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Moglie, figli e amante

Ecco la famiglia italiana!
Subito dopo la nascita del figlio, tenta il flirt con una neomamma. Ma il marito di lei non ci sta.
VIBO VALENTIA - Una rissa tra neopadri si e' scatenata nel reparto di ginecologia dell'ospedale di Vibo Valentia. La lite sarebbe stata provocata dall'accusa rivolta da uno dei contendenti all'altro di avere guardato la moglie con eccessiva insistenza. Per dividere le due persone coinvolte nella lite,che non hanno riportato ferite, hanno dovuto intervenire le guardie giurate in servizio nell'ospedale.La polizia ha aperto un'indagine per accertare la dinamica dei fatti.
Lucia Annunziata, che gaffe!


Anche Lucia Annunziata si lascia andare e commette una gaffe non di poco conto per una giornalista del suo calibro (considerato quello che passa il convento, si intende...). Su La 7, mentre parla della situazione politica italiana, tenta un parallelismo che si scopre non avere alcun senso. La giornalista Rai fa un raffronto fra le divisioni politiche all’interno dei Ds e quelle alle quali si riferiva Stalin quando domandava, ironicamente, di quante divisioni potesse disporre il Papa. Ovviamente il dittatore comunista si riferiva alle divisioni di un esercito e non alle liti all’interno della Chiesa. Mala tempora currunt: il giornalismo italiano ha toccato il fondo.


Perché non credere

Perché si può credere in Dio e nelle sue opere, come si può anche non credere in Lui. Ma lo stesso non può valere per i fatti storici. È vergognoso che un ragazzino di 10 anni venga intervistato da una televisione e dica che soffre per quello che hanno fatto agli ebrei. Vergognoso perché viene violata la sua innocenza, lo si plagia e lo si educa a un culto che è tremendamente in contrasto con la nostra pretesa libertà di opinione. Cosa può saperne un ragazzino di 10 anni (un ragazzino dei nostri tempi!) dell’olocausto ebraico? Un bel niente, però deve commemorarlo anche lui. Ma lo stesso non vale per gli altri olocausti della storia. è questo quel che vogliono le oligarchie al potere in questo Stato (e non solo in questo purtroppo). Ma un bambino non dovrebbe guardare il mondo secondo le imposizioni altrui, in una democrazia che ha il coraggio di definirsi liberale. Giù la maschera! Altro che “1984” di Orwell, prima ci avete spaventati con il terrore educandoci all’odio verso l’Islam, ora introducete lo psico-reato per insegnarci l’ “amore” verso gli ebrei. Ma è timore, si tratta solo di questo, ma lo sapete e vi va bene così. Io dubito dell’olocausto e ogni giorno che passa, ogni legge che fate nel mondo per impedire la ricerca storica, ogni libro che bruciate, mi induce a dubitarne sempre di più. Del resto siete voi che negate l’olocausto ebraico, voi che pretendete la fede religiosa per dei fatti troppo umani. Come il darwinismo, spacciato per scienza ma sempre macchiato da quel collegamento mancante che lo condanna a teoria, eppure imposto dallo Stato italiano come spiegazione assoluta dell’origine dell’uomo, così anche il mito olocausto è stato prepotentemente imposto da tempo anche in Italia, addirittura nelle scuole elementari. Ma come il darwinismo non è scientificamente passato, nemmeno il mito olocaustico riesce a mietere un qualche successo quando si passa dalla fede alla ragione. Ecco allora le leggi contro il libero pensiero che servono per imporre quella che assomiglia sempre di più a una menzogna. Ma se qualche centinaio di ebrei ha mentito sull’esistenza delle camere a gas in alcuni campi di concentramento nazisti (fatto riconosciuto dalla quasi unanimità degli storici non revisionisti. Mentre quelli revisionisti c’erano arrivati prima!), inventandosi storie di sana pianta, noi non possiamo mettere in dubbio il resto, perché se no si potrebbe svelare la grande bugia. Ecco allora le leggi contro la ricerca storica. Le leggi contro i revisionisti. Non “negazionisti”, perché loro non negano nulla, anzi vorrebbero trovare qualche documento valido su cui confrontarsi. Gli Enrin Marco devono essere difesi. Lui si è inventato il suo olocausto e, dopo averlo confessato, non ha potuto più fare delle conferenze e propagandare il mito olocaustico in giro per il mondo. Ecco quindi che la democrazia al servizio delle lobbies sioniste corre ai ripari. Chi ha gli attributi dubiti, chi è un codardo ci creda pure.
p.s. www.orionlibri.com (aiuta la ricerca storica, ordina testi revisionisti, prima che li brucino tutti!)
Una legge contro il revisionismo storico italiano?

di Carlo Mattogno
Nell’annuncio del suo disegno di legge contro il “negazionismo” in Italia, il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha dichiarato:
«Negare che quei fatti sono avvenuti significa che quello che è stato documentato è falso. E’ quindi un’offesa alla memoria e alla storia».
Qui c’è già un errore essenziale che deriva dalla falsa assunzione che il revisionismo storico abbia una connotazione meramente “negativa”, donde, appunto, l’impiego da parte dei suoi detrattori del termine “negazionismo”.
In realtà il revisionismo storico afferma che presunti fatti sono stati falsamente documentati dagli storici olocaustici. E lo dimostra sul piano storico, documentario e tecnico.
Senza falsa modestia e senza presunzione, il revisionismo storico in Italia sono io, Carlo Mattogno, perciò questo disegno di legge è diretto contro di me.
La cosa non mi stupisce. Allo stesso modo è stato già tacitato il ricercatore revisionista tedesco Germar Rudolf, dopo un’estradizione dagli Stati Uniti in Germania, dove è attualmente sotto processo per delitto di leso Olocausto.
Per quanto mi riguarda, all’inizio c’è stato qualche timido tentativo di critica da parte degli storici, presto accantonato. Ad essi sono subentrati nugoli di polemisti usa e getta che si sono accaniti contro aspetti marginali di qualcuno dei miei scritti, blaterando proterviamente che le mie tesi erano “contestabilissime”, ma scomparendo regolarmente dalla scena dopo la mia replica. Nel libro “Olocausto: dilettanti nel web” (Effepi, Genova, 2005, pp. 118-126) ho stilato l’elenco dei miei libri e articoli più importanti che sono rimasti senza replica da parte di storici o polemisti olocaustici - 23 titoli - e ho annotato i nomi di coloro che si sono ritirati nell’ombra dopo le mie risposte - 38 autori - e nel frattempo la lista si è allungata ulteriormente. Nessuno ha mai confutato nessuna di queste tesi “contestabilissime”.
Non solo, ma sono io che ho confutato ad abundantiam i sostenitori del nuovo dogma religioso olocaustico, dedicando loro sei libri:
- Olocausto: Dilettanti allo sbaraglio. Pierre Vidal-Naquet, Georges Wellers, Deborah Lipstadt, Till Bastian, Florent Brayard et alii contro il revisionismo storico. Edizioni di Ar, Padova, 1996, 322 pagine.
- L’ “irritante questione” delle camere a gas ovvero da Cappuccetto Rosso ad… Auschwitz. Risposta a Valentina Pisanty. Graphos, Genova, 1998, 188 pagine.
- Olocausto: dilettanti a convegno. Effepi Edizioni, Genova, 2002, 182 pagine.
- Olocausto: dilettanti nel web. Effepi, Genova, 2005, 131 pagine.
- Ritorno dalla luna di miele ad Auschwitz. Risposte ai veri dilettanti e ai finti specialisti dell’anti-“negazionismo”. Effepi, Genova, 2006, 80 pagine.
- Negare la storia? Olocausto: la falsa “convergenza delle prove”. Effedieffe Edizioni, 2006, 179 pagine.
In totale: 1.082 pagine.
Ciò - in aggiunta alla mia produzione propriamente storica - ha gettato nella costernazione i santoni della nuova religione olocaustica, quelli stessi che, dopo averlo osannato, inflissero un anatema solenne a Jean-Claude Pressac per il suo spirito libero e critico, che negli ultimi anni mal si piegava alla nuova dogmatica storiografica. Per effetto di tale anatema, quando Pressac morì, il 23 luglio 2003, fu ignobilmente abbandonato e dimenticato da tutti. L’unica commemorazione funebre la ebbe da me, il suo diretto contraddittore .
Questi santoni, dicevo, evidentemente hanno giudicato che sia giunto il momento di passare alle maniere forti anche in Italia: se non si riesce a confutare sul piano storico, si reprima sul piano giudiziario!
Non c’è bisogno di scomodare Voltaire per patrocinare la causa della libertà di espressione. Voglio invece rassicurare i dubbiosi che qui non si tratta di garantire l’espressione di idee false e aberranti (che, pure, sarebbe un sacrosanto diritto), non si tratta di salvaguardare la “libertà di menzogna”, ma di impedire che sia tacitata per legge una voce critica che non si riesce a ridurre al silenzio sul piano argomentativo.
In effetti non sono propriamente lo sprovveduto che pensano coloro i quali al massimo hanno sfogliato qualche mio opuscolo di vent’anni fa.
Ho cominciato ad interessarmi al revisionismo alla fine degli anni Settanta e ho pubblicato i miei primi libri nel 1985. Ho visitato gli ex campi di Auschwitz-Birkenau, Buchenwald, Dachau, Gusen, Mauthausen, Gross-Rosen, Lublino-Majdanek, Stutthof, Płaszów, Bełżec, Sobibór, Treblinka e l’ex ghetto di Terezín e ho avuto accesso personalmente ai seguenti archivi, in massima parte in compagnia del collega e amico Jürgen Graf:
- Archivio del campo di concentramento di Dachau
- Archivio Federale di Coblenza
- Archivio di Stato di Weimar
- Archivio municipale di Erfurt
- Archivio del Museo di Stutthof
- Archivio del Museo statale di Gross-Rosen, Wałbrzych
- Archivio di Stato di Katowice
- Archivio del Museo di Stato di Majdanek
- Archivio di Stato provinciale di Lublino
- Archivio del Museo di Stato di Auschwitz-Birkenau
- Archivio del Monumento di Terezín
- Archivio della Commissione centrale di inchiesta sui crimini contro il popolo polacco - memoriale nazionale, Varsavia
- Archivio di Stato della Federazione Russa, Mosca
- Archivio russo di Stato della guerra, Mosca
- Ufficio Federale della Sicurezza della Federazione Russa, Mosca.
- Istituto statale di documentazione sulla guerra, Amsterdam
- Archivio storico militare, Praga
- Archivio del Ministero degli Interni della Repubblica Ceca
- Archivio centrale dello Stato della Repubblica Slovacca, Bratislava
- Archivio nazionale della Repubblica Bielorussa, Minsk
- Archivio centrale di Stato della Lituania, Vilnius
- Archivio Nazionale d’Ungheria, Budapest.
Inoltre J. Graf ha visitato da solo e ha raccolto documenti nei seguenti archivi:
- Archivio di Stato di Lodz
- Archivio di Stato del distretto di Lemberg.
Ho anche ricevuto documenti da vari istituti, tra i quali:
- Deutsches Patentamt, Berlino
- Zentrale Stelle der Landesjustizverwaltungen, Ludwigsburg
- Institut für Zeitgeschichte, Monaco
- Staatsarchiv Nürnberg, Norimberga
- Centre de Documentation Juive Contemporaine, Parigi
- Archivio Federale svizzero, Berna
- National Archives, Washington D.C.
- Public Record Office, Richmond
- The Jewish Museum, Londra
- Stidium Polski Podziemnej, Londra
- Imperial War Museum, Londra
- Yad Vashem, Gerusalemme
- Archivio di Stato di Israele
- Riksarkivet, Stoccolma
A partire dal 1995 ho avuto accesso agli archivi moscoviti da pochi anni aperti ai ricercatori. In particolare, nell’Archivio russo di Stato della guerra - insieme a J. Graf - ho potuto consultare le circa 88.200 pagine di documenti della Zentralbauleitung (Ufficio centrale delle costruzioni) di Auschwitz che erano stati sequestrati dai Sovietici e resi inaccessibili per decenni. Grazie all’enorme mole di documenti che vi ho fotocopiato e a quelli che avevo già ottenuto all’archivio del Museo di Stato di Auschwitz-Birkenau e da altri archivi ho pubblicato una raccolta di studi scientifici su questo campo:
1) Auschwitz: la prima gasazione. Edizioni di Ar, Padova, 1992, 190 pp.
- Traduzione francese: Auschwitz: le premier gasage. Stiftung Vrij Historisch Onderzoek, Berchem, 1999.
- Traduzione americana: Auschwitz: The First Gassing. Rumor and Reality. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005. Testo accresciuto, riveduto e corretto. 159 pp., 15 documenti, 33 fotografie.
Questo studio dimostra che la presunta “prima gasazione” nel Block 11 del campo di Auschwitz non è attestata da alcun documento, ma si basa esclusivamente su una congerie di testimonianze contraddittorie su tutti i punti essenziali dalle quali, con indecorosa manipolazione, è stato creato un racconto puramente fittizio, la versione “storica” attualmente in auge.
2) Auschwitz: Fine di una leggenda. Edizioni di Ar, Padova, 1994. 96 pp., 12 documenti.
- Traduzioni americane: Auschwitz: The End of a Legend. A Critique of J.C.Pressac. Institute for Historical Review, 1994; Auschwitz: The End of a Legend. In: Germar Rudolf (ed.), Auschwitz: Plain Facts. A Response to Jean-Claude Pressac. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005.
- Traduzione tedesca: Auschwitz: Das Ende einer Legende. In: Auschwitz: Nackte Fakten. Eine Erwiderung an Jean-Claude Pressac. Stiftung Vrij Historisch Onderzoek v.z.w., Berchem, 1995.
Una critica serrata del secondo libro di J.-C. Pressac su Auschwitz alla quale lo storico
francese non ha mai obiettato nulla.
3) La “Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz”, Edizioni di Ar, Padova, 1998. 221 pp., 15 tavole, 53 documenti.
- Traduzione americana: The Central Construction Office of the Waffen-SS and Police Auschwitz. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005.
Il primo e unico studio sulla struttura, il funzionamento e i compiti dell’ufficio responsabile della costruzione del campo di Auschwitz.
4) “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato. Edizioni di Ar, Padova, 2001. 188 pp., 26 documenti.
- Traduzione tedesca: Sonderbehandlung in Auschwitz. Entstehung und Bedeutung eines Begriffes. Castle Hill Publishers, Hastings, Inghilterra, 2003.
- Traduzione americana: Special Treatment in Auschwitz. Origin and Meaning of a Term. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2004.
Studio dedicato ai presunti “termini cifrati” come “Sonderbehandlung” (trattamento speciale), “Sonderaktion” (azione speciale) ecc. che la storiografia olocaustica dichiara sinonimi di uccisione senza la minima prova documentaria. Sulla questione - in relazione ad Auschwitz - essa non ha prodotto nessuno studio, neppure un breve articolo. I numerosi documenti che ho trovato a Mosca dimostrano invece che questi termini si riferivano a molti aspetti “normali” della vita del campo di Auschwitz – dalla disinfestazione e immagazzinamento degli effetti personali dei detenuti all’impianto di disinfestazione di Birkenau (Zentralsauna), alle forniture di Zyklon B per la disinfestazione, all’ospedale dei detenuti (Häftlingslazarett) progettato nel settore BIII del campo di Birkenau, alla ricezione dei deportati e alla selezione degli abili al lavoro, ma non avevano in alcun caso una connotazione criminale, e la presunta “decifrazione” proposta dalla storiografia olocaustica è storicamente e documentariamente infondata.
5) The Bunkers of Auschwitz. Black Propaganda versus History. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2004. 264 pp., 26 documenti, 18 fotografie.
Demolizione radicale su base documentaria e fotografica della leggenda dei “Bunker” di gasazione di Birkenau. Queste installazioni non figurano in nessun documento; al contrario, alcune piante di Birkenau mostrano che le due case ribattezzate dalla propaganda “Bunker” di gasazione, non erano state prese in carico dalla Zentralbauleitung, - non avevano numero di identificazione, né numero di Bauwerk (cantiere), né denominazione - perciò non erano state trasformate in nulla e non vi furono effettuate gasazioni omicide. L’esistenza di queste presunte camere a gas è attestata soltanto da testimonianze inattendibili e contraddittorie. Nel libro ne analizzo una trentina.
6) Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassing. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005. 138 pp., 17 documenti, 18 fotografie.
La storia delle gasazioni omicide nella camera mortuaria del crematorio I di Auschwitz si basa esclusivamente su testimonianze, esigue e reciprocamente contraddittorie. I progetti dell’impianto di ventilazione del crematorio furono concepiti e realizzati dalla ditta Topf nel contesto dell’equipaggiamento di una normale camera mortuaria, non già di una “camera a gas omicida”, ipotesi non suffragata dal minimo indizio documentario.
7) Auschwitz: Open Air Incinerations. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005. 131 pp., 48 documenti e fotografie.
Demolizione radicale della storia delle gasazioni degli Ebrei ungheresi nel maggio-luglio 1944 in base alle fotografie aeree americane. Se questa storia, suffragata esclusivamente da testimonianze, fosse vera, nell’area di Birkenau le fotografie dovrebbero mostrare “fosse di cremazione” con superficie totale di almeno 5.900 metri quadrati, sia nell’area del “Bunker 2”, sia nell’area del crematorio V, altrimenti sarebbe stato impossibile sbarazzarsi dei corpi delle presunte vittime; quel che nelle fotografie si vede è invece una superficie fumante di circa 50 metri quadrati (!) nell’area del crematorio V e nessuna traccia di fosse e di fumo nell’area del “Bunker 2”.
8) Auschwitz: 27 gennaio 1945 - 27 gennaio 2005: sessant’anni di propaganda. I Quaderni di Auschwitz, 5. Effepi, Genova, 2005. 60 pp., 3 documenti.
Descrizione di come la storia delle camere a gas prese corpo faticosamente nella propaganda del movimento di resistenza di Auschwitz - dai nastri trasportatori di folgorazione a nastri trasportatori elettrici che portavano i cadaveri direttamente ai forni crematori, a camere elettriche, a “martelli pneumatici” (sic!), a docce a gas, a bombole di gas cianidrico o bombe piene di acido cianidrico ecc. ecc., - fino alla versione finale propugnata dai Sovietici.
In totale: 1.288 pagine, 284 documenti e fotografie.
Su Auschwitz ho inoltre redatto una lunga serie di articoli. I più importanti sono apparsi nella rivista “Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung”:
1. Die “Gasprüfer” von Auschwitz (2. Jg., Heft 1, März 1998, pp.13-22).
2. “Schlüsseldokument” – eine alternative Interpretation. Zum Fälschungsverdacht des Briefes der Zentralbauleitung Auschwitz vom 28.6.1943 betreffs der Kapazität der Krematorien (4. Jg., Heft 1, Juni 2000, pp. 50-56).
3. Die Deportation der ungarischer Juden von Mai bis Juli 1944. Eine provisorische Bilanz (5. Jg., Heft 4, Dezember 2001, pp. 381-395).
4. Die “Entdeckung” des “Bunkers 1” von Birkenau: alte und neue Betrügereien (6. Jg., Heft 2, Juni 2002, pp. 139-145).
5. “Keine Löcher, keine Gaskammer(n)”. Historisch-technische Studie zur Frage der Zyklon B-Einwurflöcher in der Decke des Leichenkellers 1 im Krematorium II von Birkenau (6. Jg., Heft 3, September 2002, pp. 284-304).
6. Die neuen Revisionen Fritjof Meyers (6. Jg., Heft 4, Dezember 2002, pp. 378- 385)
7. “Verbrennungsgrube” und Grundwasserstand in Birkenau (6. Jg., Heft 4, Dezember 2002, pp. 421-424).
8. Die Viermillionenzahl von Auschwitz: Entstehung, Revisionen und Konsequenzen (7. Jg., Heft 1, April 2003, pp. 15-20).
9. Franciszek Piper und Die Zahl der Opfer von Auschwitz (7. Jg., Heft 1, April 2003, pp. 21-27)
10. Die “Vergasung” der Zigeuner in Auschwitz am 2.8.1944 (7. Jg., Heft 1, April 2003, pp. 28-29)
11. Das Ghetto von Lodz in der Holocaust-Propaganda. Die Evakuierung des Lodzer Ghettos und die Deportationen nach Auschwitz (August 1944) (7. Jg., Heft 1, April 2003, pp. 30-36).
12. Verbrennungsexperimente mit Tierfleisch und Tierfett. Zur Frage der Grubenverbrennungen in den angeblichen Vernichtungslagern des 3. Reiches (7. Jg., Heft 2, Juli 2003, pp. 185-194)
13. Die Leichenkeller der Krematorien von Birkenau im Lichte der Dokumente (7. Jg., Heft 3 & 4, Dezember 2003, pp. 357-379).
14. Auschwitz: Gasprüfer und Gasrestprobe (7. Jg., Heft 3 & 4, Dezember 2003, pp. 380-385).
15. Flammen und Rauch aus Krematoriumskaminen (7. Jg., Heft 3 & 4, Dezember 2003, pp. 386-391).
16. Meine Erinnerungen an Jean-Claude Pressac (7. Jg., Heft 3 & 4, Dezember 2003, pp. 412-415).
17. Über die Kontroverse Piper-Meyer: Sowjetpropaganda gegen Halbrevisionismus (8. Jg., Heft 1, April 2004, pp. 68-76).
18. Der Gaskammer-Teufel im Detail. Historisch-technische Phantasien eines “Technologen”. (8. Jg., Heft 2, Juli 2004, pp. 130-134).
19. Die Einfüllöffnungen für Zyklon B - Teil 1: Die Decke der Leichenhalle von Krematorium I in Auschwitz. (8 jg., Heft 3, November 2004, pp. 267-274).
20. Die Einfüllöffnungen für Zyklon B - Teil 2: Die Decke des Leichenkellers von Krematorium II in Birkenau. (8 jg., Heft 3, November 2004, pp. 275-290).
21. Dr. Mengele und die Zwillinge von Auschwitz (9. Jg., Heft 1, September 2005, pp. 51-68).
22. Häftlingsüberstellungen aus Auschwitz-Birkenau 1944-1945 (9. Jg., Heft 3, April 2006, pp. 293-300).
23. Kurt Prüfers Notiz vom 8.9.1942 und die Fantasien des “Holocaust History Project” (9. Jg., Heft 4, August 2006, pp. 447-457).
24. Die Krematoriumsöfen von Auschwitz-Birkenau (in collaborazione con il dott. ing. Franco Deana). In: Grundlagen zur Zeitgeschichte. Ein Handbuch über strittige Fragen des 20. Jahrhunderts. Grabert-Verlag, Tübingen, 1994.
- Traduzione americana: The Crematoria Ovens of Auschwitz and Birkenau. In: Dissecting the Holocaust. The Growing Critique of “Truth” and “Memory”. Theses & Dissertations Press, Capshaw, Alabama, 2000 e 20032a, testo riveduto e corretto: pp. 373-412
- Traduzione olandese: De Crematoria-ovens van Auschwitz en Birkenau, Vrij Historisch Onderzoek v.z.w., Antwerpen, 1995.
25. An Accountant Poses as Cremation Expert, in: Germar Rudolf, Carlo Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005, pp. 87-194 (risposta alle critiche di John C. Zimmerman alla prima versione americana dell’articolo summenzionato).
In totale: 366 pagine
Su Auschwitz, complessivamente: circa 1.650 pagine.
Alcuni degli articoli summenzionati sono apparsi in italiano nella serie “I Quaderni di Auschwitz”:
1. Alle radici della propagand sovietica. I 4 milioni di morti ad Auschwitz: genesi, revisioni e implicazioni;
2. Franciszek Piper e “Die Zahl der Opfer von Auschwitz” (Il numero dei morti di Auschwitz);
3. Le nuove revisioni di Fritjof Meyer;
in: Il numero dei morti di Auschwitz. Vecchie e nuove imposture. I Quaderni di Auschwitz,1. Effepi Editore, Genova, 2004.
4. I Gasprüfer di Auschwitz;
5. Gasprüfer e prova del gas residuo,
in: I Gasprüfer di Auschwitz. Analisi storico-tecnica di una “prova definitiva”. I Quaderni di Auschwitz, 2, 2004.
6. I detenuti trasferiti da Auschwitz-Birkenau nel 1944-1945;
7. L’evacuazione del ghetto di Lodz e le deportazioni ad Auschwitz (agosto 1944);
8. La gasazione degli zingari ad Auschwitz il 2 agosto 1944:
in: Auschwitz: trasferimenti e finte gasazioni. I Quaderni di Auschwitz, 3, 2004.
9. Sulla controversia Piper-Meyer: propaganda sovietica contro pseudorevisionismo;
10. Le camere a gas di Birkenau nell’ottobre 1941: le fantasie storico-tecniche di un “tecnologo”;
in: Auschwitz: nuove controversie e nuove fantasie storiche. I Quaderni di Auschwitz”, 4, 2004.
Inoltre il già menzionato
Auschwitz: 27 gennaio 1945 - 27 gennaio 2005: sessant’anni di propaganda. I Quaderni di Auschwitz, 5, 2005.
Mi sono inoltre occupato anche di altri campi di concentramento importanti nell’economia storiografica olocaustica:
Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia. Effepi Edizioni, Genova, 2006. 191 pp., 18 documenti.
Traduzione americana: Bełżec in Propaganda, Testimonies, Archeological Research, and History. Theses & Dissertations Press, Chicago 2004.
Traduzione tedesca: Bełżec Propaganda, Zeugenaussagen, archäologische Untersuchungen, historische Fakten. Castle Hill Publishers, Hastings, 2004.
Traduzione francese: Belzec à travers la propagande, les témoignages, les enquêtes archéologiques et les documents historiques. La Sfinge, Roma, 2005.
Uno dei capitoli più importanti dimostra che i risultati degli scavi archeologici polacchi tanto decantati da chi ne ignorava il contenuto e il significato hanno fornito la prova inappellabile che a Bełżec non fu effettuato uno sterminio in massa di esseri umani: le fosse comuni che vi esistettero non potevano neppure lontanamente contenere il numero enorme dei presunti gasati, mentre - nonostante un’indagine accurata - non fu rilevata la minima traccia archeologica delle due presunte installazioni di gasazione.
In collaborazione con Jürgen Graf ho scritto i seguenti studi:
1. KL Majdanek. Eine historische und technische Studie. Castle Hill Publisher, Hastings 1998. Edizione americana: Concentration Camp Majdanek. A Historical and Technical Study. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2003. 316 pagine, 38 documenti, 22 fotografie.
2. KL Stutthof. Il campo di concentramento di Stutthof e la sua funzione nella politica ebraica nationalsocialista. Effepi Editore, Genova, 2003.1 61 pp., 19 fotografie, 9 documenti. Edizione tedesca: Das Konzentrationslager Stutthof und seine Funktion in der nationalsozialistischen Judenpolitik. Castle Hill Publisher, Hastings, 1999. Edizione americana: Concentration Camp Stutthof and its Function in National Socialist Jewish Policy. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2003.
3. Treblinka. Vernichtungslager oder Durchgangslager? Castle Hill Publisher, Hastings, 2002. Edizione americana: Treblinka. Extermination Camp or Transit Camp? Theses & Dissertations Press, Chicago, 2004. 365 pp., 24 documenti, 11 fotografie.
In totale sui campi di Belzec, Majdanek, Stutthof e Treblinka:
1.033 pagine, 141 documenti e fotografie
Elenco infine, per completezza, i miei primi scritti, redatti quando la documentazione in mio possesso era ancora limitata:
1. Il rapporto Gerstein: Anatomia di un falso. Sentinella d’Italia, Monfalcone, 1985, 243 pagine.
La tesi principale del libro - l’inattendibilità dei testimoni Kurt Gerstein e Rudolf Reder - è stata accolta di recente da Michael Tregenza, il maggiore storico olocaustico sul campo di Bełżec.
2. La Risiera di San Sabba: Un falso grossolano. Sentinella d’Italia, Monfalcone, 1985, 44 pagine.
3. Il mito dello sterminio ebraico. Introduzione storico-bibliografica alla storiografia revisionista. Sentinella d’Italia, Monfalcone, 1985, 85 pagine.
4. Auschwitz: un caso di plagio. Edizioni La Sfinge, Parma, 1986, 28 pagine.
5. Auschwitz: due false testimonianze. Edizioni La Sfinge, Parma, 1986, 29 pagine.
6. Wellers e i “gasati” di Auschwitz. Edizioni La Sfinge, Parma, 1987, 79 pagine.
7. Auschwitz: le “confessioni” di Höss. Edizioni La Sfinge, Parma, 1987, 48 pagine.
8. “Medico ad Auschwitz”: Anatomia di un falso. Edizioni La Sfinge, Parma, 1988, 108 pagine.
9. Come si falsifica la storia: Saul Friedländer e il “rapporto” Gerstein. Edizioni La Sfinge, Parma 1988, 70 pagine
10. La Soluzione finale. Problemi e polemiche. Edizioni di Ar, Padova, 1991, 219 pagine.
11. Intervista sull’Olocausto. Edizioni di Ar, Padova, 1995, 63 pagine.
In totale 1.016 pagine.
Da queste oltre 4.700 pagine i miei “critici” hanno estratto una frase qua, qualche parola là (per di più, soltanto nei miei primi scritti) e poi hanno preteso di confutarmi, di dimostrare mie presunte metodologie capziose, mie fantasiose intenzioni occulte. Ma neppure questo compito elementare è riuscito loro, donde l’inevitabile appello alla “giustizia”.
Soltanto gente ossessionata dal “negazionismo”, questo travisamento ciarlatanesco e parodistico del revisionismo, può credere seriamente di potersi sbarazzare delle tesi revisionistiche ricorrendo ad una legge che imponga di credere fideisticamente all’Olocausto e proibisca la sua “negazione”. Ciò che questa gente non ha capito è che il revisionismo, ben lungi dall’avere un carattere puramente negativo e distruttivo, è al contrario eminentemente affermativo: esso “nega” esclusivamente il falso e proprio per questo è costretto ad affermare il vero. Per fare un solo esempio, nell’articolo “Die Leichenkeller der Krematorien von Birkenau im Lichte der Dokumente” (Le camere mortuarie seminterrate di Birkenau alla luce dei documenti) ho confutato la tesi che nei crematori di Birkenau fossero esistite camere a gas omicide in modo eminentemente positivo adducendo numerosi documenti (la maggior parte dei quali prima ignoti alla storiografia olocaustica) i quali dimostrano una realtà assolutamente inconciliabile con la tesi del campo di sterminio e delle gasazioni omicide. Anche questo sarà reato?
E affermare che il trasporto ebraico da Birkenau a Stutthof del 3 settembre 1944 conteneva molti bambini da 6 mesi a 14 anni, tra cui Potok Trunseb, nato il 24 febbraio 1944?
E dichiarare che i detenuti malati di Auschwitz-Birkenau erano regolarmente curati? Che essi erano normalmente rubricati nella categoria “detenuti inabili al lavoro e non impiegabili” (Nicht arbeits- und nicht einsatzfähige Häftlinge)? Che questa categoria arrivò a comprendere il 42,4% dei detenuti e il 39,5% delle detenute di Birkenau? Che esisteva anche la rubrica “invalidi” (Invaliden), oltre a quella dei “malati stazionari” (stationäre Kranke)? E attestare che i malati di malaria di Auschwitz e Birkenau furono trasferiti al KL Majdanek perché era considerato “zona priva di [zanzara] anofele” (anophelesfreies Gebiet)?
E documentare il progetto, in parte realizzato, del campo ospedale (Häftlingslazarett) nel settore di costruzioni III di Birkenau, con le sue 114 baracche per malati (Krankenbaracken) e le sue 12 “baracche per malati gravi” (Baracken für Schwerkranke) sarà reato?
E dimostrare che il sistema di ventilazione dei crematori II e III di Birkenau era concepito in modo tale che il presunto “spogliatoio” risultava più ventilato della presunta “camera a gas”?
Nel dubbio, mi rivolgerò al competente ufficio di Censura Olocaustica della nuova Santa Inquisizione Olocaustica, il quale, almeno in questi casi - spero - mi darà graziosamente il suo nihil obstat e il suo imprimatur.
Però il revisionismo storico ha anche un aspetto critico. Si potranno ancora “negare” le assurdità palesi proferite dai testimoni “oculari”? Ad esempio, la durata di una cremazione di 4 (quattro!) minuti (D. Paisikovic) o la presenza di 700-800 persone in una “camera a gas” di 20 o 25 metri quadrati (K. Gerstein)? O si imporrà per legge il “credo quia absurdum est”?.
Resta ancora il dubbio sui libri revisionistici già pubblicati: saranno messi all’Index librorum prohibitorum? Oppure gettati al rogo? (“democratico”, ovviamente per distinguerlo da quelli nazisti). Ma si potrebbe pensare anche ad una “democratica” retroattività della legge.
Si sa, per impedire nobilmente che si arrechi «offesa alla memoria e alla storia» (ma - beninteso! - solo a una certa memoria e a una certa storia!) tutto è lecito, anche farsi beffe dei diritti e della Costituzione.
Intervista a David Irving
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nella tivvù libera tutti
L’indecoroso spettacolo messo in piedi a Mediaset dal giornalista Enrico Mentana, potrebbe perfino indurci a rivalutare molti dei patetici e squallidi show televisivi condotti dall’altrettanto noto giornalista Bruno Vespa nel suo “Porta a Porta” e trasmessi sulle reti Rai. Certamente saranno in molti a dire che la Rai è una televisione di Stato, che tutti noi finanziamo attraverso il canone, mentre Mediaset è una televisione commerciale, una semplice azienda privata insomma, che deve rispondere alle sole regole del mercato. Partendo da questa premessa si sosterrà allora che le reti televisive del Cavaliere possono trasmettere tutto lo schifo che vogliono, a differenza della televisione pubblica che dovrebbe mandare in onda solo programmi di qualità. Ragionamento da popolo rozzo. Discostatici infatti da quella volontà polemica che ormai caratterizza tutti coloro che decidono di intervenire su qualcosa di serio, e poco importa se lo si fa con una lettera inviata a un giornale, prendendo la parola durante una chiacchierata fra amici o partecipando a un dibattito familiare. Tolta, dicevo, questa vis polemica che caratterizza ogni nostro intervento, non resta proprio nulla a dare sostanza alle nostre argomentazioni. Infatti il problema non è tanto vedere chi vince fra la Rai lottizzata e le reti televisive di proprietà del Presidente Berlusconi ma, piuttosto, accorgersi dello stato comatoso in cui si trova a vegetare il giornalismo italiano. Se quell’indegno teatrino dell’orrido è il massimo che possiamo aspettarci da trasmissioni che sono solite autodefinirsi “culturalmente impegnate”, allora siamo certi di non sbagliare se diciamo di essere arrivati davvero alla frutta. Una cosa è certa: programmi televisivi come “Matrix” non dovrebbero speculare sulle tragedie della società odierna, per qualche misero punto percentuale in più di share al martedì. Ma cosa avrà mai fatto l’emergente anchorman di Canale 5 che da qualche tempo sta dando molto filo da torcere al suo diretto rivale di Rai 1? Ebbene, il giornalista di Mediaset ha dedicato l’intera puntata della sua trasmissione al racconto della strage di Erba, così come progettata dai suoi autori. Attraverso la lettura dei verbali degli interrogatori dei coniugi assassini, il senza pudore Mentana ha ricreato un’atmosfera davvero da brivido. Una voce fuori campo femminile interpretava Rosa Bazzi quando si trattava della sua confessione, mentre recitava una voce maschile quando i verbali riportavano le frasi di Olindo Romano. Il pubblico ha così potuto provare terrore, angoscia ma, soprattutto, rabbia nel sentire frasi come questa: "L'ho sollevato per i capelli e l'ho sgozzato. Gli ho piantato il coltello in gola, colpendolo dal basso verso l'alto. Poi ho girato la lama". Va in scena lo psicodramma! Se per ovvi motivi non sei potuto essere presente alla strage familiare dell’anno, non ti preoccupare: la tivvù te la farà rivivere. Non dovrai nemmeno spostarti fino al paesino di Erba per visitare quella che è ormai nota come “la casa degli orrori”. Potrai godere delle stesse forti emozioni provate dalle vittime del “signor” Olindo e della “signora” Rosa (come ancora continua a chiamarli il povero signor Castagna, nonno, padre e marito delle vittime). E se è scientificamente provato che il troppo risalto dato dai media agli omicidi più assurdi, irrazionali e cruenti, descritti senza ometterne i particolari più aberranti, conduce inevitabilmente, per via dell’effetto imitazione, all’aumento degli stessi (ricordate le baby gang? Appena hanno smesso di parlarne in tivvù il fenomeno si è placato), per Mentana questo “effetto collaterale” è una cosa da accettare perché, almeno per lui, il gioco vale la candela. In fondo il conduttore televisivo non fa altro che condannare i coniugi di Erba (sarebbe forse possibile fare diversamente?) Eh si, sembra di rivedere l’assassino del piccolo Tommaso prima che fosse arrestato per il delitto commesso. Ricordate? Anche lui non faceva altro che domandarsi: “ma come è possibile che esistano mostri che se la prendono con i bambini?” E dire che prima di uccidere, a colpi di badile, lo sfortunato bambino, l’Alessi si era già reso protagonista di fatti gravissimi: aveva violentato una ragazza di fronte al suo fidanzato, legato a un albero. Ma, in questo caso, la televisione, attraverso i suoi divi (nella specie il famosissimo Michele Cucuzza), ha preferito sorvolare sulle malefatte dell’Alessi che altrimenti non avrebbe potuto essere invitato in tivvù. Lo stesso Cocuzza non avrebbe, successivamente, potuto dire (al fine di alzare il suo auditel) “Ma come faceva a recitare in televisione dopo aver ucciso il piccolo Tommy”? Magari se non lo invitavi non avrebbe potuto recitare! – verrebbe da rispondergli.