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Essere un Uomo?

Le razze non esistono, anzi si, ma forse no. Che vergogna essere bianchi. Razza di razzisti inferiori! E altre perle...
Riportiamo un articolo di
Raffaele Scirocco (da www.nuovosoldo.it)
con nostro commento in rosso
Ieri pomeriggio, ho assistito a un’azione vigliacca, squallida, vergognosa e degradante per l’intero genere umano.
Mentre andavo in centro, a Messina, passeggiavano tranquillamente innanzi a me una bambina e due donne africane; a piazza Dante due ragazzi in motorino improvvisamente si accostano alle due signore, iniziando ad insultarle e apostrofarle come “prostitute” spintonando la bambina, le due donne ovviamente sconvolte e impaurite li hanno rimproverati e avvertiti che avrebbero chiamato la Polizia, allora questi con il loro impavido e squallido razzismo, hanno sputato in viso alla donna più vicina , gridando in dialetto a me che ero intervenuto, mentre “orgogliosamente” scappavano “i neri sono sporchi, le donne sono prostitute, gli uomini sono delinquenti".
Ho chiesto miseramente scusa per quello che era accaduto alle due signore,
Scusa perché è intervenuto a loro difesa? O forse perché, in barba ad ogni principio morale e giuridico, in tema di razzismo v’è una “responsabilità” oggettiva, “di razza”. Il negro viene picchiato? Il bianco è colpevole, qualsiasi bianco.
vergognandomi di condividere con quei due soggetti passaporto e colore della pelle;
eccola qui la responsabilità “di razza”. Ancora non vi spiegate cosa c’entri il colore della pelle dei due stupidi delinquenti, con la squallida azione che hanno commesso?...uhm…vergognatevi della vostra pelle, prima di finire etichettati come razzisti! (con tutto ciò che ne consegue)
anche se non avevo subito nessun insulto o azione sgradevole ,mi sono sentito umiliato come uomo e abbattuto per il totale disprezzo della ragione e dei sentimenti umani che negano completamente tali gesti e tali idee.
Purtroppo il razzismo, tra le cose che ci sono nel mondo è la meglio distribuita, tanto da diventare schifosamente banale.
Molti considerano i vari atteggiamenti razzisti e discriminatori come bravate, altri come una semplice esposizione democratica di pensiero, anche se l’aggettivo “democratico”con qualsiasi atto o pensiero razzista è una “bestemmia”, altri ancora, fortunatamente, come la vergogna totale del genere umano. Questi primi due gruppi, ai quali gli “esemplari” che ho visto ieri, sicuramente appartengono, non hanno ben chiaro due semplici concetti:
1) L’uomo, qualsiasi diversità abbia dalle più “essenziali” come “razza”, etnia, genere, orientamento sessuale, aspetto fisico, alle più semplici come lingua, religione, comportamento, ceto sociale, costumi e mentalità fa parte del genere umano, è, ed in quanto tale prova sentimenti ed è guidato dalla ragione. Discriminare un altro uomo è quindi come discriminare sé stessi, sputare in viso ad un altro è come sputare sulla propria immagine riflessa.
però vergognarsi del colore della propria pelle non è discriminare se stessi…
2) Sentirsi superiore ad un altro uomo è l’ideale più stupido che si possa avere, perché traspare la più totale ignoranza, visto che qualsiasi tesi scientifica ha sempre sconfessato l’esistenza della razza, qualsiasi religione ha sempre sostenuto l’uguaglianza e la fraternità umana in quanto figli di Dio, e la storia ci ha tramandato i fallimenti del pensiero e delle azioni dei razzisti.
Quando hanno scoperto che le razze non esistono e che siamo tutti uguali?
I fallimenti del pensiero e delle azioni dei razzisti? Purtroppo l’unico Stato dichiaratamente razzista (oibò, allora le razze esistono!?), Israele, ancora non è stato fermato.
I due “esemplari d’uomo” che hanno “virilmente” aggredito le due donne, sono così innominabili per la loro nefandezza morale, da non poter essere paragonati neanche allo “sterco”, perché questo inversamente da loro è il risultato finale di una funzione vitale per l’organismo ed è estremamente funzionale alla concimazione del suolo agricolo e forestale.
“esemplari d’uomo”, “sterco”…? C’è puzza di razzismo…
I due “rappresentanti” della vergogna umana, annullano sia la tesi scientifica evoluzionista dell’uomo come erede della scimmia, perché derivare da un animale, creatura priva di razzismo non si può sostenere: il gorilla non discrimina la zebra perché ha la pelle a strisce nere; ugualmente annullano la “celeste” creazione di Adamo dall’alito di Dio, senza blasfemia credo che il grande Dio fosse impegnato a fare creature molto più complete. Questo genere sicuramente deriva dal niente, visto il vuoto che ha nel suo piccolo cranio.
“questo genere”…non si riferisce al genere umano, ne dobbiamo dedurre che intenda “razza”…ma allora le razze esistono?
La loro “convinta” caccia alle varie forme di diversità, è conseguenza delle stupide affermazioni rilasciate da quei politici, giornalisti e religiosi che illudono con tali argomenti, questi poveri meschini che sono nella più totale ignoranza.
La diversità è relativa. Se io bianco mi trasferissi in Nigeria, chi sarebbe il diverso?
Oibò, ma allora la diversità esiste.
Se io fisicamente “sano” salissi in un pullman per disabili ,chi sarebbe il diverso? Se io eterosessuale entrassi in un locale gay, chi sarebbe il diverso? Se andassi in una Sinagoga, chi sarebbe il diverso?
Ma va...
Almeno che io non voglia comandare sugli altri, perché convinto della mia superiorità bianca, fisica, eterosessuale e atea, credo che si comprenda benissimo ciò che sostiene lo scrittore franco-marocchino Tahar Ben Jellun :
“Non si incontreranno mai due volti assolutamente identici.
Non importa la bellezza e la bruttezza: queste sono cose relative. Ciascuno è il simbolo della vita.
E tutta la vita merita rispetto.
E’ trattando gli altri con dignità che si guadagna il rispetto per sé stessi”.
Almeno che gli ebrei non vogliano comandare sui gentili, perché convinti della loro superiorità razziale (Talmud e legislazione razziale in Israele docent) e della inferiorità di chi si vergogna di essere bianco.
Il comandante

Autarchia, socialismo, nazionalismo. Intervista a Hugo Chavez
MARACAIBO - "Spari la sua prima domanda". Hugo Chavez Frias, il presidente, il caudillo, il dittatore, l'ex colonnello dei parà, il nuovo Simon Bolivar del Venezuela o più direttamente il Comandante, come ama invocarlo lo stuolo di camicie rosse assiepate sotto questo enorme tendone bianco, abbassa gli occhi, si stringe nelle spalle, si contrae come si preparasse davvero a ricevere una fucilata. Il presidente del Venezuela non ama farsi intervistare. Ama semmai far pesare la propria assenza. Come quando annuncia che ha deciso di disertare, unico capo di Stato, l'assemblea generale delle Nazioni Unite: "Ho troppi impegni qui fra la mia gente, manderò il ministro degli esteri". Il ministro leggerà in suo nome a New York un durissimo discorso anti Bush, lui invece resta qui in questa pianura, arsa da una temperatura che sfiora i 50 gradi. Davanti a ministri, ambasciatori, osservatori, e cento tra operai, impiegati, dirigenti della "Pequiven", la più grande industria petrolchimica del paese.
Presidente, gran parte del mondo si chiede il senso della nuova riforma della Costituzione. Essa prevede, tra l'altro, la sua rielezione a tempo indeterminato, il controllo da parte del governo della Banca centrale, forti limiti alla libertà di stampa. Sono cambi che alterano la democrazia.
"Lo spiego da due anni, lo spiegherò ancora. La nostra Costituzione compie 8 anni. E' una buona Magna Carta. Sicuramente migliore di quella che ha regolato il paese per 38 anni. Ha fatto compiere enormi progressi alla rivoluzione bolivariana. Ma, come tutte le Costituzioni, ha bisogno di essere riadattata alle esigenze di una società in evoluzione".
Perché la necessità di tante modifiche, così vicine nel tempo?
"Prima, ai tempi delle grandi oligarchie, non si sapeva neanche cosa contenesse la Costituzione. Oggi, l'abbiamo spiegata a tutto il paese distribuendo 24 milioni di libretti. E' accessibile a tutti. Il popolo la conosce a memoria, ne parla per strada, la sera in casa, negli uffici, nelle fabbriche, nei piccoli villaggi della giungla. I governi precedenti hanno preferito dividersi il potere, mascherandosi dietro un'apparente alternanza frutto di un accordo fatto a tavolino".
Il Venezuela ha avuto momenti di grande sviluppo. E' un paese ricco, c'è il petrolio.
"Sì, certo, c'era il petrolio, un ottimo petrolio, e questo bastava a arricchire le tasche dei pochi, a scapito dei tanti. La massa restava chiusa nelle baracche, privata dell'istruzione, analfabeta, slegata da ogni decisione del potere. Era trattata con fastidio, in modo razzista, perché indigena, creola, negra. Erano nati poveri e tali dovevano rimanere. Ho proposto di cambiare la Costituzione, che verrà sottoposta a tre referendum, per rafforzare il potere popolare. Per far trionfare la rivoluzione".
L'opposizione grida alla dittatura. Vive con crescente allarme lo stretto legame con Cuba. Non c'è il rischio di un isolamento?
"I nostri amici e compagni di Cuba ci hanno aiutato inviando migliaia di medici. Sono arrivati qui insegnare a curare la gente. Hanno tamponato le falle di un sistema sanitario pubblico, mai realizzato dai vecchi regimi più sensibili alle esigenze delle cliniche private, veri templi della chirurgia estetica, che al diritto alla salute. Hanno dato un contributo vitale al popolo venezuelano. Oggi sono tornati a casa, anche se il rapporto con l'Avana rimane intenso e stretto su molti altri settori".
Fra due giorni, riceverà qui il presidente iraniano Ahmadinejad.
Quali tipi di rapporti avete con Teheran?
"Rapporti economici e scientifici. I dirigenti della repubblica islamica dell'Iran sono interessati a studiare il nostro sistema di produzione del polietilene. Ci forniscono la tecnologia. Ma sono sicuro che qualcuno speculerà anche su questa visita. Lo vede quel silos? Servirà ad aumentare l'estrazione del gas e alla sua trasformazione. Ebbene: diranno che si tratta della bomba nucleare, che stiamo complottando con l'Iran per minacciare il mondo".
Chi lo dirà, signor presidente?
"Lo dirà il Male, quello che regge l'Impero, il Vampiro che protegge gli oligarchi. Non serve fare nomi. Tutti sanno chi è il vero nemico della pace nel mondo".
Ma proprio la comunità internazionale resta perplessa davanti alla sua rivoluzione bolivariana. Sembra di essere tornati al passato.
"La rivoluzione socialista e bolivariana dà fastidio a molti. E' l'alternativa al neoliberalismo che ha dominato gli ultimi vent'anni. E' la dimostrazione che esiste un'alternativa, più umana, meno crudele. Noi, non vogliamo convincere nessuno. Siamo aperti a tutti. Abbiamo rapporti con Russia, Bielorussia, Cina. Ma anche con Bolivia, Brasile, Argentina. Abbiamo lavorato con Chirac, adesso inizieremo con Sarkozy".
E con l'Italia?
"Abbiamo fatto delle proposte alla vostra Eni, abbiamo avuto incontri con il governo Berlusconi".
Cosa è accaduto?
"C'è un paradosso che mi fa male. Riusciamo ad avere scambi e rapporti con governi di destra, che non ci sono certo amici, mentre quelli di sinistra ci evitano e ci guardano con sospetto".
Colpa delle menzogne diffuse dai vostri media?
"I giornali e le tv del paese mi attaccano ogni giorno. Io non li ho certo chiusi, continuano a pubblicare. Questa è democrazia, non dittatura".
Come giudica la revoca delle concessioni a Rctv, la più antica televisione del paese?
"Erano scadute. Oggi è ben visibile su altre frequenze. Un presidente deve essere sensibile ai messaggi che passano attraverso il video: assistere a programmi spinti, volgari, non fa parte della nostra cultura. Noi vogliamo la crescita del nostro popolo, non il suo declino".
Il presidente si alza, ci precede dentro un grande tendone bianco dove c'è una vera esposizione di oggetti comuni che mostrerà nella sua trasmissione "Alò presidente". Il suo programma, costruito come momento di dialogo con la popolazione. Afferra degli occhiali da lavoro. "Plastica", indica, "Questi oggetti, oggi, sono fatti dalla nostra industria. Possono essere utilizzati nelle campagne, nelle coltivazioni, per i fertilizzanti. Ma anche nelle costruzioni. E che dire della sanità? Siringhe, strumenti, provette, contenitori. Per anni le oligarchie che dominavano il paese li importavano, li compravano a prezzi esorbitanti. Ma questi stessi oggetti potevano essere prodotti in casa. Invece c'era chi preferiva succhiare il petrolio, venderlo sotto costo, e lasciare morire il popolo per una setticemia, ignaro perfino dell'esistenza dei medici".
E oggi?
"Oggi è il paese intero che decide e programmna".
Senza l'opposizione.
"L'opposizione ha fatto le sue scelte. E' un dialogo impossibile. Siamo diversi: noi siamo disposti a morire per il paese. In loro cova l'odio, la rabbia per i privilegi che hanno perduto. Non sopportano vedere un indio, un negro, il "mono", la scimmia, che guida il paese".
Come pensa di conciliare il suo modello con i mercati internazionali?
"E' un dilemma antico, costante. Pianificazione e mercati. L'America Latina è ricca di gas, petrolio e materie prime: abbiamo creato l'Alba, il nuovo mercato comune, per soddisfare le necessità del nostro Continente. Ci riusciremo nel giro di pochi anni.".
C'era bisogno di un golpe per prendere il potere?
"Il paese era al collasso. Ho evitato un bagno di sangue, mi sono arreso, ho fatto un anno di carcere, sono stato espulso dall'esercito. Ma ho dato una scossa e il paese ha risposto nelle elezioni del 1998. Non ha pagato invece chi ha fatto il golpe nel 2002. L'ex presidente della Confindustria assieme alla Centrale dei sindacati, che tutto era tranne un sindacato dei lavoratori. La nostra Repubblica bolivariana è uscita dalle urne. Una maggioranza schiacciante. E' l'oligarchia che non accetta questa realtà democratica".
Quanto pesa il ruolo dei militari nel futuro del Venezuela?
"Su questo sono stato chiarissimo. Niente partiti e niente militanza politica per chi indossa una divisa".
Paura di un golpe?
"Ce ne sono stati tanti, troppi. Oggi il popolo vuole solo vivere in pace e con dignità".
(da La Repubblica) (titolo e sottotitolo nostri ...ovviamente- antivirus19Piacenza)
I Karen pronti alla battaglia

Ore decisive per la Birmania. Quello che avverrà poi, lo vedremo in seguito
Il mondo si accorge che esiste la Birmania. Uno dei meriti della protesta sacrosanta dei monaci della capitale e delle principali città del Myanmar è innanzitutto questo. L’attenzione del mondo si concentra su questo angolo del sud est asiatico, scosso dalla più imponente manifestazione degli ultimi venti anni. E per tutti gli attori, diventa così più difficile agire senza dare nell’occhio, senza scatenare reazioni nelle coscienze delle “pubbliche opinioni” delle nazioni democratiche.
Fare pronostici su chi vincerà questo pericoloso braccio di ferro (i rigorosi monaci interpreti dell’esasperazione di un intero popolo o i paranoici gerontocrati in stellette rinchiusi nella finta capitale Naypidaw) è difficile.
C’è chi sostiene che vinceranno i generali, soffocando la rivolta nel sangue, nella repressione di cui sono maestri, o semplicemente facendo valere il peso delle minacce nei confronti di gente che conosce la brutalità e la capillare efficienza della macchina poliziesca del regime. C’è chi è invece certo della vittoria dei manifestanti, forti appunto di una solidarietà ideale del resto del mondo e dello spettro di nuove sanzioni economiche prospettate dall’Occidente al regime.
“Popoli” guarda con attenzione all’evolversi della situazione. E’ normale che chi si occupa da qualche anno di portare aiuti umanitari ad una etnia perseguitata dalla giunta militare speri che l’aggressore venga indebolito, messo in crisi, ridimensionato dalla dissidenza interna. A “Popoli” interessa innanzitutto la sicurezza e la libertà per i Karen, che in questo momento sono ancora negate dai generali birmani.
Ma siamo consci del fatto che questa sfida, chiunque ne sia il vincitore, porterà probabilmente nuovi drammi per le orgogliose genti delle colline dell’est.
Personalmente, e forse troppo ottimisticamente, ho la sensazione che il regime abbia il tempo contato. Ci sono due motivi per cui mi lascio andare a tale speranza (conscio però di poter essere smentito nelle prossime ore da qualche decisione forsennata dei vecchi di Naypidaw). Il primo è l’atteggiamento dell’esercito in questa fase della protesta. Straordinariamente pacato negli interventi. Cinque, dieci morti, forse venti e qualche centinaio di arresti dopo diversi giorni di agitazioni sono un bilancio incredibile, in un paese in cui quotidianamente le forze armate investono i villaggi dell’est incendiando, stuprando e uccidendo.
La grande manifestazione del 1988, alla quale parteciparono soprattutto studenti universitari e lavoratori di Rangoon, venne stroncata immediatamente dai fucili dei soldati: allora non si sparò in aria per disperdere i manifestanti. Si mirò alle teste dei birmani che osavano chiedere maggiore libertà. Diverse centinaia di vittime, c’è chi parla addirittura di 3000 morti. L’ odierna cautela dell’esercito potrebbe essere il prezzo pattuito per un passaggio di potere che risulti indolore per i vecchi generali.
L’altro elemento che mi fa sperare in un non lontano cambiamento ai vertici dello stato è la presa di posizione della Cina, principale e indispensabile angelo custode della giunta militare.
Pechino ha auspicato una ragionevole soluzione della crisi, invitando di fatto il governo di Rangoon ad evitare eccessive violenze. Non credo che la raccomandazione sia scaturita dal fastidio della leadership cinese per la vista del sangue (chiedete ai tibetani o ai dissidenti interni), quanto dalla considerazione che la Birmania, rappresentando un buon partner commerciale e un alleato strategico importante, va resa “presentabile” agli occhi delle altre potenze, USA in testa, con cui Pechino ha interesse a dialogare. Non va scordato che le Olimpiadi sono alle porte, e che l’ormai capitalista Cina cura molto il “look”.
Il business, credo, vincerà la sfida. India, Cina, Tailandia, Singapore, Israele, più alcune importanti multinazionali occidentali hanno grandi interessi nel “paese delle mille pagode”.
Il rischio di incontrare ostacoli di carattere diplomatico, problemi di immagine e legali (sanzioni) è forte, d’ora in avanti. Prima della marcia dei monaci tutti facevano quel che volevano, all’ombra del potente “Tatmadaw”, l’esercito birmano.
La Unocal (l’azienda californiana amica dei Talebani durante la guerra che le milizie filo pachistane, foraggiate dal Dipartimento di Stato USA, conducevano contro il comandante Massoud) è da molti anni socia dei generali birmani. Il gasdotto di Yadana, costruito in partnership con la Total, attraversa territori “ripuliti” dalla presenza dei legittimi abitanti (Karen e altre etnie) grazie a violente azioni dei soldati di Rangoon.
Israele da circa venti anni vende armi e “servizi” a esercito e sbirri birmani: si vede che la solidarietà, tra massacratori di popoli originari, è d’obbligo.
New Delhi sta riempiendo gli arsenali del Myanmar in cambio del gas birmano, di cui la frenetica economia indiana ha estremo bisogno.
Singapore ha stipato le sue banche di narcodollari provenienti dalle tasche dei trafficanti birmani e dei loro protettori in divisa. E la Tailandia (fedele alleato degli Stati Uniti) firma con Rangoon accordi milionari per costruire dighe e impianti idroelettrici sui fiumi che attraversano le terre dei Karen, destinate ad essere sommerse dalle acque.
Non è escluso quindi che tutte le componenti della ambigua economia birmana premano sul governo perché questo inizi a considerare la possibilità di un negoziato con le forze democratiche. Per evitare danni alle loro redditizie imprese. E per continuare, in regime liberale, a rapinare le ricchezze del Myanmar, questa volta con altri complici.
Infatti, i monaci stanno forse porgendo (più o meno inconsciamente) su di un piatto d’argento il Paese alle fameliche oligarchie britanniche, statunitensi e apolidi. C’è un forte legame che unisce la principale figura della dissidenza, Aung San Suu Kyi, alla Gran Bretagna. I circoli influenti, quelli della “esportazione della democrazia” a tutti i costi, sono particolarmente eccitati, in queste ore.
E anche questo ci piace poco. Non ci pare infatti che le democrazie occidentali siano istituzioni particolarmente attente alle istanze fondamentali dei popoli che desiderano vivere preservando la propria specificità culturale.
Se la piazza dovesse vincere, se il regime si dichiarasse disponibile a trattare con l’opposizione, se si preparasse un graduale cambiamento degli assetti politici, probabilmente nel giro di alcuni mesi verrebbe disegnata una “road map” verso la democrazia. Immaginiamo folle di “esperti” occidentali indaffarati a ristrutturare il sistema giudiziario, legislativo, economico del Paese. Sarebbero molto probabilmente ex dipendenti della Unocal e della Total, ex funzionari dell’antidroga statunitense impiegati per molti anni in Birmania in finte campagne di distruzione dell’oppio. O magari vecchi importatori svizzeri di rubini color “sangue di piccione”.
Cosa succederebbe ai Karen in cerca di autonomia ? Verrebbero forse bloccati i progetti milionari che violentano la loro terra ? Verrebbero forse chiuse le fabbriche di eroina e di anfetamine contro le quali si sono così coraggiosamente battuti per tanti anni ? Verrebbe riconosciuto loro il diritto di chiamarsi “nazione” ?
Temo che se dovessero continuare ad avanzare le loro legittime rivendicazioni, rifiutandosi magari di deporre le armi, da “combattenti della libertà”, come vengono ora definiti poiché si oppongono ad una dittatura, diventerebbero, per il baraccone mediatico internazionale governato dai soliti sovrani senza patria ne’ etica, dei “signori della guerra”, ovvero elementi terroristici che incomprensibilmente rifiutano le allettanti promesse della democrazia. Autodeterminazione, identità, tradizione: cosa sono per i freddi burocrati del parlamentarismo d’assalto ?
Ma lasciamo la dimensione dei pronostici fantasiosi e torniamo ad oggi.
I Karen, dimostrando ancora una volta una indole saggia e poco incline allo sciacallaggio, sono fermi, nella giungla, in attesa dello sviluppo della situazione. Agire subito con le armi avrebbe significato provocare i generali, costringere il regime ad una risposta violenta, avrebbe esposto i manifestanti al rischio di un bagno di sangue. Hanno invece fatto sapere che sono pronti (l’ordine è già arrivato ai comandanti operativi del KNLA), assieme alle truppe di altri gruppi etnici, a scatenare una grande offensiva contro il Tatmadaw in caso di repressione violenta della protesta dei monaci, nelle prossime ore.
Non resta, per il momento, che attendere. Da parte nostra auspicando intanto la fine di una casta di macellai, trafficanti di droga, avidi affaristi senza scrupoli che ha affamato il suo popolo. La democrazia non c’entra. Vi sono stati nella storia regimi non democratici che hanno goduto del reale consenso popolare. Che hanno creato stati etici. Che hanno messo al primo posto il bene della nazione. Che hanno sfidato e combattuto le oligarchie criminali. Non è certo il caso della giunta birmana. Ne’ delle nazioni che in queste ore alla giunta stanno facendo la ramanzina, fingendo di non vedere quanto in fondo le assomiglino.
Quel che verrà poi, è un’altra pagina di storia. Che “Popoli” spera verrà scritta dai Karen con lo stesso rigore, la stessa onestà e chiarezza di ideali che hanno accompagnato durante gli ultimi sessant’anni la loro lotta per la libertà.
Franco Nerozzi (da noreporter.org)
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L'esempio Karen

Riflessioni al ritorno da una missione di sostegno a quel popolo fiero
Nel cosiddetto sud-est asiatico, terra di conquista per abili affaristi occidentali, si sta combattendo dal 1948 (...sessant'anni...NdA...) in un territorio sottoposto al dispotico governo della giunta militare birmana, il Karen State, per l'autodeterminazione di un popolo: i Karen appunto.
Come mi è stato ricordato più volte nella giungla da essi stessi, i Karen sono un popolo di abili guerrieri ma anche di grandi valori umani e spirituali oltre ad eccellenti contadini, molte volte i militari stessi coltivano la loro terra... ed è qui il punto centrale: questa terra è il simbolo della loro lotta per l'autodeterminazione, nel nome della tutela della loro identità e della loro tradizione.
I villaggi Karen vivono sotto continui attacchi e minacce da parte dell'esercito birmano, il quale se può massacra donne, bambini, anziani e contadini inermi; contro tutto questo ogni giorno l'esercito Karen (un esercito regolare e gerarchizzato, non bande di terroristi...NdA) svolge la sua funzione di difesa della popolazione, e i soldati combattono coraggiosamente (...e volontariamente... NdA) dedicando la vita e il suo eventuale sacrificio a ideali che da noi sembra siano scomparsi, quando non male interpretati.
Tra le cose che colpiscono sicuramente ci sono la naturalezza con cui affrontano la loro vita di tutti i giorni, la dignità con cui si rapportano a chi porta loro aiuto e l'orgoglio di essere quello che sono, un popolo in lotta per la libertà.
Per fortuna ci sono alcuni personaggi che si muovono senza voglia di protagonismo e senza ipocriti individualismi per dare una mano, ma anche loro lottano contro una situazione sempre controversa e in cui ultimamente si è imposto un protagonista non indifferente: gli Stati Uniti.
Il paese che non dà la cittadinanza nemmeno a pagarla oro (...o forse a pagarla si?) di colpo ha scoperto di avere un cuore... si, fatto di dollari però: ufficialmente le frontiere statunitensi sono aperte a tutti i Karen, nei campi profughi in territorio tailandese campeggiano poster con case all'americana, macchine all'americana... naturalmente tutto è possibile, ma pagando... cosi chi arriva negli USA, già indebitato per il biglietto aereo, si indebita anche per avere una casa, una macchina e cosi via nel vortice del consumismo... ma non finisce qui, perché il vero fine di questa immigrazione è un altro, perché indebitati da quando scendono la scaletta dell'aereo i Karen vengono costretti a lavorare come schiavi nelle fabbriche che li aspettano a braccia aperte per sfruttarli come nuova forza lavoro, a basso costo ovviamente... quanto sono buoni...
Naturalmente a nessuno è venuto in mente che in questo modo oltretutto si sta cercando di sradicare un popolo dalla sua terra, annacquandolo nel mondialismo globalizzato occidentale.
Non posso infine non scrivere che vedere quello che ho visto è stata un'esperienza particolare, e il mio pensiero non può certo fare a meno di notare quanto possiamo imparare da questo popolo che lotta unito per dare un futuro ai propri valori, alla propria terra, ai propri figli.
Davide Ciotola
Associazione Culturale Libertà e Azione
www.avamposto.org
(da noreporter.org)
Lasagne al pensionato

di Maurizio Blondet (da www.effedieffe.com)
«Cagliari: pensionato ruba per fame».
Il pacco di pasta che nasconde nei calzoni gli cade alla cassa e lui piange: «Non ce la faccio ad arrivare a fine mese».
D'accordo, la sapete già.
Se la ripeto è perché mi ha fatto tornare a mente un fatterello che ho appreso per caso, giorni fa. Una ditta, pagate le dovute tangenti, vende alle due Camere la confezione surgelata di lasagne da mettere al forno, per la mensa di deputati e dipendenti.
Fino a ieri, la confezione era da 250 grammi.
Il parlamento ora ha ordinato confezioni da 500.
Ciò perchè la confezione grande cuoce meglio, resta più sugosa, l'altra rischiava di restare asciutta e rinsecchita.
Naturalmente lorsignori non divorano quel mezzo chilo di roba; lo buttano, va sprecato.
Le notizia è vera, me l'ha riferita un fornitore della ditta.
L'appalto è per mille confezioni al giorno, mezza tonnellata.
Ora, ecco l'idea: perché Bertinotti e Marini non pensano a creare una mensa dei poveri?
I pensionati romani a 600 euro mensili dovrebbero mettersi in fila, verso le due, davanti a Senato e Camera: in attesa degli avanzi.
Le confezioni sono marchiate con il simbolo di stato, «Parlamento della Repubblica», sigillato all'origine.
Ma chi non mangia nell'ultima settimana prima della pensione non è schifiltoso: vanno benissimo le confezioni già aperte, già mangiate a metà da Mastella, Visco e Bertinotti e Fassino.
Sarebbe bello da vedere: una democrazia che sfama i poveri anziché derubarli, per una volta.
Non si pretende che lascino entrare i pensionati nella mensa dei dipendenti delle Camere, dove un secondo costa 1,88 e il contorno 0,50: no, quei prezzi servono a difendere dal costo della vita quei dipendenti pubblici il cui stipendio iniziale comincia da 7 mila euro mensili.
I pensionati a 600 euro, che nei negozi devono comprare un chilo di pane a 3,2, non hanno il problema del costo-vita.
Gli avanzi, bastano gli avanzi.
Li tutti in bella fila, dignitosi nei loro abiti lisi, a mangiare in piedi i resti buttati da Mastella, lì in piazza.
I turisti stranieri, edificati, scatterebbero foto digitali.
«Non hanno pane? Mangino le lasagne cominciate».
E' anche istruttivo ricalcolare mentalmente i prezzi in vecchie lire, si vede meglio come sia «forte» l'euro e come la sua «forza» ci difenda dall'inflazione.
Un chilo di pane a 3,2 euro a Roma e Milano, sarebbe 6.300 lire.
Quanto costava prima, con la lira?
Tremila?
Quattromila?
Non ricordo.
Ma ricordo che prima, un salario o una pensione da un milione e mezzo erano buoni, decenti.
Oggi, lo stesso identico salario e pensione da 750 euro non basta a vivere fino alla fine del mese. Uno stipendio da 3 milioni a Milano era quasi da ricco: 1.500 euro non sono la stessa cosa.
Proprio no.
E sono lo stipendio medio italiano (netto: gli altri 1.500 euro li prende Visco).
E sono otto milioni i pensionati a 750 euro o meno.
Quello di Cagliari, scoppiato in pianto, è stato aiutato dai presenti: hanno fatto una colletta, tanto che potrà mangiare per due giorni, in attesa dell'assegno INPS.
Non è un granchè, come colletta.
E' che anche i lavoratori non hanno da scialare.
«Il sovrabbondare dell'iniquità raffredderà la carità»: il tempo che ci era stato predetto sembra essere arrivato.
Ma c'è ancora qualcuno che può fare collette più grosse.
Un deputato da 15 mila euro mensili potrebbe destinarne mille per i pensionati.
Dovrebbe farcela anche con 14 mila, grazie alla mensa interna che difende dal caro-vita.
E al bar di Montecitorio: liquore estero 2 euro, panino con carne 1,5, coppa di Cartizze 1,50, sono prezzi da vecchia lira anni '60.
Si vedrebbe qui l'utilità di avere il parlamento più numeroso del mondo dopo la Cina.
Mille deputati, possono mettere insieme un milione di euro.
Bella cifra.
Basterebbe a dare 100 euro per riempire il vuoto fra il 20 del mese e la pensione INPS a diecimila pensionati.
Certo, una goccia nel mare degli 8 milioni.
Ma si potrebbe fare l'assegnazione a rotazione.
Oppure anche meglio, una lotteria: a sorte, un pensionato ogni 800 si vedrebbe arrivare, di tanto in tanto, cento euro.
Una manna: per pagare la bolletta della luce e del gas.
Tanto più che non sono mica solo i deputati: loro sono solo i più visibili e perciò i più criticati.
Ma ci sono i governatori di Regione, i loro portaborse, i consiglieri, i consulenti, gli assessori locali, i consiglieri d'amministrazione: quelli prendono anche più dei senatori, e non li vede nessuno. Forza, una bella colletta per la lotteria: la lotteria della miseria.
Naturalmente sogniamo ad occhi aperti, non c'è verso che facciano la colletta.
Qualcuno mi racconta la vicenda romana di «Anni Verdi», una delle più grosse aziende private ma convenzionate con la Regione Lazio per fornire servizi a disabili.
«Anni Verdi» si definiva «no profit»: un'inchiesta giudiziaria ha appurato che la no-profit presentava alle ASL fatture anche raddoppiate, che venivano pagate senza fiatare.
Con grossi profit.
Ma «Anni Verdi» è riuscita a fallire.
Storace alla Regione non ha fatto che presiedere al disastro ereditato da Badaloni (sinistra), magari mettendo ai posti che contano amici suoi; ora la giunta di sinistra ha peggiorato ancora la situazione.
Ha assegnato i beni immobili della «Anni Verdi» alla nuova «cooperativa sociale» rossa (ovviamente no-profit) succeduta nella convenzione: in comodato gratuito.
Sicchè i dipendenti della «Anni Verdi» non possono nemmeno recuperare gli stipendi arretrati e non pagati dai precedenti marpioni, come spetterebbe loro in quanto creditori privilegiati dell'ente fallito.
Sono cifre grosse per quei dipendenti: udite udite, anche 6 mila euro di arretrati, meno della metà di un mese da deputato.
Ma loro possono aspettare.
Così anche i disabili cacciati dagli istituti in convenzione, che tagliano i costi: spesso cinquantenni psichici rimandati in famiglia, ossia a casa di genitori ottantenni, pensionati, privi di ogni «ausilio sul territorio».
E' il sistema sanitario migliore del mondo, come dice l'ONU, come ripete Michael Moore e vantano i giornali di sinistra.
Ciò che Moore e l'ONU non sanno è quel che succede a un servizio sanitario «nazionale» quando viene gestito a livello «regionale», fuori dagli sguardi dell'opinione pubblica.
L'assessore alla Sanità di Storace - un tale Verzaschi, eletto con Forza Italia, il maggior colpevole della bancarotta sanitaria laziale - non ha potuto aspettare: è saltato vispo sul carro di Prodi, ed ora è sottosegretario alla Difesa col nuovo governo.
Non c'è più, come vedete, destra o sinistra da votare: i governi nuovi sono uguali ai governi vecchi, stesse persone.
Da Genova mi giungono altre informazioni.
Il comune di sinistra, come primo atto della giunta, ha organizzato una «notte bianca»: successone, 400 mila genovesi felici hanno affollato le strade e i vicoli con le botteghe aperte.
Come secondo atto di governo, il comune ha emesso dei BOC - titoli di debito comunali, ad interesse - per finanziare… la nettezza urbana.
E' come se un privato facesse debiti con la banca per pagarsi l'affitto.
Coprire una spesa corrente con un debito ad interesse è la strada più rapida per rovinarsi.
Ma lorsignori mica rovinano se stessi, rovinano noi contribuenti.
Tutte le regioni, tutti i comuni praticamente fanno così ormai: si indebitano con le banche private, magari estere, persino giapponesi.
E' la globalizzazione, ragazzi.
Così, quando i fornitori non pagati si lamentano dei ritardi, quelli dicono: prima, dobbiamo pagare gli interessi alle banche.
Ormai gli interlocutori, quelli a cui questi poteri devono rendere conto, non sono più i cittadini, gli amministrati, i fornitori: sono le banche.
Il cerchio è chiuso: la Casta parla alla Casta.
Il debito pubblico e il peso dei relativi interessi cresce.
Padoa Schioppa esige rigore, Visco dà la caccia gli evasori, Prodi vara finanziarie ogni tre mesi, la sinistra esige «la tassazione delle rendite» (suona bene, ma si tratta dei BOT e dei nostri conti correnti, queste sono le «rendite» raggiungibili da Visco), Bertinotti dimostra che sta tagliando i costi parlamentari, ha triplicato il prezzo del barbiere interno: da 5 euro per taglio, ora a 18.
Della sua villa non parla: il segreto di Stato meglio protetto.
Magari è per questo che il pane è rincarato a 3,2, e 8 milioni di pensionati non arrivano a fine mese senza rubare la pasta: prima, le banche.
L'usura e l'incompetenza delinquenziale si abbracciano e si adottano felici: l'assessore, intanto, prende 200 mila euro l'anno, quando non 500 mila come in Sicilia.
Si potrebbe credere che da un Paese così tutti vogliano andarsene.
Invece no, c'è chi vuole venirci, e ci arriva a frotte.
Gli zingari rumeni (scusate, «rom»), freschi cittadini d'Europa, arrivano qui in tal numero, che persino Amato (David), il presunto dottor Sottile, si allarma.
Ma come mai questi non restano nei Paesi che devono attraversare per venire qui?
Ecco la domanda: l'Austria Felix la attraversano come razzi.
E mica per andare in Francia o in Germania.
Vengono tutti in Italia.
Il motivo è evidente: sì, questo è l'inferno fiscale per i contribuenti, dove un giovane che apre un negozio deve pagare le tasse fin dal primo mese per un reddito ancora non avuto, e che forse non avrà.
E' un disastro per i pensionati, per i malati, per i disabili che non trovano servizi pubblici.
Ma per i malfattori, come per i nullafacenti, è un paradiso.
Qui, il servizio sanitario è preso d'assalto da clandestini che al loro Paese non hanno nulla di simile, è gratis, e non pagano le tasse.
Qui si può angariare la popolazione con la mendicità molesta, la prostituzione delle figlie minori ha grande mercato, si può derubare la gente, sgozzarla nelle ville, con 70 probabilità su cento di farla franca.
Qui i fogli di via non vengono eseguiti: la polizia è occupata a scortare Mastella.
Qui c'è la pietà della Caritas per loro (meno per i pensionati alla fame: poveri non-mediatici, silenziosi, che si vergognano di chiedere).
Qui ci sono Comuni che danno mutui agevolati ai clandestini, case popolari, agevolazioni negate ai cittadini perché bisogna tagliare la spesa pubblica, si sa.
Qui c'è la notevole giustizia penale, la migliore del mondo dal punto di vista dei rom.
Un esempio da Palermo: un tale che ha ucciso la moglie, ha avuto 16 anni.
Ma poi fra rito abbreviato, patteggiamento, indulto, attenuanti ed altri ammennicoli, l'uxoricida ha totalizzato, in carcere, giorni 3.
Diconsi tre: per il resto, è affidato «ai servizi sociali», ovviamente no-profit e convenzionati, ossia pagati da noi.
Che volete di più?
Nelle roulottes rumene s'è sparsa la voce: in Italia, in Italia!
Pensionati, affrettatevi a far la fila a Montecitorio: quando gli zingari se ne accorgeranno, vi cacceranno via a coltellate, e le lasagne avanzate se le mangeranno loro.
Ringraziate anche i vostri concittadini.
Anche quei 400 mila genovesi felici della notte bianca - tanti, mi dicono, hanno addirittura accorciato le ferie per esserci - quelli che votano Burlando perché Genova è di sinistra da sempre, e loro sono di sinistra, si sa, democratici, sociali.
Ringraziate i tifosi che di politica non si occupano, ma vanno a migliaia alle partite pagando caro (magari con la mannaia sotto il giubbotto, per divertirsi un po').
Ringraziate questa «maggioranza» di cazzoni votanti, non dimenticateli: sono loro su cui confida la Casta per restare dov'è.
I sondaggi dicono che dopo il Grillo-day, il favore dell'opinione pubblica verso Prodi è calato: al 42 %.
Capite?
Ancora il 42% è contento di Prodi, Visco e Mastella.
Sono quelli delle notti bianche, quelli degli stadi, «quelli che la politica è tutta sporca».
Maurizio Blondet
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Cialtroni

Mentre dicono di tifare per il ritrovamento di Maddie (possibilmente viva), i media fanno di tutto per aiutare i rapitori della bambina (sempre che ci siano) a farla franca , magari uccidendola e nascondendone il corpo. Questa volta, però, vanno fatti i complimenti agli investigatori che si occupano del caso e che hanno permesso che le ultime news dal Marocco raggiungessero le televisioni.
Ma si sa, lo spettacolo non solo "deve continuare", DEVE anche aumentare d'intensità emotiva. I teledipendenti di tutta Italia, già occupati a commentare ed emozionarsi per le ultime news ricevute, lo esigono!
Il portavoce della famiglia McCann, Clarence Mitchell, ha invitato alla "prudenza" a proposito della foto scattata in Marocco, che ritrae una bimba bionda molto somigliante a Maddie. La foto e' stata scattata tre settimane da una turista spagnola e ritrae un'anziana donna, mentre cammina su una polverosa strada nel nord del Paese, trasportando in spalla una bambina bionda. Ma il portavoce ha ricordato come, nel corso dei mesi dopo la sparizione di Maddie, 'falsi avvistamenti' siano stati fatti anche in Belgio e Malta; ma le piste si sono sempre rivelate false. (La Repubblica)
Toghe addio

Berlusconi si aggiustava i processi, Mastella se li evita.
CATANZARO - E' stata notificata al pm di Catanzaro Luigi De Magistris la richiesta di trasferimento cautelare d'ufficio avanzata nei suoi confronti dal ministro della Giustizia, Clemente Mastella. Analoga notifica è stata fatta nei confronti del procuratore della Repubblica, Mariano Lombardi, anche lui destinatario di una richiesta di trasferimento da parte del guardasigilli. Le richieste nei confronti di De Magistris e Lombardi sono state fatte nell'ambito del procedimento disciplinare avviato in relazione alle ipotizzate irregolarità nella gestione del procedimento "Toghe lucane" sul presunto comitato d'affari del quale in Basilicata avrebbero fatto parte magistrati, politici ed imprenditori. [...] (ansa)
OSA sotto attacco

CASAPOUND LATINA E' SOTTO SFRATTO
Ieri 19 Settembre 2007 è arrivata l'ordinanza di sgombero da effettuarsi entro 20-25 giorni. Abbiamo bisogno del tuo aiuto! Dobbiamo stampare tonnellate di manifesti,adesivi,volantini ecc ecc. per continuare la nostra battaglia.
Sostienici!
Numero postepay 4023600432255307 intestato a Luca Caporilli.
Diffondete il più possibile.
Grazie!

Alle ore 6.00 del giorno 25 giugno 2007
28 famiglie in emergenza abitativa, del circuito OSA (Occupazione a Scopo Abitativo),
hanno preso possesso della palazzina di via Valadier 37, zona Prati,
di proprietà della Siae e abbandonata e lasciata nel degrado da circa cinque anni…
E ALLE PAROLE ABBIAMO FATTO SEGUIRE I FATTI!
ACCADEMIA PUGILISTICA TRASTEVERE: una delle più antiche e storiche società pugilistiche romane, da anni senza una sede, ha trovato casa presso la struttura. Lo sport e le strutture sportive sono fondamentali per dare una guida ai nostri giovani, ormai abbandonati in mezzo alle strade.
PROTAGONISMOFEMMINILE: Associazione femminile nata tra le mamme e le figlie delle famiglie di CASA D’ITALIA PRATI impegnata in iniziative sociali, culturali ed artistiche.
LUDOTECA NONNA RACHELE: Servizio di ludoteca pomeridiana aperta a tutto il quartiere gestita dall’Associazione PROTAGONISMOFEMMINILE. Servizio gratuito per le ragazze madri ed a prezzi popolari per le donne-lavoratrici. I bambini vengono seguiti da personale autorizzato e specializzato.
PRODUZIONE AUTARCHICA: Struttura lavorativa, gestita sempre dall’associazione PROTAGONISMOFEMMINILE che si occupa di grafica, moda e vendita di materiale autoprodotto.
ASSOCIAZIONE UTOPIA: Ai genitori appartenenti all’associazione EX ANNI VERDI è stato assegnato uno spazio.
CINEFORUM ROMANO: A CASA D’ITALIA PRATI una volta alla settimana viene proiettato e commentato un film d’autore.
BIBLIOTECA SCRIPTA MANENT: Migliaia di testi scolastici a disposizione di tutto il quartiere.
MENSILE VALADIER 37: Bollettino degli occupanti di via Valadier. Ogni mese distribuito ed affisso nel quartiere e nella città.
LABORATORIO ARTISTICO V37: Laboratorio di pittura, scultura e sartoria gestito dall’associazione PROTAGONISMOFEMMINILE.
28 FAMIGLIE: CASA D’ITALIA PRATI ha dato casa a 28 famiglie, sfrattate, senza un tetto o a rischio sfratto. Non ci sono servizi in comune. Ogni famiglia ha il proprio bagno e la propria cucina. CASA D’ITALIA PRATI, rigettando una visione del mondo materialista e fatta di numeri, ha garantito ad ogni nucleo familiare il rispetto della dignità e dell’intimità. Ogni abitazione è stata divisa in questo modo: bagno, cucina, camera per i genitori, una camera ogni due figli e salotto.
Gli occupanti di via Valadier 37
E io voto

Dopo i brogli, le schede elettorali con le nostre preferenze le gettano nella spazzatura. Venghino signori, votino...
Casta suicida contromano

di Maurizio Blondet (da www.effedieffe.com)
Arriva il momento in cui il disprezzo per l'opinione pubblica, la sordità arrogante agli umori popolari propri dei parassiti privilegiati diventa follia suicida.
L'ultimo caso lo sapete già: Claudio Burlando, governatore della regione Liguria, guida contromano per quasi due chilometri in autostrada.
Quando finalmente la Polstrada lo ferma, estrae il tesserino di parlamentare: scaduto da due anni.
«Non avevo altri documenti», si giustifica.
Così non viene nemmeno multato.
Il fatto è avvenuto domenica, ma è trapelato solo venerdì, lo ha raccontato il Secolo XIX.
Che riceve migliaia di e-mail incazzatissime.
Lettura amaramente divertente: «Fosse successo a noi ci avrebbero ritirato subito la patente e magari anche sequestrato l'auto».
Anche peggio: tentato omicidio colposo, guida in stato confusionale sotto l'effetto di stupefacenti (evidente, non sanno come spendere l'emolumento), e guida senza patente…
«A me hanno tolto 5 punti perché parlavo al cellulare…Vaffanculo!».
«Ora finalmente abbiamo capito perchè tutti i politici hanno l'autista», scrive un altro.
«La 'Casta' colpisce ancora! Ecco cosa non vogliono più gli italiani! Vogliamo vivere in una democrazia reale non in una società feudale dove il signorotto di turno può fare e disfare a suo piacimento».
«E' un ex ministro dei trasporti, pretendete che conosca il codice?».
Ancora: «E' coerente, diamogli atto: guida l'auto come guida la nostra regione».
Ancora: «Burlando e Mastella, due facce stessa medaglia».
«Finiranno per farci credere che erano tutti gli altri a guidare contromano».
Quest'ultima merita il primo premio: dipinge la Casta e il suo concetto di «legalità» pro domo sua. Si fa le «leggi» in modo che ad essere contromano sia sempre il cittadino contribuente.
Ma da qualche giorno, il trucco è più difficile.
Ci si chiede: Burlando (DS, stato confusionale) ha mai sentito parlare di Beppe Grillo?
E dei milioni che gli danno ascolto?
E' stato informato del Vaffanc…-day?
In altre parole: non teme, non temono lorsignori, di essere linciati?
No.
Sono ciechi.
Leggono solo i giornali che pagano, e i giornalisti che hanno messo loro a quel posto lì.
Da cui si sentono difesi.
Vedi Mauro Mazza che a difesa del suo stipendio ha detto: Grillo evoca il terrorismo, finisce che qualcuno spara.
Strano: quando Cofferati (allora CGIL) additò in pubblico comizio, come nemico dei lavoratori, Marco Biagi - e le BR diligenti eseguirono - i giornalisti non dissero che il responsabile era in qualche modo Cofferati, che aveva evocato il terrorismo, che aveva indicato il bersaglio.
«Ci fu vietato di dirlo, adesso posso confessarvelo, dai direttori dei giornali».
No, non temono.
Non aprono mai internet, manco sanno navigare: lo fanno per loro, se mai, i portaborse.
Loro credono che la realtà sia quella che leggono sui loro giornali, da loro mantenuti.
Non hanno paura di essere linciati?
No, perché hanno le scorte.
Ma anche qui non dovrebbero essere tanto sicuri.
Come ho appreso, gli agenti di scorta ai politici hanno firmato in massa i disegni di legge popolari di Beppe Grillo.
E' un segnale.
Quegli agenti a 1.300 euro vedono come vivono «loro».
Ascoltano le loro telefonate dai cellulari sempre roventi.
Chissà quanti reati constatano da quelle telefonate.
Quante veline devono far passare in camera al signor ministro, deputato, senatore.
Quanti reati devono commettere essi stessi, sull'ordine del loro scortato con tesserino-immunità: come i finanzieri che il senatore Colombo ha mandato, umiliandoli, a comprare la sua cocaina.
Che dire se un giorno, come da codice, procedessero agli arresti?
Le scorte stesse?
No, non lo faranno mai.
E' «illegale».
Ma attenzione: nel caso di Burlando drogato e contromano già c'è chi chiede la punizione per gli agenti che l'hanno fermato ma non multato.
C'è chi invoca il loro licenziamento.
Come dice la mail: ci convinceranno che si guida a sinistra, che dunque siamo noi ad andare contromano da sempre.
Insomma, che sono gli agenti i colpevoli.
In fondo io lo spero.
Mi spiace per quegli agenti: ma la polizia asservita alla Casta per bisogno, finalmente, capirebbe che non ci si guadagna nulla a restare schiavi di tali parassiti.
Anzi che ci si perde.
Così, magari, un bel giorno sognato, ecco lo sciopero delle scorte: e lorsignori nudi, senza BMW corazzata, tra la gente.
Il re di Svezia va in tram, e non gli succede niente: siamo sicuri che non succederebbe niente a loro?
Un Mazza dirà che è un invito al linciaggio: accecato dallo stipendio e dal posto direzionale alla RAI lottizzata.
No, mi basterebbe che la gente dicesse a questi parassiti il fatto loro.
Gli facesse aprire gli occhi sulla realtà.
Altrimenti, guardate, non c'è speranza.
Perché la Casta è trasversale, irriformabile e ubiqua.
Berlusconi tutto giulivo dice che presto tornerà lui a governare.
Perché tutta quella allegria?
Se torna, la sua «maggioranza» si sfalderà alla prima seduta.
Anzi, è già sfaldata.
Il Cavaliere era sicuro di «mandare sotto» Prodi sulla RAI: non c'è riuscito perché Storace (Storace!) ha defezionato.
Il governo futuro sarebbe ogni giorno così.
Era tanto sicuro, il Cav, perché sta passando dalla sua parte Dini.
Dini, il banchiere miliardario che gli elettori di Forza Italia votarono nella grande entusiastica infornata del '92, e che poi - quando la Lega tradì - accettò di capeggiare un governo messo insieme in fretta da Oscar Luigi Scalfaro: un trucco di Oscar Luigi per non andare di nuovo alle elezioni (Dini era «di destra», del governo Berlusca), che configurò un colpo di stato sostenuto dai procuratori di Mani Pulite.
Da allora Dini è passato a «sinistra», sta sempre coi governi dell'Ulivo; ora ha il mal di pancia perché non vuol finire col suo partitino (ha un partitino: chi l'ha votato?) nel partitone democratico, e cerca altra casa.
L'ha trovata.
In un altro paese sarebbe ai domiciliari per golpe; ora, torna col Polo, di nuovo in corsa.
Berlusconi s'è comprato Mastella - cosa non difficile, solo molto costosa - e Mastella ha agito secondo contratto, facendo mancare «i suoi» a Prodi.
Atto inutile, perché Storace s'è invece squagliato (s'erano dimenticati di pagarlo?).
Ma insomma Mastella sta cambiando cavallo, e sarà premiato.
Porterà il suo 1,4% di voti clientelari dall'altra parte.
Il che significa: votare contro l'Ulivo non servirà a niente.
Perché se andrà su il Polo, avremo sempre Mastella ministro, molto più ministro di prima: non si contenterà della Giustizia, vorrà gli Interni.
Avremo di nuovo Dini.
In più avremo Storace, la Brambilla e una maggioranza che si sfalda con un grissino, come il famoso tonno.
Senza uno straccio di programma, senza la più vaga volontà di riforma.
Un amico agricoltore mi dice sospirando: d'accordo, ma la differenza è fra gente come Visco, che sta bruciando i campi con la benzina, e fannulloni inconcludenti che si limitano a lasciare i campi incolti.
Se devo scegliere, scelgo quelli che non fanno nulla, piuttosto che quelli che fanno danni.
Ha ragione, purtroppo.
Ma capite a quale tipo di scelta siamo ridotti, siamo di «destra» o di «sinistra».
Non a caso i giornali più avvelenati con Grillo sono quelli della «destra».
Temono che Grillo e i grillini gli rubino la partita.
E lo stipendio e i cachet RAI.
Come Giampiero Mughini che chiama Grillo e chi gli crede «imbecilli», «pezzi di m…», «tapini», e conclude: «Voglio scendere da questo Paese».
E scendi, chi ti tiene?
Ma non scenderà.
Non scenderà nessuno dalla greppia dei parassiti.
Sottovalutano l'umore.
Sono ciechi e arroganti.
Già Napolitano ha detto che certa informazione esagera e ciò è male: una bella lezione di giornalismo, da parte di uno che applaudì l'invasione sovietica dell'Ungheria nel '56.
Promette giri di vite dei giornalisti che criticano, che non adulano, che non applaudono come fece L'Unità i carri armati dell'URSS.
E' una lezione di libertà da KGB.
Ciampi ha fatto anche lui la sua lezioncina: non sia mai che perda le tre pensioni e gli emolumenti che sta cumulando.
L'ordine è stato dato: «normalizzare» i media non controllati, ossia internet.
Tornare alla «legalità»: da ora, la guida giusta è a sinistra, chi tiene la destra (non per metafora politica) si vedrà sequestrare l'auto e ritirare la patente.
A meno che non esibisca il tesserino; anche scaduto va bene.
Berlusconi ha detto che si farà un blog: troppo tardi, Cavaliere, lei copia.
Se lei si prende Mastella, lo sappia, non avrà il mio voto.
Ma Mastella ha un 1,4% sicuro: sono i suoi clientes, i beneficiati dalla sua corruzione.
E'ovvio che il Cav preferisca Mastella a me: un voto, di un nessuno.
Capite perché si sentono certi di durare a nostre spese?
Ed hanno pure ragione: la «sinistra» già si accaparra Grillo, avete visto Santoro: una trasmissione sulla folla di Bologna, senza citare il motivo primario dell'incazzatura popolare, l'iper-tassazione spoliatrice, per pagare gli Airbus di Stato di Mastella.
E' così che faranno i media pagati: addomesticheranno, cercheranno di addomesticare.
E ci riusciranno.
Ci divideranno di nuovo «destra» contro «sinistra».
Tutto tornerà come prima.
Ma per fortuna c'è Burlando che va contromano, sicuro che a lui la legge non farà nulla: può essere la goccia che fa traboccare il vaso.
E se non questa volta, la prossima: perché ne faranno ancora.
Quando una Casta arriva a questo livello di insensibilità e di disprezzo, vuol dire che si è avviata sulla strada dell'auto-distruzione.
«Non hanno pane? Mangino le brioches!».
Ma quanto ci vorrà per organizzare efficacemente la sua dismissione?
Quelli hanno in mano gli apparati e le clientele.
Fra cui 3,5 milioni di statali che ritengono utile al loro stipendietto assicurare gli stipendioni della Casta, che si sentono legati ad essa da un comune destino.
Sono una massa di voti sicuri: una decina di milioni, con le famiglie.
Per questo ho speranza solo nelle scorte.
Agenti, procedete agli arresti.
Avverrà, un giorno o l'altro?
Grideranno al golpe, allora: è questa paura di commettere «illegalità» che li (e ci) trattiene.
Ma va detto: la rabbia che cresce in Italia contro la Casta dei parassiti non è un fatto locale, passeggero.
Cresce anche negli Stati Uniti, contro Bush e tutti i candidati «democratici» troppo servili alle lobby.
Cresce in Cina, contro la nomenklatura capitalcomunista.
Cresce in Gran Bretagna, tempio del dogma capitalista che ci ha rovinato tutti.
Le Caste dovunque reprimono, arrestano, soffocano a fucilate, impiccano (in Cina) o con le pistole elettriche (USA), censurano internet, chiudono siti.
Ma, fatto notevole, la protesta non si lascia zittire, si collega su internet, si organizza persino tra i due angoli del pianeta…
Se la speranza non mi acceca, questo è il fenomeno politico nuovo dei nostri anni.
Dovunque si reclama una legalità senza virgolette.
Quella che sancisce: è Burlando ad andare contromano.
Maurizio Blondet
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E dopo? Dopo vogliono i complimenti, perchè chiedono di essere trattati come gli altri. Burlando si aspettava gli applausi per aver chiesto pene severe nei suoi confronti. Non si è reso conto che così facendo ha solo dimostrato che la legge, qualsiasi legge, funziona ad personam quando va a colpire gli interessi della Casta. Se per applicare una contravvenzione serve il consenso del sanzionato (se appartenente alla Casta) immaginiamoci per il resto. (immaginiamoci...come se non lo vedessimo tutti i giorni, a parte quelle poche cose che si leggono sui giornali, quello che fanno i politici. Come se non fossimo noi a permetterglielo, a legittimarli...con la nostra eccitazione quando li vediamo, con il nostro leccare, con il nostro accettare la loro arroganza e le loro ingiustizie...insomma, con il nostro accettare il Sistema ladrocratico.)
Per grazia ricevuta

Il giustificatore dei massacri operati dall'Unione Sovietica dice no alla grazia per Vallanzasca. Quest'ultimo ha 57 anni e si è fatto 37 anni di carcere (alcuni dei quali in isolamento) si è pentito ed è cambiato. Perchè Napolitano ha detto no? Vallanzasca non è brigatista: quelli stanno al Governo...liberi ed al Governo! Vallanzasca non è immigrato: quelli stanno liberi (recentemente sono stati concessi i domiciliari al nomade che ha ucciso 4 ragazzi, investendoli mentre guidava ubriaco. Il bello è che gli sono stati concessi dopo che è stato appurato che il nomade si era anche reso responsabile di una rapina a mano armata!). Insomma se non ti chiami Adriano Sofri e non sei un brigatista, se non sei immigrato o non vivi in una roulotte.....la grazia per te non esiste.
p.s.
sui brigatisti: ci sono quelli che hanno servito il Sistema e quelli che lo hanno combattuto veramente. Ad ogni modo riteniamo ridicolo ed ipocrita che i partiti che condannano a parole la lotta delle Br, poi si preoccupino di dare a quei brigatisti posti di potere nel Governo o al Parlamento.