Città di Messina

I fatti di Messina e del Mondo visti da una speciale angolazione, quella degli uomini liberi

Eccomi

Utente: Dresda
Per partecipare al Blog scrivete a: gentediMessina@libero.it

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Antivirus19

Progetto Antivirus19

Cagliari

Messina

Piacenza

Roma

Torino

Trento

www.quibio.it - la BIOPLASTICA che rispetta l'ambiente - Il primo e-commerce di prodotti usa e getta Bio eco-compatibili come piatti, bicchieri ecc... rigorosamente biodegradabili e compostabili al 100%. Progetto Eurasia NovoPress Free Image Hosting at www.ImageShack.us

Archivio

oggi
febbraio 2008
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004

Feeds

  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

Antivirus19 NoReporter Radiobandieranera!
martedì, 31 luglio 2007

No straniero? Ahi ahi ahi

 

 

 

 

 

 

(il ministro della Solidarietà sociale, o meglio dovremmo dire: il ministro degli immigrati)

 
Ferrero ribadisce che l'immigrazione deve essere un problema di tutti gli italiani e dice agli stranieri: "fatevi sentire". La risposta extracomunitaria: un tentato stupro e un rapimento fallito (di poco)

Postato da: Dresda a 00:23 | link | commenti |

lunedì, 30 luglio 2007

Ennesima Di Pietrata

 

 

[...]Per Antonio di Pietro "violentare il territorio e' come violentare una persona"... (ansa)

Postato da: Dresda a 23:43 | link | commenti |

Viziosi diccì

 

 

 

 

 

 


Si arrabbiano a difesa della "famiglia" e la sera in albergo con le prostitute. Ecco perchè non si può intercettarli senza il LORO consenso...se ne scoprirebbero delle belle!

 

 

ROMA - Ha un nome ed un volto il misterioso parlamentare della notte di sesso e cocaina con due squillo all'hotel Flora. E' l'on. Cosimo Mele, 50 anni, moglie e tre figli, brindisino di nascita e di collegio elettorale (Udc). Al suo primo mandato, negli archivi dell'informazione politica è ricordato per dichiarazioni sulla necessità di difendere "la nostra identità cristiana". E' anche cofirmatario della proposta di legge per la pubblicità sull'uso di sostanze stupefacenti o psicotrope da parte dei parlamentari. Per la cronaca sarà l'ennesimo scandalo che coinvolge sesso, droga e uomini di potere, un altro episodio da archiviare nella storia centenaria dell'Hotel Flora, dopo gli appuntamenti negli anni della Dolce Vita tra Mastroianni e la Ekberg, l'incontro tra Salvo Lima, Tommaso Buscetta e Nino Salvo (secondo una testimonianza al processo Andreotti) nel 1980 e, due anni dopo, l'assassinio, con una bomba che gli esplose sotto il letto, di uno dei dirigenti dell'Olp, a Roma per incontri segreti. L'on. Mele ha deciso di parlare con l'ANSA "per evitare speculazioni politiche che danneggino il partito".

Si dimetterà dalla carica parlamentare? "Io rispondo al mio partito. Al mio segretario ho offerto le mie dimissioni, se saranno necessarie". Con sua moglie ha parlato? "E' stata la cosa più difficile. Ho parlato e parlerò ancora". Con la polizia, dice, parlerà domani. "Andrò in questura domattina, per chiarire. Non mi hanno convocato, non ho nessun obbligo..." Che quel che è accaduto sia una vicenda privata, senza nessun risvolto penale, ne è convinto il parlamentare, ma anche gli investigatori, tanto che alla procura non risulta sia nemmeno stata fatta una segnalazione. "La signora l'ho conosciuta a cena, al ristorante Camponeschi, presentata da amici", dice Mele nella sua ricostruzione della serata allegra che rischia di cambiargli la vita. "No, non sapevo fosse una prostituta", ribadisce più volte, poi ammette di averlo capito "ad un certo punto" e di averle fatto "un regalino" (sulla cifra preferisce sorvolare). L'ha portata in una suite all'hotel Flora, "anche se ho casa a Roma, ho preferito". Hanno passato la serata, sempre secondo il racconto del parlamentare, poi ognuno a nanna in una stanza diversa della suite. Di cocaina l'onorevole dice non solo di non aver fatto uso, ma nemmeno di averla vista.

"Forse ha preso pasticche. Che ne so, io dormivo!". L'on. Mele insiste anche sul fatto che lui era in compagnia di una sola ragazza, la seconda, dice, l'ha chiamata l'altra "a un certo punto", "poi se n'é andata". Non è chiaro a che punto è arrivata e a che punto se n'é andata. Nemmeno se c'era ancora o no quando la prima, chiamiamola Francesca (anche se, galantemente, Mele non vuole farne neppure il nome di battesimo) si è sentita male. "Non è proprio che stava male - dice Mele -, straparlava...". Tanto che lui ha chiamato la reception chiedendo un medico, poi ha detto che non serviva, poi ha chiamato di nuovo. Fino a che, alle otto di mattina, l'ambulanza ha raccolto Francesca e l'ha portata al San Giacomo. Qui lei ha raccontato di pasticche che qualcuno le avrebbe fatto prendere. Così è partito l'accertamento di polizia ed è venuto fuori il coinvolgimento del parlamentare, la presenza di un'altra ragazza. Quando Francesca si è ripresa, ai poliziotti della questura ha detto che nessuno l'aveva costretta a fare niente e che anzi, "quel signore" le aveva anche pagato il dovuto per la prestazione. Nessuna denuncia, tutti a casa. Peccato che qualcuno avesse messo una pulce nell'orecchio dei giornalisti. Chissà perché. (ansa)

Postato da: Dresda a 00:35 | link | commenti |

sabato, 28 luglio 2007

Libertà d'oppressione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Nella democratica Francia c'è chi promuove con successo il rogo dei libri scomodi. Chiuse altre due librerie non allineate.

 



- PARIGI - Due librerie nel centro di Parigi rischiano
di essere chiuse per ordine dell'autorità giudiziaria perché vendono
libri che contengono tesi negazioniste. La prima è la Licorne bleue,
una libreria specializzata in testi di storia, in rue Jules-Valles,
nell'XI arrondissement, di solito chiusa e con appeso alla porta un
biglietto del proprietario, Thierry Breschmann, che dice: "Si
accettano solo visite su prenotazione". Proprio ieri in questa
libreria una cinquantina di libri e riviste che le autorità sospettano
contengano tesi negazioniste sono state poste sotto controllo
giudiziario. Per due ore un commissario di polizia, un ufficiale
giudiziario e Michael Prazan, uno storico specializzato in storia del
negazionismo, hanno esaminato le opere sospette. "Vi abbiamo trovato
tutta la mitologia antisemita, dal XIX secolo ai giorni nostri,
nascosta nei cassetti della libreria", ha detto a Le Parisien Prazan.
Tra i libri, il cui valore calcolato è di circa 1.500 euro, c'erano
anche alcune copie della rivista 'Les annales d'histoire
revisionnisté, oltre ad opere di Roger Garaudy. E due giorni fa lo
stesso provvedimento è stato applicato per un'altra libreria, la
Librairie du Savoir, nel XIV arrondissement, la cui precedente sede
nel V arrondissement, tra l'altro, era già stata chiusa. La libreria
aveva poi riaperto nel XIV arrondissement. In entrambi i casi è stata
l'Unione degli studenti ebrei di Francia (Uejf) ad avvisare il
Procuratore della Repubblica. "Parigi detiene il triste primato di
capitale europea delle librerie negazioniste. Dobbiamo combattere
perché non sia più così", ha detto il presidente dell'Uejf, Raphael
Haddad. (ansa)

 

"Piccola" nota

riportiamo ciò che riferiscono fonti bene informate:

 

L'ANSA si limita pudicamente a dire che la Librairie du Savoir "era già stata chiusa". Non dice che era stata distrutta da alcuni delinquenti "miracolosamente scampati", i quali, penetrati armi in pugno nella libreria, avevano massacrato di botte il proprietario mentre uno di loro teneva a bada il giovane commesso puntandogli la pistola alla nuca.

 

aggiungiamo noi:

stessa razza dei delinquenti che hanno aggredito il professor Claudio Moffa?  C'è da scommetterci

Postato da: Dresda a 19:48 | link | commenti |

Soccorso democristiano

Berlusconi ancora contro la Forleo, a difesa di Fassino e D'Alema


Postato da: Dresda a 19:45 | link | commenti |

venerdì, 27 luglio 2007

I gay e la legge: incompatibilità evidenti

Due omosessuali sorpresi a scambiarsi effusioni in luogo pubblico (davanti al Colosseo!) vengono denunciati dai carabinieri. La lobby si muove e, in poco tempo, mobilita giornalisti e perfino ministri.

Oggi questo, domani la multa per violazione del codice della strada ("me l'ha fatta perchè sono gay"), dopodomani qualcos'altro. E se ti azzardi a fare rispettare la legge, o a protestare, verrai catalogato come RAZZISTA (quindi capirai da solo che è meglio stare zitto). Questo, finchè tutti quanti non capiremo che loro, i gay, sono diversi da noi e non soggetti alla legge (specie quando si parla di "ordine pubblico" e "buon costume"). Chi è il discriminato?

 

ROMA - Non era solo un bacio sulla bocca quello che i due gay si stavano scambiando la scorsa notte sulle scalette che portano al Colosseo. E' quanto si apprende dai carabinieri che hanno denunciato i due per "atti osceni in luogo pubblico". Baciarsi, è stato sottolineato dagli investigatori, non viola l'articolo 527 del codice, mentre il reato era "palese ed inequivocabile". Reato che - viene ancora precisato - sarebbe stato contestato a qualsiasi coppia; capita sovente ai carabinieri di contestare lo stesso reato a coppie eterosessuali, la maggior parte provenienti da fuori Roma, che vogliono "suggellare" davanti a posti famosi, come appunto il Colosseo, la loro unione.

L'episodio, è stato sottolineato dagli investigatori, è avvenuto alle 1:30, quando in centro, d'estate, le strade sono ancora piene di gente ed in particolare di turisti. I carabinieri, è stato fatto notare, non sono intervenuti all'interno di parchi o zone isolate, dove solitamente le coppie, gay o eterosessuale, vivono momenti di intimità, ma di fronte al monumento più importante di Roma e probabilmente uno dei più visitati del mondo. Quando i due ragazzi sono stati fermati - a quanto si è appreso - erano molto infastiditi nei confronti dei carabinieri.

LEGALE DENUNCIATO: VERBALE SENZA REATO
"Posso soltanto ribadire ciò che mi ha riferito il mio assistito: i due ragazzi si stavano scambiando solo un bacio e nulla di piu": E' quanto ha spiegato l'avvocato Daniele Stoppelli, difensore di uno dei due giovani gay denunciati a piede libero dai carabinieri. "Voglio sottolineare inoltre - ha aggiunto l'avvocato Stoppelli - che nel verbale consegnato ai due ragazzi non c'é la specifica del reato, insomma al posto del reato contestato c'é un omissis".

IL RACCONTO DI MICHELE: SONO SCONVOLTO
"Sono davvero sconvolto, davvero non riuscivo a capire cosa avessi fatto di male. Ci stavamo scambiando soltanto un bacio. E quando ho chiesto ai carabinieri perché ci avevano portato in caserma si sono limitati a dire: "lo sapete benissimo cosa stavate facendo". Michele, 35 anni, romano di adozione, racconta la sua versione su quello che è successo la scorsa notte al Colosseo. Si definisce "un professionista che lavora in un settore tecnico". 'Sono una persona che tutti definiscono timida e riservata - spiega Michele - anzi i miei amici dicono che sono troppo timido, figurarsi se mi metto a fare certe cose in pubblico''.
"Ripeto - continua - ci stavamo scambiando soltanto un bacio: io e Roberto (il suo partner, "no non siamo fidanzati ma ci conosciamo da tempo") avevamo preso una cosa da bere e avevamo deciso di appartarci al Colosseo, in un posto tranquillo in cerca di intimità: non c'era nessuno e abbiamo cominciato a baciarci. Ad un certo punto è arrivata un'auto dei carabinieri. Ci hanno illuminato con il faro e poi ci hanno chiesto i documenti". "Sulle prime pensavo che si trattasse solo di un controllo - ci hanno fatto aspettare oltre mezz'ora e poi è arrivata un'altra auto. Erano quattro carabinieri e ci hanno fatto salire rispettivamente sulle due macchine e ci hanno portato in caserma".


--------------------------------------------------------------------------------

ARCIGAY A PARISI: FACCIA VERIFICHE
L'Arcigay chiede al ministro della Difesa, Arturo Parisi, di verificare se ciò che è accaduto questa notte davanti al Colosseo di Roma, quando due giovani gay sono stati fermati dai carabinieri e condotti in caserma perché si baciavano, sia compatibile con l'ordinamento, la legislazione europea e il rispetto dei diritti delle persone. "Come Arcigay - afferma il presidente nazionale Aurelio Mancuso - stiamo seguendo in queste ore la vicenda e raccogliendo, grazie al lavoro del nostro comitato provinciale di Roma e del suo legale Daniele Stoppello, tutte le informazioni utili per tutelare e difendere gli interessi dei due ragazzi fermati, che si sono rivolti al nostro servizio di Gay Help Line per segnalare l'accaduto.

Riteniamo altamente offensivo che proprio in un periodo in cui si susseguono gravi violenze, atti vandalici e discriminazioni perpetrati contro la comunità gay e lesbica in tutta Italia, di cui sono stati vittime diversi nostri esponenti e militanti, le forze dell'ordine concentrino la loro attenzione sulla liceità di espressioni affettuose da parte di due giovani omosessuali. Sollecitiamo il Ministro Parisi, così come abbiamo chiesto al vice Ministro degli Interni Minniti - prosegue Mancuso - che vengano strutturati corsi di formazione rivolti ai militi, affinché possano comprendere meglio una realtà sociale, che lo Stato avrebbe il dovere di tutelare e non di controllare con forme di moralismo alquanto inopportune. Chiediamo, infine, ancora una volta di sapere quando il Governo passerà dalle buone parole ai fatti, facendo approvare in tempi rapidi l'intero pacchetto anti violenza e anti discriminatorio che langue in Parlamento". (ansa)

Postato da: Dresda a 20:31 | link | commenti |

giovedì, 26 luglio 2007

Fierezza di base

 

 

 

 

 

 


Il comunicato della Fiamma di Roma in risposta alla quadriglia Storace-Buontempo-Nipotini & co.

 

 

 



Per noi della Fiamma Tricolore di Roma, anima e cuore del Partito, in questo momento, Francesco Storace e ‘La Destra’ rappresentano solamente l'ennesimo tentativo egoistico e affaristico dei noti personaggi della politica italiana che antepongono gli interessi personali a quelli politici. Siamo stanchi di assistere al solito teatrino: come qualcuno di AN litiga con Fini, e viene messo alla porta, fonda un partito. Partiti senza progetti, idee e prospettive, fondati solo per dispetto". Queste le parole di Giuliano Castellino, segretario romano della Fiamma Tricolore che hanno seguito le dichiarazioni dell'on. Romagnoli. Ha continuato il dirigente romano della Fiamma: "Noi non siamo in cerca di movimenti politici di riferimento. La Destra radicale esiste ed è viva. E siamo noi. Propone idee politiche, cresce e diventa punto di riferimento per molti connazionali. Mentre altri ricoprivano incarichi importanti e gestivano, in modo discutibile, i soldi dei cittadini, noi, base militante, con estremi sacrifici, abbiamo costruito strutture ed una rete di consenso che oggi non vogliamo svendere a nessuno. Sia chiaro per tutti, sia per i diretti interessati, che per gli "interlocutori prescelti", tutto il nostro lavoro va rispettato. Ed il rispetto passa, innanzi tutto, attraverso il coinvolgimento delle basi nelle decisioni del Partito. Abbiamo ampiamente dimostrato di essere un catalizzatore di valori e di progetti per il futuro dell’area. Con questo non chiudiamo la porta in faccia a nessuno, ma tutti sappiano che a destra di An un padrone già c'è e non siamo certo noi a chiedere garanzie, ma siano gli altri, i folgorati sulla via di Damasco, a darle e a dimostrare alla Destra Radicale di non essere ciò che sono stati dal '94 ad oggi". Iannone, membro della segreteria nazionale, è della stessa opinione ed incalza : "Noi non abbiamo mai abiurato i nostri valori, non abbiamo mai negato il nostro glorioso passato e soprattutto non siamo disposti a barattare il nostro progetto politico. Progetto politico noto a tutti: Mutuo Sociale e diritto alla proprietà della casa, guerra senza frontiera alla mafia dei palazzinari ed all'usura bancaria, lotta alle privatizzazioni ed alle liberalizzazioni, energia alternativa, autarchia europea, lotta alla precarietà ed alle delocalizzazioni, lotta all'immigrazione, difesa dello Stato sociale e lotta alla mafia delle case farmaceutiche per una libertà di cura. E chi oggi si riscopre di destra, affermi prima questi principi, mandi a quel paese i suoi vecchi padroni e padrini e si presenti con l’umiltà dei giusti… dopo di che sarà ospite gradito".

Postato da: Dresda a 19:40 | link | commenti |

martedì, 24 luglio 2007

Tutto il resto è mafia!

 

 

 

Dalle targhe di commemorazione alle manifestazioni in piazza, al cordoglio dei politici. BLA BLA BLA BLA....Ecco perchè noi non abbiamo ricordato Borsellino, non vogliamo aiutare la mafia inflazionandone il ricordo in una situazione sociale che parla chiaro, specie in Calabria e Sicilia: lo Stato non osa mettersi contro la Mafia!

 

Da Bispensiero.it

Pubblichiamo integralmente la lettera aperta di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo. Come al solito, nessun giornale italiano le ha dato, finora, lo spazio che avrebbe meritato. Ringraziamo Antonio Pagliaro e due giornalisti della Reuters per avercela procurata. Vi invitiamo a farne una vera e propria catena di Sant'Antonio mandandola a tutti i vostri contatti email. La proporremo oggi stesso a Beppe Grillo, sperando che le dia la diffusione che merita.



19 Luglio 1992 : Una strage di stato

Per anni, dopo l’estate del 1992 sono stato in tante scuole d’Italia a parlare del sogno di Paolo e Giovanni, a parlare di speranza, di volontà di lottare, di quell’alba che vedevo vicina grazie alla rinascita della coscienza civile dopo il loro sacrificio, dopo la lunga notte di stragi senza colpevoli e della interminabile serie di assassini di magistrati, poliziotti e giornalisti indegna di un paese cosiddetto civile.

Poi quell’alba si è rivelata solo un miraggio, la coscienza civile che purtroppo in Italia deve sempre essere svegliata da tragedie come quella di Capaci o di Via D’Amelio, si è di nuovo assopita sotto il peso dell’ indifferenza e quella che sembrava essere la volontà di riscatto dello Stato nella lotta alla mafia si è di nuovo spenta, sepolta dalla volontà di normalizzazione e compromesso e contro i giudici, almeno contro quelli onesti e ancora vivi, è iniziata un altro tipo di lotta, non più con il tritolo ma con armi più subdole, come la delegittimazione della stessa funzione del magistrato, e di quelli morti si è cercato da ogni parte di appropriarsene mistificandone il messaggio. [continua a leggere]

Per anni allora ho sentito crescere in me, giorno per giorno, sentimenti di disillusione, di rabbia e a poco a poco la speranza veniva sostituita dalla sfiducia nello Stato, nelle Istituzioni che non avevano saputo raccogliere il frutto del sacrificio di quegli uomini, e allora ho smesso di parlare ai giovani convinto che non era mio diritto comunicare loro questi sentimenti, soprattutto che non era mio diritto di farlo come fratello di Paolo che, sino all’ultimo momento della sua vita, aveva sempre tenuto accesa dentro di sé, e in quelli che gli stavano vicino, la speranza, anzi la certezza, di un domani diverso per la sua Sicilia e per il suo Paese.

Per anni allora non sono neanche più tornato in Sicilia, rifiutandomi di vedere, almeno con gli occhi, l’abisso in cui questa terra era ancora sprofondata, di vedere, almeno con gli occhi, come tutto quello contro cui Paolo aveva lottato, la corruzione, il clientelismo, la contiguità fossero di nuovo imperanti, come nella politica, nel governo della cosa pubblica, fossero riemersi tutti i vecchi personaggi più ambigui, spesso dallo stesso Paolo inquisiti quando ancora in vita, e nuovi personaggi ancora peggiori dato che ormai oggi essere inquisiti sembra conferire un’aureola di persecuzione e quasi costituire un titolo di merito.

Da questa mia apatia, da questo rinchiudermi in una torre d’avorio limitandomi a giudicare ma senza più volere agire, sono stato di recente scosso da un incontro illuminante con Gioacchino Basile, un uomo che ha pagato sempre di persona le sue scelte, che, all’interno dei Cantieri Navali di Palermo e della Fincantrieri, ha sempre condotto, praticamente da solo e avendo contro lo stesso sindacato, quella lotta contro la mafia che sarebbe stata compito degli organismi dello Stato, Stato che invece, secondo le sue circostanziate denunce, intesseva accordi con la mafia trasformando le Partecipazioni Statali in un organismo di partecipazione al finanziamento e al potere della mafia in Sicilia.

I fatti riferiti in queste denunce, di cui Paolo Borsellino si era occupato nei giorni immediatamente precedenti il suo assassinio, sono state oggetto di una “Relazione sull’infiltrazione mafiosa nei Cantieri Navali di Palermo” da parte della Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia (relatore on. Mantovano) ma come purtroppo troppo spesso succede in Italia con gli atti delle commissioni parlamentari, non hanno poi avuto sviluppi sul piano parlamentare mentre su quello giudiziario, come sempre succede quando si passa dalle indagini sulla mafia a quello sui livelli “superiori”, hanno subito la consueta sorte dell’archiviazione.

Gioacchino Basile è convinto che l’interesse personale che Paolo gli aveva assicurato nell’approfondimento di questo filone di indagine e l’averne riferito in uno dei suoi incontri a Roma nei giorni immediatamente precedenti la sua morte, sia il motivo principale della “necessità” di eliminarlo con una rapidità definita “anomala” dalla stessa Procura di Caltanissetta e che la sparizione di questo dossier dalla borsa di Paolo sia stata contestuale alla sottrazione dell’agenda rossa.

Per parte mia io credo che questo possa essere stato soltanto uno dei motivi, all’interno del più ampio filone “mafia-appalti” che lo stesso Paolo aveva fatto intuire fosse il motivo principale dell’eliminazione di Giovanni Falcone insieme alla sua ormai certa nomina a Procuratore Nazionale Antimafia.

Il motivo principale credo invece sia stato quell’accordo di non belligeranza tra lo stato e il potere mafioso che deve essergli stato prospettato nello studio di un ministro negli incontri di Paolo a Roma nei giorni immediatamente precedenti la strage, accordo al quale Paolo deve di sicuro essersi sdegnosamente opposto.

Su questi incontri, che Paolo deve sicuramente aver annotato nella sua agenda scomparsa, pesa un silenzio inquietante e l’epidemia di amnesie che ha colpito dopo la morte di Paolo tutti i presunti partecipanti lo ha fatto diventare l’ultimo, inquietante, segreto di Stato, come inquietanti sono i segreti di Stato e gli “omissis” che riempiono le inchieste su tutte le altre stragi di Stato in Italia.

Ma il vero segreto di Stato, anche se segreto credo non sia più per nessuno, è lo scellerato accordo di mutuo soccorso stabilito negli anni tra lo Stato e la mafia.

A partire da quando i voti assicurati dalla mafia in Sicilia consentivano alla Democrazia Cristiana di governare nel resto dell’Italia anche se questo aveva come conseguenza l’abbandono della Sicilia, così come di tutto il Sud al potere mafioso, la rinuncia al controllo del territorio, l’accettazione della coesistenza, insieme alle tasse dello Stato, delle tasse imposte dalla mafia, il pizzo e il taglieggiamento.

E, conseguenza ancora più grave, la rinunzia, da parte dei giovani del sud, alla speranza di un lavoro se non ottenuto, da pochi, a prezzo di favori e clientelismo e negato, a molti, per il mancato sviluppo dell’ industrializzazione rispetto al resto del paese.

A seguire con il “papello” contrattato da Riina con lo Stato con la minaccia di portare la guerra anche nel resto del paese (vedi via dei Georgofili e via Palestro), contrattazione che è stata a mio avviso la causa principale della necessità di eliminare Paolo Borsellino, e di eliminarlo in fretta.

A seguire, infine, con l’individuazione di nuovi referenti politici dopo che le vicende di tangentopoli aveva fatto piazza pulita di buona parte della precedente classe politica e dei referenti “storici”.

Accordi questi che costituiscono la causa del degrado civile di oggi dove si consente che indagati per associazione mafiosa governino la Sicilia e dove, a livello nazionale, cresce, almeno nei sondaggi, il consenso popolare verso chi ha probabilmente adoperato capitali di provenienza mafiosa per creare il proprio impero industriale con annesso partito politico.

Come possono allora chiamarsi “deviati” e non consoni all’essenza stesso di questo Stato quei “Servizi” che, per “silenzio-assenso” del capo del Governo o su sua esplicita richiesta, hanno spiato magistrati ritenuti e definiti “nemici” nei relativi dossier e addirittura convinto altri magistati a spiare quei loro colleghi che, sempre negli stessi dossier, venivano definiti come “nemici”, “comunisti” e “braccio armato” della magistratura, con un linguaggio che non è difficile ritrovare negli articoli di certi giornali e nelle dichiarazioni di certi poltici.

Giaocchino Basile mi dice che sarebbe mio diritto “pretendere” dallo stato di conoscere la verità sull’assassinio di Paolo, ma da “questo” Stato, dal quale ho respinto “l’indennizzo” che pretendeva di offrirmi quale fratello di Paolo, indennizzo che andrebbe semmai offerto a tutti i giovani siciliani e italiani per quello che gli è stato tolto, sono sicuro che non otterrò altro che silenzi.

Gli stessi silenzi, lo stesso “muro di gomma”, che hanno dovuto subire i figli del Generale Dalla Chiesa, i parenti dei morti in quella interminabile serie di stragi, la strage di Portella della Ginestra, la strage di Piazza Fontana, la strage di Piazza della Loggia, la strage del Treno Italicus, la strage di Ustica, la strage di Natale del rapido 904, la strage di Pizzolungo, le stragi di Via dei Georgofili e di Via Palestro, delle quali oggi si conoscono raramente gli esecutori, mai i mandanti e spesso neanche il movente, susseguitesi mentre nel nostro Sud, grazie alla latitanza delle altre istituzioni dello Stato, uno dopo l’altro venivano uccisi tutti i Magistrati e i rappresentanti delle forze dell’ordine che della lotta alla mafia avevano fatto la propria ragione di vita, in una tragica sequenza che non ha eguali in nessuno degli altri paesi del mondo cosiddetto civile.

Io mi chiedo invece, con amarezza , di quante altre stragi, di quanti altri morti avremo ancora bisogno perché da parte dello Stato ci sia finalmente quella reazione decisa e soprattutto duratura, come finora non è mai stata, che porti alla sconfitta delle criminalità mafiosa e soprattutto dei poteri, sempre meno occulti, ad essa legati, perché venga finalmente rotto quel patto scellerato di non belligeranza che, come disse il giudice Di Lello il 20 Luglio del 1992, pezzi dello Stato hanno da decenni stretto con la mafia e che ha permesso e continua a permettere non solo la passata decennale latitanza di boss famosi come Riina e Provenzano ma la latitanza e l’impunità di decine di “capi mandamento” che sono i veri padroni sia di Palermo che delle altre città della Sicilia.

Da parte mia sono certo che non riuscirò a conoscere la verità in quel poco che mi resta da vivere dato che, a 65 anni, sono solo un sopravvissuto in una famiglia in cui mio padre, il fratello di mio padre, mio fratello, sono tutti morti a 52 anni, i primi per cause naturali, l’ultimo perché era diventato un corpo estraneo allo Stato le cui Istituzioni egli invece profondamente rispettava (sempre le Istituzioni, non sempre invece quelli che le rappresentavano).

Spero soltanto che, in questo anniversario, mi siano risparmiate la vista e le parole dei tanti ipocriti che oggi piangono su Paolo e Giovanni quando, se fossero ancora in vita, li osteggerebbero accusandoli, nella migiore della ipotesi , di essere dei “professionisti dell’antimafia” o li farebbero addirittura spiare da squallidi personaggi come Pio Pompa come “nemici” o come “braccio armato della magistratura” .

Chiedo solo, in questa occasione, di avere delle risposte ad almeno alcune delle tante domande, dei tanti dubbi che non mi lasciano pace.

Chiedo al Proc. Pietro Giammanco, allontanato da Palermo dopo l’assassinio di Paolo, ma promosso ad un incarico più alto piuttosto che rimosso come avrebbe meritato, perché non abbia disposto la bonifica e la zona di rimozione per Via D’Amelio.

Eppure nella stessa via, al n.68 era stato da poco scoperto un covo dei Madonia e, a parte il pericolo oggettivo per l’incolumità di Paolo Borsellino, le segnalazioni di pericolo reale che pervenivano i quei giorni erano tali da da far confidare da Paolo a Pippo Tricoli lo stesso 19 Luglio: “è arrivato in città il carico di tritolo per me”.

A meno che, come affermato dal Sen. Mancino in un suo intervento del 20 Luglio alla camera, anche lui credesse che “Borsellino non era un frequentatore abituale della casa della madre” : infatti vi si recava appena almeno tre volte alla settimana!

La stessa domanda inoltro all’allora prefetto di Palermo Mario Jovine anche se la risposta ritiene di averla già data con l’affermazione fatta in quei giorni: “Nessuno segnalò la pericolosità di Via D’Amelio” .

Affermazione palesemente risibile : in quei giorni si erano susseguite le segnalazioni di possibili attentati a Paolo Borsellino e bastava interrogare gli stessi agenti della scorta, cinque dei quali morti insieme a lui, per sapere quali erano i punti più a rischio.

Chiedo alla Procura di Caltanissetta, e in particolare al gip Giovanbattista Tona, il motivo dell’archiviazione delle indagini relative alla pista del Castello Utveggio: eppure proprio da questo luogo partirono, subito dopo l’attentato, delle telefonate dal cellulare clonato di Borsellino a quello del dott.Contrada, oggi finalmente condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione per collusione e favoreggiamento.

Chiedo alla stessa Procura di Caltanissetta, e sempre allo stesso gip Giovanbattista Tona, i motivi dell’archiviazione dell’inchiesta relativa ai mandanti occulti delle stragi.

Per un’altra archivazione, quella relativa alle vicissitudini del fascicolo Fincantieri ho già inoltrato richiesta di chiarimenti in via ufficiale.

Chiedo alla Procura di Caltanissetta di non archiviare, se non lo ha già fatto, le indagini relative alla sparizione dell’agenda rossa di Paolo e di chiarire il coinvolgimento dei tutte le persone, dei servizi e non, in essa coinvolte.

Chiedo soprattutto al sen. Nicola Mancino, del quale ricordo, negli anni immediatamente successivi al 1992, una sua lacrima spremuta a forza durante una commemorazione di Paolo a Palermo, lacrima che mi fece indignare al punto da alzarmi ed abbandonare la sala, di sforzare la memoria per raccontarci di che cosa si parlò nell’incontro con Paolo nei giorni immediatamente precedenti alla sua morte.

O spiegarci perché, dopo avere telefonato a Paolo per incontrarlo mentre stava interrogando Gaspare Mutolo, a sole 48 ore dalla strage, gli fece invece incontrare il capo della Poliza dott. Parisi e il dott. Contrada, incontro dal quale Paolo uscì sconvolto tanto, come raccontò lo stesso Mutolo, da tenere in mano due sigarette accese contemporaneamente

Altrimenti, grazie alla sparizione dell’agenda rossa di Paolo, non saremo mai in grado di saperlo.

E in quel colloquio si trova sicuramente la chiave dalla sua morte e della strage di Via D’Amelio.

Salvatore Borsellino
Milano, 15 Luglio 2007

Postato da: Dresda a 19:33 | link | commenti |

lunedì, 23 luglio 2007

Toghe rotte

 

 

 

Divertente e patetico allo stesso tempo, il politico Antonio Di Pietro, ex pm di fama internazionale, il quale critica aspramente (per l'ennesima volta) l'attuale ministro della Giustizia, Mastella, che fa parte della sua stessa formazione di Governo.

Dimentica, il Tonino nazionale, che lui si volle "accontentare" del Ministero alle Infrastrutture, accettando che la giustizia, di cui si riteneva (e si ritiene) un grande conoscitore, fosse affidata all'incapace, poltronista di massimo livello, Clemente Mastella?

Ma la smetta Di Pietro di fare chiasso, lui che già minacciò le dimissioni in caso di approvazione della legge sull'indulto (si dimenticò però di darle sul serio - forse contento per il beneficio concesso con quella legge ai "furbetti del quartierino", ma speriamo non anche per il favore fatto ai politici responsabili di accordi elettorali con la mafia).

 

Ministro Di Pietro, si goda la Sua poltrona e non si interessi di cose che nemmeno più capisce e di cui non può più interessarsi!!

Postato da: Dresda a 19:44 | link | commenti |

domenica, 22 luglio 2007

Ama la musica, ama il fascismo

 

 

 

 

 

 

 

 


Così a Casal Bertone. Il concerto che doveva essere impedito dagli antifascisti è stato invece una festa continua

 

 



Piazza presidiata da carabinieri e polizia ma non senza che restasse qualche punto debole con possibile incontro ravvicinato di diverso tipo. Così si presentava Casal Bertone, la zona romana che si pretende rossa doc ma ha perso da tempo la sua verginità nostalgico-marxista. Il quartiere dove durante la notte tra l'undici e il dodici luglio, in rapporto numerico di sei a uno, il coordinamento romano antifascista aveva attaccato una quindicina di fiammisti mentre affiggevano manifesti. Ma pur con un vantaggio di tal proporzione ed una prima linea di extracomunitari, gli aggressori erano stati costretti a una ritirata rovinosa dopo mezz'ora di scontro duro, essendosi lasciati indietro almeno tre feriti. Per la rabbia - “democratica” ovviamente – i pifferai di montagna (quelli che erano partiti per suonare ma finirono suonati) avevano devastato notte tempo il circolo futurista e la sede della Roma “Padroni di casa”. Essendo stato indetto un concerto in sostegno e per il finanziamento delle sedi deturpate, gli “antifascisti” avevano organizzato un controconcerto a settanta metri di distanza, giurando: sia quel che sia i fascisti non suoneranno. I proclami si sono susseguiti fino a lasciar presagire ritorni di scenari da anni Settanta. Nulla di tutto questo è avvenuto. Al concerto nero (La peggio gioventù. Macchina taragta paura. Hate for breakfast, SPQR, Time Bomb, Zetazeroalfa) sono state presenti, in più riprese, almeno settecento persone ivi comprese, oltre ai tanti “cani sciolti”, le basi militanti di un certo alleanzismo e una rappresentanza di Forza Nuova. La piazza rossa, invece, è stata straordinariamente vuota. Il rapporto numerico fra le due parti è stato di sette a uno a favore dei fascisti che si dovevano cacciare. In piazza, nell'antifascismo, qualche extracomunitario che si godeva la musica gratis, pochissimi compagni e praticamente nessun attivista. La “risposta” di Casal Bertone alla penetrazione fascista non c'è stata. O meglio, se è quella che c'è stata vuol dire che l'antifascismo a Casal Bertone non è più di moda. Perché un tale plof dei proclamanti facitori d'odio non è dato sapere. Sono giunti a più miti consigli? Hanno subito pressioni dai vertici? Hanno voluto ribadire il disgusto militante per la Banda Bassotti chiamata a suonare dagli organizzatori? Hanno avuto paura di tener fede ai proclami e di scontrarsi con chi ritengono più forte di loro? Non si sa. L'importante è che il confronto si è chiuso così. A Casal Bertone la musica e il fascismo si amano.     

(www.noreporter.org)

Postato da: Dresda a 14:33 | link | commenti (3) |

www.quibio.it e' la BIOPLASTICA che rispetta l'ambiente - Il primo e-commerce di prodotti usa e getta Bio eco-compatibili come piatti, bicchieri ecc... rigorosamente biodegradabili e compostabili al 100%.

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog Blog-Show la vetrina italiana dei blog! Blog-Show la vetrina italiana dei blog! AVVERTENZA questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.