti locali, ha dimostrato come la pretesa ribellione al Sistema non esista. È anzi proprio la droga un mezzo di controllo dei governanti. Infatti, se da un lato lo Stato si dimostra pigro nel voler impedire la diffusione dello spinello, dall’altro lato non mostra lo stesso buonismo quando si tratta di assicurare un vero futuro ai giovani, sempre più rassegnati al lavoro precario e alle ingiustizie. Fumarsi una canna serve allora a distrarsi, fingendo di ribellarsi allo stato di cose imposto dall’alto.
A destra, invece, quando si parla di droghe leggere, si sente il coro unanime dei politici che mette all’indice lo spinello come il peggiore dei mali. Ma si dimentica che perfino uno dei più importanti pensatori della Destra italiana, Julius Evola, fece uso di sostanze stupefacenti, durante la sua gioventù, quando decise che i cinque sensi non gli erano più sufficienti per la conoscenza del mondo. Insomma, l’aver fumato o meno della marijuana non può certo far giudicare positivamente o negativamente una persona. La predica morale nei confronti di chi nella vita ha fatto uso di droghe leggere, appare bigotta e frivola allo stesso tempo.
Oggi, i ragazzi, fanno uso di droghe leggere non per ribellarsi al Sistema e neppure per un’irresistibile voglia di fare nuove esperienze. Si drogano, semplicemente, per noia, per paura di non essere accettati o per copiare gli amici. Il genitore non è più il tiranno che vuole limitare la libertà dei figli. Non vieta questo e quest’altro ma, al contrario, accontenta il figlio in ogni suo capriccio. La play-station, le nottate passate fuori casa, il disinteresse per i brutti vuoti a scuola: è il trionfo del permissivismo. Niente regole, niente autorità e, di conseguenza, nessun timore reverenziale dei figli verso i propri genitori, perché tanto non ci sarà mai alcun serio rimprovero e nessuna antipatica punizione. Manca soprattutto quella necessaria contrapposizione fra adolescente e genitore. Non c’è più traccia del “nemico” esterno con cui si ingaggiava un simpatico duello fatto di piccole bugie e grandi sgridate, di marinate a scuola e divieti di uscire la sera. Se si può decidere di non andare a scuola senza rischiare rimproveri, perché farlo di nascosto? Se si può fare tardissimo la notte con il permesso di babbo e mamma, perché non approfittarne? Ma è proprio da qui, da questa assenza di limiti esterni, che nasce il bisogno di sperimentare sempre qualcosa di nuovo e diverso. Si cerca il proibito, si vuole infrangere il divieto. Ecco allora la droga, l’ultimo tabù. Resta da vedere fino a quando.

Postato da: Dresda a 23:47 | link | commenti |

mercoledì, 29 novembre 2006

Ladrocrazia parlamentare

 

 

 

 

 

 

 


Affare Mitrokhin: 2 milioni di euro per consulenze e un nulla di fatto. Tanto paga il suddito...


ROMA - Consulenze per 1 milione e 900 mila euro alla commissione Mitrokhin presieduta da Paolo Guzzanti, ora travolta dall' 'affaire' Scaramella.Lo rivelano ambienti parlamentari, precisando che l'organismo spese nella scorsa legislatura circa un milione e 600mila euro lordi per una quarantina di consulenti, a cui si sono aggiunti 294mila euro netti di rimborsi spese. Intanto, l'ex presidente della commissione Guzzanti ha fatto sapere che andra' al Copaco 'come accusatore e non come accusato'. (ansa)


Postato da: Dresda a 21:30 | link | commenti |

martedì, 28 novembre 2006

Panzane presidenziali

 

 

 

 

 

 

 

Bush scarica la responsabilità del disastro in Irak sugli stessi iracheni e, intanto, invita gli italiani a morire in Afghanistan per la bandiera a stelle e strisce.


TALLINN - Due pressanti inviti: il primo agli iracheni perché si assumano la responsabilità di debellare la violenza nel loro paese; il secondo agli alleati della Nato perché accettino missioni di combattimento in Afghanistan. Sono i messaggi che il presidente statunitense George W. Bush lancia da Tallinn, in Estonia, tappa preliminare della sua missione internazionale divisa tra il Vertice della Nato, oggi e domani a Riga, e quello sull'Iraq, domani e giovedì ad Amman.

Bush, che continua a sostenere che in Iraq non c'é una guerra civile, si appresta a chiedere al premier iracheno Nouri Al Maliki come intenda debellare quella che definisce "la nuova fase" di violenza settaria innescata nel paese, fin da febbraio, dai terroristi di Al Qaida, con l'obiettivo di rovesciare il governo di unità nazionale e di fomentare faide reciproche fra le fazioni irachene. Bush ne parlerà con Al Maliki quando lo incontrerà ad Amman: il presidente sembra, però, sottolineare a Tallinn che la maggiore responsabilità della lotta contro la violenza in Iraq pesa sugli iracheni. [...]
Nella conferenza stampa congiunta con il presidente estone Toomas Hendrik Ilves, Bush ha anche detto che i paesi della Nato devono accettare "compiti difficili" per le loro truppe in Afghanistan, "come fa l'Estonia". Il presidente ha definito "ambiziosa" l'agenda del Vertice della Nato di Riga, ricordando che vi sono cinquantamila soldati dell'Alleanza impegnati in sei missioni in tre continenti, la più importanti delle quali è quella afghana, che vede schierati 32 mila uomini Nato "per sconfiggere i Taleban e rafforzare la democrazia". [..](ansa)

Esterofollia!

 

 

 

 

 

 

 


Eseguiamo gli ordini americani e siamo pronti al ritiro dei nostri soldati dall'Irak; intanto D'Alema rassicura Bush: "italiani pronti a servire e a morire anche in Afghanistan".

 



TAMPERE (FINLANDIA) - L'Italia non intende abbandonare l'Afghanistan al suo destino, ma ritiene che l'azione militare da sola non basti più e che sia necessario impostare una nuova strategia. Occorre rilanciare l'impegno politico internazionale per arrivare alla stabilizzazione e alla ricostruzione del Paese. Ne è convinto il ministro degli Esteri Massimo D'Alema che di Afghanistan ha parlato in occasione della conferenza stampa svoltasi a Tampere, in Finlandia, al termine dell'ottavo summit euromediterraneo.

Prima di volare a Riga, dove è in corso il vertice della Nato che ha tra i suoi principali temi proprio l'impegno dell'Alleanza in Afghanistan, il titolare della Farnesina ha espresso con molta chiarezza il convincimento maturato dall'Italia su un fronte al centro del dibattito, anche interno. "Sarebbe impensabile lasciare l'Afghanistan in mano ai talebani", ha detto
."L'Italia è lì con i suoi soldati e non ha in programma di ritirarsi". Ma è innegabile e sotto gli occhi di tutti che i risultati ottenuti finora dalla presenza militare internazionale "non sono soddisfacenti".

"Il processo di stabilizzazione del Paese è lontano dall'essere stato compiuto e anzi la violenza e l'insicurezza sembrano crescere", ha rilevato il ministro. Da qui la necessità di impostare una nuova strategia, che insieme alla presenza militare metta l'accento sulla politica, coinvolgendo anche l'insieme degli altri Paesi della regione e l'Onu, per dare un assetto più stabile al Paese. Ma anche rilanciando le iniziative per la ricostruzione e gli aiuti umanitari.

Del resto, ha osservato D'Alema, non è solo l'Italia a ritenere necessaria l'adozione di una nuova strategia. "E' un'opinione molto diffusa". Anche il premier inglese Tony Blair, ha ricordato il ministro, alla vigilia del vertice Nato, ha rilevato che da Riga devono essere lanciati tre messaggi fondamentali. Che la presenza internazionale è destinata a durare nel tempo, che non si tratta solo di una missione militare, ma anche politica e di ricostruzione, e che occorre essere più flessibili in termini di impiego delle forze sul campo.
ù
A Riga quindi l'Afghanistan è destinato a essere al centro del dibattito, un dibattito che dovrà necessariamente estendersi anche alle nuove funzioni che la Nato sta assumendo dopo la scomparsa della minaccia sovietica. "L'Alleanza è di fronte a nuovi compiti - ha concluso D'Alema - e sempre di più si propone come una struttura al servizio della sicurezza internazionale che deve collaborare con le Nazioni Unite".  (tgcom)

 

Ecco perchè qualche giorno fa abbiamo rivisto i "burattini della pace" in corteo (quelli che NON C'ERANO durante il massacro israeliano in Libano)




Postato da: Dresda a 21:42 | link | commenti |

lunedì, 27 novembre 2006

Polonio e il morto che parla

di Maurizio Blondet (da www.effedieffe.com)

E’ dunque col Polonio 210 che è stato ucciso a Londra l’ex agente del KGB Alexander Litvinenko.
Quasi un miracolo, perchè questo isotopo ha caratteri poco maneggevoli.
E’ molto instabile.
Emette parecchio calore spontaneamente, tanto che è stato usato come riscaldatore nelle navicelle spaziali russe, perché non gelassero durante la «notte» lunare.
E’ una fonte potente di radiazioni alfa, ma è innocuo a meno che non sia inghiottito o inalato.
Si trova infatti del Polonio 210 nel fumo di sigarette, ed è ritenuto uno dei principali cancerogeni del fumo; ma non è il tabacco in sé a contenerlo, bensì i fertilizzanti usati per la concimazione, ricavati dalla apatite, una roccia di fosfato.
Dunque è probabile che si trovi Polonio anche nell’insalata, ma su questo pericolo non veniamo adeguatamente allarmati.
Era usato nelle prime bombe atomiche al plutonio perché, mescolato al berillo, diventava un potente emettitore di neutroni mortali.
Ma non sembra sia stato usato in questo modo contro Litvinenko.
Dunque, ricapitoliamo: il Polonio emette forte calore; aggiungiamo che a 55 gradi centigradi, metà della sua massa evapora nell’aria.
Inoltra le sua emivita - ossia il periodo in cui metà della sua massa radioattiva degrada in una sostanza inerte e innocua - è di soli 138 giorni.
Deve dunque essere trasportato in fretta dal reattore dove è creato alla sua vittima, perché altrimenti «va a male» per gli scopi omicidi previsti.
E’ lo yoghurt delle armi letali: il prodotto va usato fresco.
Ma nella vicenda di Londra, il Polonio non è l’unico ingrediente miracoloso.
Forse si sarà notato che dal suo letto di morte, mentre avanzava nella terribile agonia, Alexander Litvinenko rilasciava un numero prodigioso di interviste.
Prima di esalare l’ultimo respiro è stato addirittura in grado di scrivere una lettera - subito diffusa dai media - in cui accusa direttamente Vladimir Putin di averlo ammazzato.



Straordinaria lucidità in un moribondo?
Forse no.
A leggere attentamente i giornali britannici, si scopre che a lasciare interviste in nome del malato è stato, in tutti questi giorni, un suo amico di nome ebraico: Alex Goldfarb.
Non avendo i giornalisti accesso al capezzale del reparto rianimazione, è Goldfarb che li riceve e riporta i sussurri del gravissimo malato.
Goldfarb è diventato l’addetto-stampa dell’agonizzante Litvinenko.
Ora, per pura coincidenza, Goldfarb è anche il presidente di una «Foundation for Civil Liberties», benefico ente che denuncia le violazioni dei diritti umani perpetrati da Putin in Cecenia, e che risulta fondato e finanziato da Boris Berezovsky.
Berezovsky è l’oligarca (mafia russo-ebraica) che nel 1999, grazie alle sue enormi ricchezze ricavate dalle privatizzazioni dell’era Eltsin, cercò di fare politicamente le scarpe a Putin e di prenderne il posto al Cremlino.
A questo scopo si comprò un seggio alla Duma (nella quale comprò anche parecchi deputati), e cominciò una campagna forsennata anti-Putin attraverso le sue reti televisive.
Il gioco ambiziosissimo non gli riuscì.
Inseguito da indagini per corruzione, riciclaggio ed esportazione illegale di capitali, il mafioso si è sottratto alla condanna riparando in Inghilterra, dove ha prontamente ricevuto asilo politico e cittadinanza.
Da lì, continua ad organizzare manovre contro il regime di Mosca.
Fra l’altro, è il finanziatore del caporione ceceno Basayev (ex agente del GRU, lo spionaggio militare sovietico), ossia colui che ha rivendicato il massacro nella scuola di Beslan.
Goldfarb è dunque un uomo di Berezovsky.
Anche Litvinenko era nel libro-paga di Berezovsky: per lui raccoglieva informazioni diffamatorie contro Putin, e per lui ha scritto un libro in cui accusa Putin di essere né più né meno che il mandante dell’11 settembre, il pagatore di Al Qaeda, e l’autore vero di una serie di attentati di marca cecena avvenuti a Mosca nel 1999, l’anno in cui Berezovsky dovette fuggire all’estero.



Ebbene: è un uomo pagato da Berezovsky anche l’ultimo russo incontrato da Litvinenko prima di essere avvelenato: Andrei Lugovoi. (1)
Anche lui agente dell’FSB (ex KGB), Lugovoi è fuggito da Mosca sotto l’accusa di aver organizzato l’evasione di Nikolai Glushkov, presidente dell’Aeroflot che approfittava della sua posizione per aiutare Berezovsky a portare i capitali all’estero.
Insomma, tutti uomini di Berezovsky, in questa strana vicenda.
Il che da qualche verosimiglianza alla replica del Cremlino, secondo cui l’assassinio di Litvinenko è stato un regolamento di conti interno alla cricca del gangster.
Certo Putin non è il cavaliere bianco senza macchia, incapace di torcere un capello a chicchessia. Ma nemmeno Berezovsky, che se la fa coi peggiori criminali ceceni, è esente - ammettiamolo - da ogni sospetto.
Perché abbia ricevuto la cittadinanza inglese è noto: sono i Rothshild di Londra ad aver prestato a lui e ad altri «oligarchi» (mafia ebraica) i primi soldi per acquistare a prezzi stracciati i patrimoni sovietici durante le «privatizzazioni».
Ora il padrone rivuole non i soldi, ma le materie prime russe che aveva comprato per mezzo dei mafiosi a un millesimo del loro valore.
Ecco perché la campagna contro Putin ha origine da Londra, e naturalmente viene ripresa dai neocon americani.




Postato da: Dresda a 23:28 | link | commenti |

domenica, 26 novembre 2006

Nessuna pace

 

 

 

 

 

 


Israele continua a violare la sovranità territoriale del Libano.

 



BEIRUT - Due caccia israeliani hanno violato lo spazio aereo del Libano, nel settore occidentale e centrale della 'Linea Blu' che separa da Israele. Il primo F-16 ha sorvolato la citta' meridionale di Tiro, a 80 km dalla capitale. Un secondo caccia ha sorvolato Tibnin e Bint Jbeil. Nella base Unifil di Tibnin e' situato il comando provvisorio del contingente italiano responsabile del Settore ovest della regione. Il sorvolo dei due aerei militari israeliani sarebbe durato circa un'ora. (ansa)

Postato da: Dresda a 21:12 | link | commenti |

I mostri (o tedeschi)

 

I buoni (o americani ed ebrei)

 

Il 5% ottenuto, qualche tempo fa, dal partito neonazista in Germania, in condizioni difficilissime e per certi versi proibitive (lì è reato perfino recarsi sulla tomba di Rudolf Hess!), basta e avanza.

Stragi vere o inventate, che violano la convenzione di Ginevra o che non la violano, che sono una risposta ad altre stragi o che non lo sono; la parola d'ordine è una sola: COMMEMORARE. Per poi condannare preventivamente gli avversari politici. Razzismo allo stato puro. Mai commemorare una strage di palestinesi, tedeschi, giapponesi e via dicendo. Eppure quasi ogni giorno dell'anno gli ebrei e gli americani (e non i tedeschi) hanno ucciso, massacrato, violentato, perseguitato qualcuno. Ma quelle sono stragi che NON SI DEVONO RICORDARE...

Postato da: Dresda a 10:52 | link | commenti |

venerdì, 24 novembre 2006

Tutti pazzi!


Violenza carnale è più che normale. 200, fra ragazzi e ragazze, si scambiavano il video di una 13enne, loro conoscente, che veniva violentata

 



ANCONA - Ha contorni molto più vasti di quanto non si potesse immaginare il caso della tredicenne anconetana vittima di abusi sessuali ripresi con un telefono cellulare. Stando alle indiscrezioni, la procura del capoluogo marchigiano avrebbe intenzione di ascoltare oltre duecento persone che sarebbero state a conoscenza di quanto accadeva senza farne parola.
[...] (La Repubblica)

 

 

 

GentediMessina@libero.it

Postato da: Dresda a 00:35 | link | commenti |

giovedì, 23 novembre 2006

Broglio sul broglio

 

 

 

 


Esce un dvd per coprire la grande truffa dell’11 aprile. Come? Raccontandone un’altra!

 



ROMA - Caccia a Bianca, la scheda scomparsa. Come in un thriller, con il rischio di scoprire che le elezioni del 10-11 aprile 2006 sono state truccate e manipolate forse con un programmino elettronico inserito nel sistema del Viminale e, poi, fatto sparire senza lasciare traccia. Con il rischio di abbattere anche uno dei pochi tabù rimasti in questo paese: la sacralità del voto.
Eppure, Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani, giornalisti di lungo corso, con la mano preziosa del regista Ruben H. Oliva, hanno provato a compiere a ritroso il percorso di quel voto: di quel lunedì 11 aprile quando i risultati partirono in un modo, cambiarono durante lo scrutinio con un ritmo graficamente incredibile e finirono, in una notte di tregenda, per sancire la risicatissima vittoria del centrosinistra. Il frutto del lavoro dei tre è un film che s'intitola "Uccidete la democrazia!", il settimanale "Diario" di Deaglio ne distribuirà il Dvd venerdì nelle edicole. L'operazione rischia di far scoppiare un notevole terremoto politico: già ieri sono partite richieste per una commissione d'inchiesta mentre il centrodestra affila le armi e minaccia querele. Ieri sera, alla proiezione organizzata al "Capranichetta" (due passi da Montecitorio) dall'associazione "Articolo 21" di Beppe Giulietti e Federico Orlando, c'era tanta gente e almeno una quindicina di parlamentari del centrosinistra compreso il portavoce di Prodi, Silvio Sircana.
Il film pone una questione tanto chiara quanto drammatica: le ultime elezioni politiche dovevano essere truccate trasformando le schede bianche in altrettanti voti a Forza Italia (gli unici due dati "sbagliati" dai sondaggisti), ma l'operazione venne fermata all'ultimo momento perché, probabilmente, lo stesso ministro degli Interni, Beppe Pisanu, se ne rese conto e la bloccò. La "rimonta truccata" del centrodestra, dunque si sarebbe arenata a poche decine di migliaia di voti dal sorpasso, col risultato e le conseguenze politiche che tutti conosciamo.
Ma Deaglio e i suoi vanno oltre e, grazie a una "Gola profonda" (magistralmente interpretata da Elio De Capitani, il "Caimano" di Nanni Moretti) raccontano anche quello che accadde nella notte: con i tre "viaggi" di Pisanu a palazzo Grazioli, l'ira di Berlusconi e il tentativo di far annullare le elezioni rifiutato da Ciampi. Sullo sfondo l'incredibile andamento del voto, l'angoscia e la confusione del centrosinistra che dura fino al momento in cui Marco Minniti (deputato Ds) arriva "trafelato" e agitatissimo al Viminale e, poi si placa quando riceve una telefonata. Una telefonata nella quale, qualcuno potrebbe avergli fatto sapere che il giochetto era stato scoperto e che Pisanu aveva deciso di intervenire. Solo allora, Piero Fassino, con aria quasi mesta e occhi spaventati annuncia a una piazza sull'orlo della disperazione, che il centrosinistra ha vinto le elezioni " con venticinquemila voti" di differenza.
Qui, il film lascia aperta una domanda: perché il centrosinistra se aveva scoperto o, quantomeno capito l'imbroglio, non ha reagito e denunciato? Perché si è lasciato strappare dal Cavaliere anche questa arma? Una risposta, secondo gli autori, potrebbe stare nel timore dell'Unione di rovesciare il tavolo di finire per dare una mano a screditare tutto, a "uccidere davvero la democrazia".
Sullo sfondo si muovono altri personaggi. A partire dall'informatico americano Clinton Curtis che preparò un programmino che altri, a sua insaputa, usarono per truccare le elezioni in Florida nel 2001. Curtis, che oggi si batte per il "voto pulito", mostra e dimostra come, con l'elettronica, ormai, l'elettore conta davvero poco. Il potere ce l'ha chi i voti li conta e può manipolarli nel mondo virtuale dei sistemi informatici. Perché la carta delle schede sulla quale il cittadino segna o non segna (scheda bianca) il suo voto, finisce chissà dove. I risultati ufficiali sono costruiti con l'elettronica e con l'elettronica si può fare tutto. Compreso prendere i voti di una città come Roma e modificarli nel trasferimento dalla Prefettura al Viminale in modo che un certo numero di schede bianche "trasmigrino" a una delle due coalizioni in lizza determinandone la vittoria. Nel film, Curtis, intervistato da Deaglio, fornisce una dimostrazione di come questo si possa ottenere con una certa facilità: "Bastano quattro o cinque persone - spiega - e senza lasciare la minima traccia".
E quella che Deaglio e Cremagnani chiamano la "grande centrifuga": il misterioso "buco nero" che si sarebbe mangiato oltre un milione di schede bianche trasformandole in voti per Forza Italia. Una centrifuga che ha "lavato" l'Italia dando vita a un risultato che gli esperti definiscono "incredibile" se non impossibile. Nel 2001, infatti, le schede bianche totali furono 1 milione e 692mila (4,2%); nel 2006 sono scese a 445 mila. Non solo, alle politiche del 2001, ogni regione aveva una sua percentuale "caratteristica" di "bianche": oscillante dal 2 all'8 per cento. Questa volta no: la percentuale, oltre a scendere ai minimi (1,1%), si appiattisce e diventa praticamente la stessa in tutte le regioni. Come se gli italiani della Campania si fossero messi d'accordo con quelli del Piemonte o della Liguria.
Politica o fantapolitica? Adesso il film è pubblico. Basteranno gli anatemi o le querele per spegnere il suo inquietante messaggio? Partiranno le inchieste? E, soprattutto, sapremo mai davvero cosa è accaduto la notte dell'11 aprile? E il Viminale (dove oggi comanda il centrosinistra), tirerà fuori i dati ufficiali delle schede bianche? Perché oggi, a sei mesi dalle elezioni, quei dati non ci sono. Sul sito del Ministero degli Interni si trovano i risultati delle elezioni, i voti per i partiti e gli eletti. Ma il dato delle "bianche" e delle "nulle" non c'è, non si trova. In passato questi numeri erano noti e ufficiali un mese dopo il voto. Se li conosciamo è solo perché qualcuno è riuscito ad averli per vie traverse. Il Viminale ci fornisce solo le schede bianche del 2001: solo la prima parte di un paragone impossibile. Un paragone che, a questo punto, andrebbe fatto a partire dalle buste che contengono davvero "Bianca" e le sue compagne per vedere se il loro numero corrisponde al risultato ufficiale o se qualcuno ci ha messo in mezzo un programmino come quello di mr. Curtis. (ansa)

 

 



Traduzione dal politichese e dal furbastro. Le elezioni di aprile furono infatti truccate; lo furono dall’apparato militante del Pc nelle sedi elettorali con la complicità attiva dei democristiani sparsi. Chiunque riconosca i gesti e i significati delle parole si è accorto subito dei messaggi mafiosi inviati ai militanti scrutatori dalla cupola veterocomunista, precipitosamente, quando lo spoglio diede risultati inattesi che non avrebbero mai permesso a Proni & Banda Bassotti di andare al governo.

Con una tattica oramai consolidata sia nei processi al terrorismo che in quelli di mafia in quel dvd si dice la verità al rovescio, gettando tutto in caciara, creando l’immagine del broglio altrui, in modo da rendere così incredibili i dati oggettivi che dimostrano come invece sono andate le cose. Al contrario di quello che ci dice la sinistra ufficiale. Come durante la “strategia della tensione” che, in quanto a interpretazioni mistificatorie che fanno opinione inossidabile ha fatto davvero scuola. E gli stessi insegnanti, scampati alle galere e alle punizioni di quelli che hanno preso in giro, stanno ben saldi in poltrone importanti.

(da noreporter.org)


Postato da: Dresda a 22:36 | link | commenti |

mercoledì, 22 novembre 2006

Dal mito al marchio

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Perchè il bullismo? Perchè il disagio giovanile? Perchè il "mal di vivere" dei giovani?

La risposta nella foto...

Postato da: Dresda a 23:52 | link | commenti |

martedì, 21 novembre 2006

Rinascita di Messina...

come fottere gli elettori

"Abbiamo bisogno di noi. Il fesso sei tu"

 

Ma quanto è bello Fabio Mazzeo che su Televip, nel suo editoriale, esalta l'ultimo incontro pubblico cittadino che ha avuto, come conferenzieri, gli ex promotori di Rinascita di Messina. C'erano quasi tutti (anche se Mazzeo dice che Navarra mancava perchè influenzato, mentre altri giornali dicono che il prorettore ha perfino parlato...boh), peccato però che Rinascita di Messina non c'entrava un bel niente. L'incontro, infatti, è stato organizzato dall'associazione Colapesce Onlus. E così due degli attuali promotori di Rinascita di Messina, il sindacalista della Cisl, Maurizio Bernava e il professor Michele Limosani (andate su www.rinascitadimessina.org e controllate pure) erano lì ad esporre i soliti bellissimi progetti che non avranno mai un seguito. 

Avevano uno strumento, Rinascita di Messina, che non hanno VOLUTO sfruttare, una volta che si sono visti sfumare i loro veri obiettivi!

Sotto elezioni tutti con Rinascita e Rinascita per tutti...continui incontri, continui dibattiti televisivi e, soprattutto, promesse, promesse, promesse...

Dopo le elezioni? NIENTE DI NIENTE. Solo la ferrea volontà di Antonio Rescifina che ha portato alla costituzione in associazione di Rinascita di Messina. Ma poi nessuna conferenza, nessun dibattito, nessuna ospitata in televisione.

Ci hanno presi per il culo, ALLA GRANDISSIMA! Ma la cosa più triste è il "buon" Fabio che fa finta di non saperlo. Ma quando è finita Rinascita di Messina? Perchè Fabio Mazzeo non ha mai parlato in tv di questa fine? Dopo la grande risposta dei messinesi, qualcuno doveva mettere la faccia e dire "è finita, scusate"....ma se ne sono fottuti, altamente fottuti, perchè non sono Uomini Liberi, sono solo burattini.

(che i veri burattinai non sono loro, lo sappiamo da tempo)

p.s.   Il professor Pietro Navarra no. Lui è una persona in gamba e, per quanto possa essere legato a ideologie e pensieri che non ci appartengono, non possiamo non riconoscere la sua onestà. Ha sempre parlato chiaro!

 

Si è svolto questa mattina nel salone delle Bandiere di Palazzo Zanca, il convegno "Quale sviluppo della città di Messina? Metodi e prospettive", organizzato dall'associazione Colapesce Onlus.

Un convegno dalla valenza tecnico-scientifico per analizzare la situazione economica della città.

Questo il tema dell'incontro di questa mattina a Palazzo Zanca "Quale sviluppo della città di Messina? Metodi e prospettive".

L'incontro, organizzato dall'associazione "Colapesce Onlus" e presieduta dal dottor Giuseppe Santalco, intende dare un contributo sul tema dello sviluppo economico della città.

Le relazioni, aperte dal direttore Assindustria Messina, Giovanni Grasso, sono partite dal contesto economico cittadino, introdotto dal professor Michele Limosani, docente dell'Università di Messina, per poi passare all'individuazione del metodo tecnico scientifico che deve essere alla base di un serio programma di sviluppo a breve e medio periodo per la città, esposto da Pietro Navarra dell'Università di Messina.

Al dibattito sono intervenuti Gustavo Barresi, dell'Università di Messina, Maurizio Bernava, della Cisl, Josè Gambino, dell'Università di Messina, Vincenzo Garofalo, presidente dell'Autorità Portuale, Aurelio Giordano, dell'Unione Generale dei Commercianti, Filippo Rizzo, dell'Associazione Obiettivo Ponte e infine Giuseppe Sorbino dell'Università di Messina che ha tracciato le conclusioni del convegno.  (normanno.com)

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